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30 Gennaio 2026 - 08:15
Usa-Somalia, aiuti ripristinati: dentro la crisi che ha congelato per tre settimane il cibo
La scena, in apparenza, è ordinaria: un portellone che si riapre all’interno del porto di Mogadiscio, i muletti che tornano in funzione, le palette di miscele nutrienti destinate a bambini malnutriti e a donne in gravidanza o in allattamento che riprendono a scorrere su nastri logistici rimasti fermi per settimane. Dietro quel gesto tecnico, però, si è consumato uno scontro politico rilevante. Dopo tre settimane di tensioni e accuse reciproche, gli Stati Uniti hanno disposto la ripresa delle distribuzioni alimentari del Programma Alimentare Mondiale (PAM, in inglese World Food Programme – WFP) in Somalia a partire dal 29 gennaio 2026, chiudendo, almeno temporaneamente, una frattura che aveva messo a rischio sia vite umane sia rapporti diplomatici.
L’8 gennaio 2026, lo U.S. State Department (Dipartimento di Stato degli Stati Uniti) ha annunciato la sospensione di tutta l’assistenza statunitense al Governo federale somalo dopo la denuncia secondo cui funzionari locali avevano demolito un magazzino del PAM finanziato dagli USA e avevano sequestrato tra le 75 e le 76 tonnellate di derrate alimentari destinate a civili vulnerabili. La posizione ufficiale di Washington è stata improntata alla cosiddetta “tolleranza zero” verso sprechi, furti e dirottamenti degli aiuti umanitari. Da Mogadiscio è arrivata una smentita immediata: secondo le autorità somale, i lavori di espansione del porto non avevano compromesso la custodia delle scorte, che sarebbero rimaste sotto il controllo del WFP. Nel frattempo, lo stesso PAM ha confermato la demolizione del proprio magazzino e, in un secondo momento, ha comunicato il recupero delle 75 tonnellate di prodotti nutrizionali, senza fornire ulteriori dettagli operativi.
Lo stallo si è superato tra il 26 e il 27 gennaio, quando il Ministero degli Esteri della Somalia ha comunicato ufficialmente di aver restituito tutti i beni coinvolti nell’incidente, di aver assunto la piena responsabilità dell’accaduto e di aver messo a disposizione del PAM un magazzino più grande all’interno dell’area portuale. Nella stessa nota, il Governo somalo si è impegnato a rafforzare il coordinamento e la trasparenza per evitare il ripetersi di episodi simili. Su questa base, l’Office of the Under Secretary for Foreign Assistance (Ufficio del Sottosegretario per l’Assistenza Estera degli Stati Uniti) ha annunciato pubblicamente la ripresa delle distribuzioni alimentari del PAM in Somalia, precisando però che resta in corso una revisione più ampia dell’intera architettura degli aiuti statunitensi al Paese.

L’episodio è diventato un caso diplomatico perché ha toccato direttamente il nodo dell’integrità degli aiuti in uno dei contesti più esposti al rischio di interferenze politiche e di dirottamento delle forniture. Gli Stati Uniti hanno legato esplicitamente la ripresa delle distribuzioni alla responsabilità e alla capacità di controllo del partner somalo. Anche dopo l’annuncio del 29 gennaio, Washington ha chiarito che il ripristino riguarda esclusivamente le operazioni del PAM, mentre i programmi che coinvolgono direttamente il Governo federale somalo restano sotto esame. Lo stop, inoltre, è arrivato in una fase di sottofinanziamento cronico delle operazioni umanitarie in Somalia, con il WFP già costretto nei mesi precedenti a ridurre drasticamente il numero dei beneficiari per mancanza di risorse. A novembre 2025, il Programma Alimentare Mondiale aveva annunciato la sospensione o la riduzione degli aiuti per circa 750.000 persone rispetto ai piani iniziali. L’incidente del porto ha infine riaperto una frattura di fiducia tra donatori internazionali e autorità locali, mostrando quanto sia fragile una catena logistica che, una volta interrotta, richiede settimane per tornare pienamente operativa.
