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Vesta 2.0: Marrone cambia le regole, ma il click resta

Dopo il caos del 2025, il buono per l’infanzia torna con 20 milioni di euro, soglia Isee fino a 40mila e un click day “allungato”. Ma la lotteria del welfare continua a dividere politica e famiglie

Vesta 2.0: Marrone cambia le regole, ma il click resta

Maurizio Marrone

La Regione Piemonte rilancia il Voucher Vesta e prova a riscrivere una storia che, lo scorso anno, aveva assunto i contorni di una tragicommedia digitale. Ventimila famiglie potenzialmente beneficiarie, 20 milioni di euro stanziati, soglia Isee innalzata fino a 40mila euro e un nuovo click day previsto per la primavera del 2026. Questa volta, assicurano dalla Giunta, con regole diverse, più tempo a disposizione e una maggiore attenzione al famigerato ceto medio, quello che non è mai abbastanza povero per i contributi ma sempre abbastanza ricco per pagare tutto.

Il Voucher Vesta è il buono regionale pensato per sostenere le famiglie nelle spese di accesso ai servizi per l’infanzia: rette dei nidi, pre e post scuola, centri estivi, baby-sitting, ma anche corsi di musica, danza, ginnastica, nuoto e psicomotricità. L’importo varia tra gli 800 e i 1.200 euro a figlio ed è destinato ai nuclei con bambini tra 0 e 6 anni. Le spese vengono rimborsate direttamente sul conto corrente, dopo il caricamento delle fatture sulla piattaforma regionale tramite Spid, in un’unica richiesta.

Nel primo anno di applicazione, Vesta aveva messo in campo 10 milioni di euro per 10mila famiglie piemontesi. Un risultato che la Regione rivendica come positivo, soprattutto per aver intercettato anche quella fascia di popolazione che, troppo spesso, resta ai margini delle politiche per la natalità. La procedura, sottolineano da Palazzo, aveva consentito l’utilizzo dei voucher già da novembre 2025 e l’avvio dei rimborsi a partire da marzo di quest’anno.

Peccato che, prima ancora di produrre effetti concreti, il Voucher Vesta fosse diventato famoso per tutt’altro. Nell’autunno scorso, infatti, la misura si era trasformata in un test di resistenza collettivo. Alla mezzanotte del 20 settembre, mentre il Piemonte dormiva, circa 50mila famiglie erano invece sveglie, collegate, pronte a partecipare a quello che assomigliava più a una competizione di e-sport che a una politica di welfare. Dita sospese sul mouse, connessioni controllate, ansia da prestazione digitale: perché in quella notte non vinceva chi aveva più bisogno, ma chi cliccava prima.

Il risultato è stato rapido e impietoso. In poco più di mezz’ora i 10mila voucher disponibili sono andati esauriti insieme ai 10 milioni di euro stanziati. Sipario. Per tutti gli altri, una lunga lista d’attesa e la sensazione di aver perso non un contributo pubblico, ma una riffa. A fare la differenza non era l’Isee, non era il numero di figli, non era la situazione economica: era la velocità della fibra, la stabilità della linea e una discreta dose di fortuna.

Come ogni evento caotico che si rispetti, non sono mancati i colpi di scena. Un bug informatico ha consentito ad alcuni utenti di accedere prima degli altri, salvo poi rispedirli in lista d’attesa, trasformando i presunti vincitori in beffati d’eccezione. Un pasticcio nel pasticcio, che ha alimentato ulteriormente la frustrazione di migliaia di famiglie convinte di aver fatto tutto correttamente, ma nel momento sbagliato. Il paradosso era servito: chi era entrato per primo si è ritrovato penalizzato, chi era arrivato un attimo dopo escluso, chi aveva una connessione più lenta semplicemente tagliato fuori.

La rabbia si è riversata sui social, poi in Consiglio regionale, dove il click day è diventato il simbolo di una misura percepita come una “lotteria sulla pelle delle famiglie”. Non sono mancate le critiche da parte di esperti di politiche sociali, che hanno messo in discussione un modello di erogazione dei fondi pubblici basato sull’ordine di arrivo e non sui bisogni reali. Anche il tema del digital divide è finito sotto i riflettori: famiglie escluse non perché prive dei requisiti, ma perché penalizzate dalla tecnologia o dall’impossibilità di collegarsi a mezzanotte.

È da quel caos che nasce la nuova versione del Voucher Vesta. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Politiche sociali e alla Famiglia Maurizio Marrone rivendicano comunque la scelta dello strumento, definendolo una svolta. «Con Vesta la Regione Piemonte ha aperto una strada nuova nelle politiche per le famiglie. Per la prima volta un voucher diretto, semplice e a burocrazia zero, capace di arrivare davvero alle famiglie con bambini e di sostenere concretamente le spese di accesso ai servizi per l’infanzia», dichiarano. E insistono: «Quando la politica sceglie la semplicità e la concretezza, le famiglie rispondono. Abbiamo rotto il muro dei vecchi modelli, lenti e farraginosi».

La novità del 2026 sta tutta nella correzione del meccanismo. Il click day resta, rivendicato come scelta politica precisa, ma cambia forma: la piattaforma resterà aperta per dodici ore e gli accessi saranno suddivisi per fasce di reddito, così da garantire una distribuzione più equilibrata dei 20mila voucher disponibili. La soglia Isee sale a 40mila euro e le famiglie che hanno già beneficiato del voucher nell’ultima edizione non potranno partecipare. Grazie anche al lavoro svolto a Bruxelles, spiegano dalla Regione, le risorse sono state raddoppiate, ponendo le basi per un ulteriore ampliamento della misura che potrebbe arrivare a sostenere complessivamente fino a 30mila famiglie.

Ma le polemiche non si placano. Le opposizioni in Consiglio regionale continuano a contestare il metodo. Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle parla di «una vergogna» e di fondi pubblici erogati «a colpi di fortuna». Da Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro accusano l’assessore Marrone di riproporre «mancette una tantum» affidate a un click day, invece di investimenti strutturali e universali. Gianna Pentenero del Partito Democratico definisce Vesta un progetto «strampalato», soprattutto alla luce di un bilancio regionale che, a suo dire, non troverebbe risorse per politiche più solide a sostegno delle famiglie e del diritto allo studio.

Sarah Disabato

Il nuovo Voucher Vesta, dunque, si muove su un crinale sottile. Da una parte la volontà della Regione di semplificare e rendere immediato un sostegno economico concreto. Dall’altra una modalità che continua a dividere, tra chi la considera pragmatica e chi la vede come l’ennesimo bonus affidato alla sorte. La prova del nove, ancora una volta, sarà il click day di primavera. Dodici ore, tre fasce Isee e venti milioni di euro: abbastanza, forse, per evitare un nuovo assalto notturno. Ma non abbastanza, almeno per ora, per spegnere del tutto il dibattito su cosa debba essere, davvero, una politica di welfare.

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