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Darfur, la fame fuori controllo: bambini muoiono mentre la guerra blocca gli aiuti

Dopo la caduta di El-Fasher, la carestia minaccia di estendersi a Umm Baru e Kernoi. I dati ONU e UNICEF parlano di tassi record di malnutrizione infantile, accesso umanitario negato e scorte alimentari in esaurimento entro marzo

Darfur, la fame fuori controllo: bambini muoiono mentre la guerra blocca gli aiuti

Darfur, la fame fuori controllo: bambini muoiono mentre la guerra blocca gli aiuti

Il sacco di una famiglia pesa meno di un bambino. Dentro non ci sono cereali o legumi, ma umbaz, un panello di arachidi usato come mangime per il bestiame e diventato alimento quotidiano per migliaia di persone. A Tawila, nel Darfur settentrionale, donne e minori arrivano a gruppi dopo giorni di cammino, evitando droni e posti di blocco improvvisati. Molti chiedono nomi, ma non trovano più volti. La caduta di El-Fasher, avvenuta nell’ultima parte di ottobre 2025 dopo oltre 500 giorni di assedio, ha aperto una frattura che ora si estende oltre la città. Gli esperti incaricati dalle Nazioni Unite hanno avvertito che la carestia rischia di allargarsi a nuove aree del Darfur, in particolare verso Umm Baru e Kernoi, due distretti già indeboliti e ora investiti dall’arrivo di decine di migliaia di sfollati. Non si tratta di un allarme generico: nelle ultime settimane sono emersi dati su malnutrizione infantile e accesso umanitario che descrivono uno scenario peggiore di quanto finora stimato.

Le valutazioni più solide arrivano dalle indagini nutrizionali. A Umm Baru, uno studio condotto a dicembre 2025 su quasi 500 bambini tra 6 e 59 mesi ha rilevato un tasso di GAM (Global Acute Malnutrition – Malnutrizione Acuta Globale) del 53% e un tasso di SAM (Severe Acute Malnutrition – Malnutrizione Acuta Severa) del 18%. Si tratta di valori più che tripli rispetto alla soglia di emergenza fissata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) al 15% e tra i più alti mai registrati in un’indagine SMART (Standardized Monitoring and Assessment of Relief and Transitions) in un contesto di conflitto contemporaneo. I dati, raccolti dall’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), indicano che quando la SAM raggiunge questi livelli il tempo diventa il fattore decisivo tra sopravvivenza e mortalità.

A Kernoi, gli analisti stimano che circa il 32% dei bambini presenti segni di malnutrizione in tutte le sue forme. Il rischio è che anche qui gli indicatori superino a breve le soglie critiche per una classificazione di carestia secondo il sistema IPC (Integrated Food Security Phase Classification – Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare), se al crollo dell’accesso al cibo si sommerà un aumento della mortalità. Gli stessi esperti sottolineano però che la raccolta dei dati resta parziale a causa delle ostilità e che l’assenza di accesso impedisce una conferma formale della Famine – IPC Fase 5, senza rendere la situazione meno grave.

Questi numeri si inseriscono in un quadro già compromesso. A settembre 2025, l’IPC aveva classificato come Fase 5le città di El-Fasher nel Darfur Nord e Kadugli nel Kordofan Sud, parlando di “ragionevoli evidenze” di carestia. La stessa analisi aveva esteso la proiezione di rischio a 20 aree tra Darfur e Kordofan fino a gennaio 2026, indicando un ulteriore deterioramento atteso tra febbraio e maggio 2026. Nel momento di massimo stress stagionale, 21,2 milioni di persone, pari al 45% della popolazione sudanese, affrontavano livelli di insicurezza alimentare IPC 3 o superiori, con 375.000 persone già in Catastrofe (IPC 5) e 6,3 milioni in Emergenza (IPC 4).

