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Insuperabili, a Ivrea si rialza una serranda che vale più di mille parole

Inaugurata in piazza Freguglia 11 la nuova sede dell’associazione che usa il calcio come strumento di inclusione. Un negozio, posti di lavoro per persone con disabilità e una promessa mantenuta dopo sei anni

Insuperabili, a Ivrea si rialza una serranda che vale più di mille parole

Insuperabili, a Ivrea si rialza una serranda che vale più di mille parole

Non è solo l’inaugurazione di uno spazio. È una storia che ricomincia, una serranda che si rialza dopo sei anni, una promessa mantenuta fino in fondo. Insuperabili apre ufficialmente le porte della sua nuova sede a Ivrea, in piazza Freguglia 11, e lo fa con una mattinata carica di volti, strette di mano, emozioni vere e quella sensazione rara che si prova quando le parole, finalmente, trovano gambe per camminare.

«Oggi non abbiamo solo aperto una porta. Abbiamo ricominciato», raccontano dagli Insuperabili. Una frase che non suona come uno slogan buono per i social, ma come una dichiarazione d’intenti. Perché dietro quello spazio appena inaugurato c’è un lavoro lungo, silenzioso, fatto di ostinazione positiva, di fatica quotidiana e di persone che hanno creduto fino in fondo in un’idea di inclusione che non resta sulla carta, ma prende forma nei luoghi, nel lavoro, nelle relazioni.

Un ringraziamento sentito va a Sergio e Valeria, referenti della sede Insuperabili di Ivrea, e a tutto il team che ha lavorato con impegno e passione per rendere possibile questo nuovo inizio. In piazza Freguglia, accanto a loro, anche il sindaco Matteo Chiantore, presente all’inaugurazione come segno concreto di attenzione e supporto da parte dell’amministrazione comunale a una realtà che non chiede passerelle, ma strumenti per costruire inclusione vera.

Insuperabili non è una sigla qualunque. È una realtà ormai conosciuta a livello nazionale, nata a Torino nel 2012 e cresciuta anno dopo anno fino a contare oggi decine di sedi in tutta Italia e centinaia di atleti coinvolti. Un progetto che ha saputo farsi riconoscere anche grazie al sostegno di testimonial come Giorgio Chiellini, ma soprattutto grazie a un metodo chiaro: usare il calcio come strumento di socializzazione, crescita e inclusione. Le Scuole Calcio Insuperabili sono rivolte a persone con disabilità cognitive, relazionali, affettivo-emotive, comportamentali, fisiche, motorie e sensoriali. Qui il pallone non è mai il fine, ma il mezzo. Serve a stare insieme, a migliorare la salute psicofisica, ad aumentare la fiducia in sé stessi, a dare valore al gruppo e al singolo atleta.

«A cosa serve la molecola dell’inclusione? A generare energia, speranza e cambiamento», scrivono ancora dagli Insuperabili. Ed è proprio questa molecola invisibile che spiega perché uno shop chiuso da sei anni oggi torni a vivere.

Nel 2020 il saluto a Torino, oggi l’abbraccio a Ivrea. Una nuova città, un nuovo percorso, una nuova serranda che si rialza. Insieme, parola che qui non è un riempitivo ma una pratica quotidiana.

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Dal canto suo, l’amministrazione comunale rivendica un impegno concreto sul tema dell’accessibilità. In occasione dell’arrivo degli Insuperabili in piazza Freguglia, il Comune si è attivato per rendere la nuova sede accessibile a tutti, realizzando una rampa a norma di legge. Interventi che si sono integrati con lavori di abbellimento ed eliminazione delle barriere architettoniche anche in piazza del Rondolino, dove oggi, sul lato nord-est, è presente un ampio marciapiede pedonale percorribile comodamente anche in carrozzina. Piccoli segni, certo, ma necessari se si vuole parlare seriamente di città inclusiva.

La nuova sede di Insuperabili non sarà soltanto un punto di riferimento associativo. Sarà anche un negozio vero e proprio: al suo interno lavoreranno persone con disabilità, impegnate nella vendita di maglie, abbigliamento, accessori e merchandising ufficiale. Un luogo che parla di lavoro, dignità, autonomia e futuro, dimostrando che l’inclusione non è assistenzialismo, ma opportunità concreta.

Insomma, a Ivrea non si è semplicemente inaugurato uno spazio. Si è scelto di scommettere su un’idea di inclusione che passa dalle cose pratiche: una rampa, un marciapiede, un posto di lavoro, una squadra che cresce insieme. Una porta aperta che racconta una promessa mantenuta. E che, questa volta, difficilmente qualcuno avrà voglia di richiudere.

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