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Pont Canavese e la Memoria: studenti e famiglie raccontano i deportati

I ragazzi delle scuole hanno letto brani del "Diario di Anna Frank" e poesie sulla guerra

Pont Canavese e la Memoria: studenti e famiglie raccontano i deportati

Pont Canavese e la Memoria: studenti e famiglie raccontano i deportati

Pont Canavese ha celebrato il Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio, con un incontro che ha visto protagonisti insieme gli studenti ed i discendenti dei deportati pontesi: i primi con letture e canti, i secondi con il racconto di ciò che accadde ai propri cari catturati e rinchiusi nei lager nazisti. Sono stati, questi, degli interventi molto coinvolgenti perché ascoltando le loro testimonianze sembrava quasi di avere davanti agli occhi non qualcuno che raccontava le esperienze altrui ma direttamente coloro che le avevano vissute: i familiari di quanti hanno trascorso un anno, un anno e mezzo nell’inferno dei campi portano il fardello di quei ricordi in un modo diverso e molto più intenso di quanto non avvenga di solito per le vicende accadute ai propri parenti. Eppure in molti casi ne hanno sentito parlare solo da adulti perché gli ex-deportati tendevano  a non rievocarle, tanto gravoso era il peso di ciò che avevano visto e vissuto. Era più facile che riportassero episodi singoli, quelli meno terribili, meno devastanti, che lasciavano intravedere qualche barlume di umanità da parte dei carcerieri.

Furono 87 i deportati pontesi e, come ha ricordato nella sua introduzione il presidente della sezione locale dell’ANPI Marino Tarizzo “nessuno per motivi razziali ma per i soliti motivi della sopraffazione dell’uomo sull’uomo: trovare schiavi da far lavorare al posto loro”. Alcuni erano militari che non fecero in tempo a mettersi in salvo dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943; altri erano ragazzi, catturati in paese con l’inganno o per la complicità di delatori. Qualcuno riuscì a sopravvivere grazie a circostanze fortuite o perché possedeva abilità particolari o particolare astuzia; altri non ressero alle inumane condizioni di vita e di lavoro. Fra i deportati ci fu anche una ragazza, Natalina Monteu Saulat, che subì torture inenarrabili: tornò a casa ma non sopravvisse. Dall’anno scorso la ricorda una Piastrella d’Inciampo, collocata nel Giorno della Memoria all’imbocco del viale cittadino.

Alcuni scatti dell'incontro a Pont Canavese

Sul palco si sono succedute persone abituate a parlare in pubblico ed altre che lo facevano per la prima volta e che hanno confessato la propria timidezza ma i racconti che ne sono scaturiti sono stati tutti avvincenti nella loro drammaticità.

Particolarmente interessante per il legame con l’attualità è stato il primo, quello di Silvia Aimone, la più giovane tra i relatori: lavora con i bambini ed ha modo di sperimentare direttamente l’impatto su di loro delle guerre contemporanee. A volte basta lo squillo di un telefonino per suscitare il panico in chi si è abituato a collegare quel suono allo scattare di un allarme aereo.

Anche Tarizzo ha collegato passato e presente, il genocidio di cui gli ebrei furono vittima e quello che lo Stato di Israele sta perpetrando nei confronti della popolazione palestinese così come le stragi in Ucraina, nello Yemen, nel Sudan, nel Myanmar, nel Kurdistan. Ha anche ricordato che il Giorno della Memoria è dedicato a tutte le vittime della Shoa, dei quali cinque o sei milioni furono ebrei mentre circa dieci milioni appartenevano ad altre etnie o a soggetti perseguitati perché socialmente fragili. Ha anche citato la Giornata del Ricordo dedicata alle vittime delle foibe istriane che ”rientrano nel compianto per tutte le vittime, fosse anche una sola” ma che furono anche la conseguenza delle persecuzioni messe in atto durante l’occupazione fascista nei confronti della popolazione slava.  

Ad intervallare le testimonianze dei parenti dei deportati, guidati dai loro insegnanti ed accompagnati al piano dalla musicista Bruna Querio, sono stati i bambini  e ragazzi delle scuole pontesi. Gli alunni di quinta elementare hanno recitato brani tratti dal Diario di Anna Frank, scritti su foglietti a forma di farfalla che poi hanno fatto ondeggiare mentre cantavano il ritornello “Non dimenticare, lasciaci volare, noi siamo di fumo, noi figli del vento”. Al termine della mattinata si sono invece esibiti gli allievi delle Medie, recitando le poesie più note di Ungaretti e Quasimodo sulla tragedia della Seconda Guerra Mondiale e dell’Occupazione Nazista (“Non gridate più”, “Alle fronde dei salici”) seguite dall’”Inno all’Amore” di Gibran e dai versi di Edith Bruck, poetessa e scrittrice ex-deportata. I ragazzi hanno letto i nomi dei deportati pontesi, per poi consegnare una pergamena all’ANPI in ricordo dell’evento, che la sezione pontese aveva organizzato insieme all’amministrazione  comunale rappresentata dagli assessori Enrica Valle e Renzo Boetto.

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