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Torino sotto pressione: perquisizioni agli antagonisti mentre la città va verso il corteo per Askatasuna

Indagini, occupazioni e tre manifestazioni annunciate riaccendono lo scontro

Askatasuna, la sfida allo Stato passa da Torino: perquisizioni e cortei alla vigilia della mobilitazione

Askatasuna, la sfida allo Stato passa da Torino: perquisizioni e cortei alla vigilia della mobilitazione (foto di repertorio)

Perquisizioni, sequestri e nuove indagini accendono nuovamente il fronte antagonista a Torino, a pochi giorni dalla mobilitazione nazionale indetta contro lo sgombero di Askatasuna. Questa mattina la Digos ha eseguito perquisizioni nei confronti di due militanti autonomi, indagati per resistenza aggravata e lesioni. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati alcuni capi di abbigliamento scuro, ritenuti dagli investigatori compatibili con quelli utilizzati durante manifestazioni segnate da episodi di violenza.

I fatti contestati risalgono al 20 dicembre, quando, nel corso di un corteo contro lo sgombero del centro sociale, scoppiarono violenti disordini davanti allo stabile di corso Regina Margherita 47, sgomberato due giorni prima dopo trent’anni di occupazione. In quella circostanza il bilancio fu di dodici agenti feriti. Secondo l’accusa, i due antagonisti, completamente travisati, avrebbero esploso razzi contro gli schieramenti delle forze dell’ordine, utilizzando un tubo artigianale.

Dal punto di vista di Askatasuna, quanto avvenuto rappresenta l’ennesimo episodio di repressione. Gli autonomi parlano apertamente di «atto repressivo» e sostengono che, dallo sgombero in poi, «ogni settimana si susseguono operazioni di polizia ai danni del movimento», con l’obiettivo di «criminalizzare la mobilitazione per la Palestina e contro il governo» e di «intimidire in vista del corteo nazionale del 31 gennaio».

Nel frattempo la tensione si è spostata anche all’interno dell’Università. Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, occupato dalla sera precedente, è diventato il quartier generale degli organizzatori della manifestazione. Sulla vicenda è intervenuta la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che in una telefonata alla rettrice dell’Ateneo Cristina Prandi ha definito l’occupazione «un atto di forza che compromette la missione fondamentale dell’Università: garantire l’insegnamento e il diritto allo studio». La ministra ha aggiunto: «L’Università non è un centro sociale, ma uno spazio di libertà, oggi negata da azioni che impediscono a studenti e docenti di svolgere le proprie attività».

ANNA MARIA BERNINI

Proprio davanti a Palazzo Nuovo, nel corso di una conferenza stampa, gli autonomi hanno respinto l’invito della Prefettura a organizzare un unico corteo per sabato. Hanno confermato che le manifestazioni saranno tre, con partenze distinte da Porta Nuova, Porta Susa e dallo stesso Palazzo Nuovo. L’unica modifica riguarda la piazza di convergenza finale: non sarà piazza Castello, ma piazza Vittorio Veneto.

Da lì la manifestazione proseguirà in un unico serpentone diretto nuovamente verso la zona di corso Regina Margherita, nei pressi dell’ex sede di Askatasuna, teatro degli scontri dello scorso dicembre. Un percorso che riporta simbolicamente la protesta nel luogo dove la tensione è esplosa e che lascia presagire un fine settimana ad alta attenzione per l’ordine pubblico in città.

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