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Settimo città sporca fino al 2029. La scelta politica della giunta guidata da Elena Piastra

Tre mesi dopo la prima interpellanza nulla è cambiato: rifiuti ancora nelle stesse aiuole, rotatorie abbandonate e periferie dimenticate. In Consiglio comunale l’assessore ammette il problema, ma rimanda tutto al rinnovo del contratto nel 2029

Settimo città sporca fino al 2029. La scelta politica della giunta guidata da Elena Piastra

Armando Cirillo e Francesco D'Ambrosio

Il Consiglio comunale del 29 gennaio ha certificato – se ancora ce ne fosse stato bisogno – che Settimo Torinese è una città sporca e che, sul fronte della pulizia, non è cambiato nulla. Né nei fatti, né nell’approccio. E soprattutto non è stato fatto nulla negli ultimi tre mesi.

A ricordarlo in aula è stato il consigliere comunale dei Fratelli d'Italia Francesco D’Ambrosio. Ha riportato la discussione esattamente dove l’aveva lasciata lo scorso ottobre: tra rifiuti mai rimossi, aiuole abbandonate e arterie principali trasformate in discariche permanenti. «Qui nessuno può dire che D’Ambrosio è pazzo…», ha stigmatizzato, aprendo un intervento che non ha avuto nulla di ideologico e molto di concreto.

Perché D’Ambrosio non ha parlato per sensazioni. Ha parlato con immagini, luoghi e tempi.

«Ci sono gli stessi rifiuti nello stesso punto di tre mesi fa», ha denunciato. Ed è proprio questo il nodo politico: non l’esistenza del degrado, ma la sua persistenza. Dopo novanta giorni, «non negli angoli nascosti», ma in corso Piemonte, una strada che attraversano tutti, ogni giorno.

Le fotografie allegate all’interpellanza sono state scattate in mezza giornata.
«Se volete, ci metto due settimane e raccolgo ancora più materiale», ha aggiunto, smontando preventivamente qualsiasi tentativo di minimizzazione. Non una mappa del degrado cercata col lanternino, ma rifiuti lungo le rotatorie, nelle aiuole, davanti ai supermercati, nelle aree di ingresso alla città. Luoghi visibili, simbolici, quotidiani.

Il messaggio che passa, secondo D’Ambrosio, è devastante«Prendiamo le rotonde date in concessione. Sembra che il Comune se ne sia lavato le mani. Ma alle aziende che si fanno pubblicità su quegli spazi, qualcuno ha chiesto conto? Qualcuno le ha sollecitate?».

Domande rimaste sospese.

Poi l’affondo sull’area accanto all’uscita dei mezzi della Croce Rossa. «È un immondezzaio», ha detto senza mezzi termini. «Il Comune dovrebbe vergognarsi di queste immagini». Anche lì, «ci sono le stesse birre di tre mesi fa. C’è un portabibite abbandonato che ogni tanto saluto, talmente mi ci sono abituato». E la stoccata finale: «Non rigiratemi la frittata con i cittadini maleducati. Se non si pulisce per sei mesi, i cittadini non c’entrano nulla».

Il problema, ha ribadito, è la tempistica, non la maleducazione. Impietosa la fotografia davanti all’Outlet, lungo corso Piemonte fino al ponte dell’autostrada: da un lato aree private curate alla “svizzera”, dall’altro strade comunali lasciate a sé stesse. «Questa è la rappresentazione di come dovrebbe essere la città e di come non è».

E la soluzione, ha insistito, non è fantascienza: «Corso Piemonte, da via Tenivella al ponte, in due ore si pulisce. Bastano tre persone».

A rispondere è stato l’assessore Armando Cirillo, che non ha contestato le fotografie e ha ammesso che il problema esiste. Ha parlato di un vulnus nella pulizia delle aree perimetrali e di incontri avviati con Seta e Bacino 16 per migliorare il servizio all’interno del contratto in vigore. Ha chiarito che corso Piemonte e la pista ciclabile verso Torino non sono eccezioni, ma rientrano tra le strade escluse dai percorsi standardizzati.

L’assessore ha spiegato che l’Amministrazione ha provato a intervenire con rimozioni forzate, spazzamento manuale e interventi specifici, ammettendo però che ogni azione extra viene fatturata.

E il punto politico, quello vero, è arrivato alla fine: «Quando rinnoveremo il contratto di servizio nel 2029, rimoduleremo il servizio della città».

Tradotto: fino ad allora si continuerà a tamponare.

Una risposta che a Francesco D’Ambrosio non è piaciuta per niente.
«La mia richiesta era diversa», ha replicato. «Non parlatemi di affidamenti a Seta, ma di gestione diretta. Basta una persona. Non volete assumere dipendenti comunali? Prendete qualcuno in difficoltà o con il servizio civile. A voi viene in mente solo Seta». E poi la domanda delle domande: «Ma chi l’ha firmato quel contratto?». «A pulire le aiuole non ci va nulla. Serve solo la volontà di farlo…».

Insomma: «Il problema c’è, non è risolto e non si risolverà prima del 2029».
Una scelta politica.

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