La caduta di El-Fasher ha trasformato il Darfur nel principale epicentro della crisi alimentare del Sudan. Secondo l’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) e l’IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), tra la fine di ottobre e la metà di novembre 2025 sono fuggite dall’area tra 71.000 e 90.000 persone. Altre stime di ONG presenti sul terreno parlano di oltre 100.000 sfollati. Molte famiglie hanno raggiunto Tawila o Tina, al confine con il Ciad, ma decine di migliaia risultano non rintracciate, disperse lungo rotte insicure.

Secondo Mercy Corps, nei giorni successivi alla caduta della città oltre 70.000 civili tra i circa 250.000 rimasti intrappolati a El-Fasher hanno tentato la fuga. Solo tra 3.400 e 7.000 sono riusciti ad arrivare a Tawila, segno di percorsi spezzati da rastrellamenti, estorsioni e violenze sessuali. Le immagini satellitari dello Yale Humanitarian Research Lab e i briefing delle Nazioni Unite hanno documentato esecuzioni sommarie, attacchi a strutture sanitarie e il blocco sistematico degli aiuti umanitari da parte delle RSF (Rapid Support Forces – Forze di Supporto Rapido)nelle settimane successive all’ingresso in città. Il 3 novembre 2025, il Segretariato ONU ha denunciato civili impossibilitati a lasciare El-Fasher e aiuti bloccati in violazione del Diritto Umanitario Internazionale.

Questo shock ha prodotto un effetto a catena. Gli sfollati arrivati a Umm Baru e Kernoi hanno consumato in pochi giorni scorte già quasi inesistenti, fatto salire i prezzi dei cereali nei mercati residuali e saturato i pochi punti d’acqua disponibili. È in questo contesto che l’emergenza nutrizionale ha superato la soglia statistica e si è tradotta in un aumento della mortalità, difficile da misurare ma coerente con l’andamento epidemiologico. Morbillo, colera e malaria si sono diffusi in insediamenti privi di latrine e ambulatori.

Nel linguaggio dell’IPC, la carestia viene dichiarata quando si combinano consumi alimentari ampiamente inferiori al minimo vitale, tassi estremi di malnutrizione acuta e mortalità in eccesso oltre soglie definite. A El-Fasher e Kadugliqueste condizioni sono state ritenute soddisfatte già a settembre 2025. In aree come Umm Baru e Kernoi, i livelli di malnutrizione sono compatibili con una situazione di carestia, ma l’assenza di dati affidabili su consumi e decessi impedisce la certificazione formale. In contesti di conflitto attivo e accesso negato, la classificazione arriva spesso quando la crisi è già avanzata.

La caduta di El-Fasher ha rimosso l’ultimo snodo logistico rilevante nel Darfur Nord. Le RSF hanno concentrato uomini e mezzi lungo le rotte verso ovest, mentre i convogli umanitari sono rimasti rari, scortati e spesso deviati. A Tawila, il NRC (Norwegian Refugee Council – Consiglio Norvegese per i Rifugiati) ha stimato l’arrivo di centinaia di migliaia di persone in poche settimane. Tra novembre 2025 e l’inizio di dicembre, le ONG hanno segnalato campi informali cresciuti senza controllo e tassi di malnutrizione infantile all’arrivo superiori al 70% in campioni clinici iniziali.

In parallelo, il WFP (World Food Programme – Programma Alimentare Mondiale) ha avvertito che, senza nuovi finanziamenti, le scorte alimentari in Sudan potrebbero esaurirsi entro la fine di marzo 2026, costringendo a ulteriori tagli di razioni già ridotte al minimo. L’aumento della domanda, legato allo sfollamento e all’emergenza nutrizionale, si è scontrato con una diminuzione dell’offerta dovuta a mancanza di fondi e accessi limitati.

Già a settembre 2025, l’UNICEF aveva definito El-Fasher un epicentro della sofferenza infantile, con 260.000 civili, tra cui 130.000 bambini, intrappolati tra assedio, fame e malattie. L’assalto e la presa della città hanno aggravato la situazione: ospedali colpiti, reparti maternità evacuati, forniture terapeutiche distrutte o saccheggiate. Nei mesi successivi, l’impatto si è spostato verso gli ambulatori di Umm Baru, dove le strutture nutrizionali non riescono più a rispondere alla domanda.

L’indagine di dicembre 2025 a Umm Baru ha confermato ciò che i medici osservavano da settimane: oltre la metà dei bambini sotto i cinque anni è acutamente malnutrita. Proiettato su una popolazione più ampia, questo dato implica migliaia di decessi evitabili nel giro di poche settimane senza un afflusso di RUTF (Ready-to-Use Therapeutic Food – Alimenti Terapeutici Pronti all’Uso), antibiotici, vaccini e acqua potabile.

Le stime sullo sfollamento restano incerte. Il 10 novembre 2025, l’OCHA parlava di 89.000 persone fuggite da El-Fasher e dalle aree circostanti. L’IOM ne contava 71.000 al 3 novembre, mentre comunicati successivi delle ONGhanno indicato cifre superiori alle 100.000 unità, con decine di migliaia di persone non localizzate. Per Umm Baru e Kernoi, il dato centrale non è il numero assoluto ma l’impatto: comunità con magazzini vuoti, mercati disfunzionali e assistenza sanitaria minima si sono trovate a sostenere ondate di arrivi senza un corrispondente incremento degli aiuti.

Le Nazioni Unite hanno denunciato ripetutamente gli ostacoli all’accesso umanitario lungo le rotte verso ovest: strade minate, posti di blocco non autorizzati, tassazioni arbitrarie e saccheggi. Senza accesso regolare e sicuro, gli standard minimi di nutrizione, acqua e salute restano irraggiungibili. In questo contesto, la sanità ha continuato a collassare. L’UNFPA (United Nations Population Fund – Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) ha documentato la chiusura della maternità rimasta operativa a El-Fasher e il trasferimento urgente di forniture sanitarie verso Tawila e Al-Dabbah per assistere 6.200 donne in gravidanza e sopravvissute a violenze sessuali.

Umm Baru e Kernoi rappresentano nodi critici. Umm Baru è un distretto remoto e arido, con villaggi dispersi e una copertura sanitaria minima. La scarsità d’acqua e la distanza dai pozzi aumentano il rischio di malattie diarroiche, particolarmente letali nei casi di SAM. Il 53% di GAM registrato qui indica un rischio elevato di mortalità infantile. Kernoi, corridoio verso il Ciad, risente di ogni interruzione delle rotte occidentali. I dati disponibili parlano di una malnutrizione attorno al 32%, ma la pressione demografica e il collasso dei mercati suggeriscono un peggioramento imminente.

Sul piano operativo, il 15 gennaio 2026 il WFP ha ribadito che senza nuovi fondi le scorte alimentari si esauriranno entro marzo 2026. L’annuncio di un fondo umanitario da 700 milioni di dollari, con 500 milioni promessi dagli Emirati Arabi Uniti e 200 milioni dagli Stati Uniti, rappresenta un segnale, ma non risolve il problema centrale: senza corridoi sicuri e accesso continuativo, le risorse non arrivano alle persone.

Nel campo di Um Yanqur, alla periferia di Tawila, gli operatori sanitari raccontano che molti bambini arrivano con il braccialetto MUAC (Mid-Upper Arm Circumference – Circonferenza del Braccio) che non resta fermo perché troppo largo. In quei distretti del Darfur, la fame non è un concetto astratto. È una misura che segnala il superamento di una soglia critica. A Umm Baru e Kernoi, quella soglia è già stata superata.


Fonti utilizzate
Nazioni Unite (ONU)
OCHA – Office for the Coordination of Humanitarian Affairs
UNICEF – United Nations Children’s Fund
WFP – World Food Programme
UNFPA – United Nations Population Fund
IOM – International Organization for Migration
IPC – Integrated Food Security Phase Classification
OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità
Mercy Corps
Norwegian Refugee Council (NRC)
Yale Humanitarian Research Lab

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