Il contesto umanitario spiega perché la ripresa delle consegne non sia solo un segnale politico. Tra la fine del 2024 e la fine del 2025, i rapporti dell’IPC (Integrated Food Security Phase Classification – Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare) e le note congiunte di FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari), UNICEF(Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) e WFP hanno segnalato un rapido peggioramento della situazione. Le persone in condizioni di crisi alimentare o peggio, classificate in Fase IPC 3 o superiore, potrebbero passare da 3,4 a 4,4 milioni, pari a quasi un quarto della popolazione somala. Sul fronte della malnutrizione, le stime indicano tra 1,8 e 1,85 milioni di bambini sotto i cinque anni affetti da malnutrizione acuta entro la metà del 2026, di cui circa 421.000 in forma severa. Questi dati riflettono l’impatto combinato di siccità e alluvioni alternate, conflitto armato, aumento dei prezzi dei generi alimentari e riduzione dell’assistenza internazionale.
In parallelo, il PAM ha segnalato che la produzione agricola del 2024 è risultata inferiore del 45 per cento rispetto alla media di lungo periodo e che il 2025 si è aperto con prospettive ancora peggiori in assenza di nuovi finanziamenti. La contrazione delle risorse ha inciso direttamente sulla capacità di trattare i casi di malnutrizione acuta: alla fine del 2025, solo 180.000 bambini risultavano coperti dai programmi nutrizionali del WFP.
La ricostruzione dei fatti indica che all’inizio di gennaio 2026, nel quadro dei lavori di espansione del porto di Mogadiscio, un magazzino del PAM situato nell’area portuale è stato demolito dalle autorità locali. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, all’interno erano stoccate circa 75 tonnellate di alimenti specializzati destinati al trattamento della malnutrizione di bambini, donne incinte e donne in allattamento. Tra il 7 e l’8 gennaio, lo U.S. State Department ha annunciato la sospensione dell’assistenza al Governo federale somalo, citando la distruzione del magazzino e il sequestro degli aiuti finanziati dagli USA. Il Governo somalo ha negato qualsiasi dirottamento, sostenendo che le derrate fossero rimaste sotto il controllo del PAM, mentre Washington ha avviato una verifica programma per programma. A metà gennaio, il WFP ha confermato la demolizione del deposito e, in seguito, il recupero delle 75 tonnellate di prodotti, senza specificare le modalità. Il 26 e 27 gennaio, il Ministero degli Esteri somalo ha formalizzato la restituzione dei beni, l’assunzione di responsabilità e l’assegnazione di un nuovo magazzino al PAM. Il 29 gennaio 2026, l’Office of the Under Secretary for Foreign Assistance ha comunicato la ripresa delle distribuzioni alimentari in Somalia, mantenendo però la revisione sull’insieme degli aiuti statunitensi.
Ora l’attenzione si concentra sulla capacità del Governo federale somalo di dimostrare nel tempo l’effettiva protezione delle filiere umanitarie. L’impegno pubblico a rafforzare il coordinamento dovrà tradursi in procedure operative chiare, soprattutto in occasione di lavori infrastrutturali. Gli Stati Uniti, pur riattivando le distribuzioni del WFP, mantengono il dossier aperto, ribadendo un approccio basato su condizionalità più stringenti. Il PAM, dal canto suo, è chiamato a rimettere in moto una macchina già sotto pressione, riposizionando le scorte, recuperando i ritardi nella catena dei trasporti e cercando nuove risorse per evitare ulteriori riduzioni delle razioni nei mesi critici. FAO, OCHA, UNICEF e gli altri donatori condividono la valutazione di un rischio sistemico che richiede non solo risposte di emergenza, ma anche interventi strutturali su acqua, agricoltura e mercati locali.
Il caso del porto di Mogadiscio mostra quanto sia sottile il confine tra logistica umanitaria e geopolitica. Un intervento infrastrutturale mal gestito può tradursi in settimane di blocco per catene di approvvigionamento che sostengono milioni di persone. In un contesto globale in cui i bisogni aumentano più rapidamente delle risorse disponibili, ogni incidente rafforza lo scetticismo dei donatori e rende più fragile l’intero sistema degli aiuti. La decisione degli Stati Uniti di ripristinare le distribuzioni del PAM segnala che il principio umanitario continua a valere anche in scenari politici complessi, a condizione che sia accompagnato da garanzie verificabili.
In definitiva, le tre settimane di crisi raccontano un compromesso minimo ma necessario. Washington ottiene una presa d’atto di responsabilità e alcune misure correttive; il Governo federale somalo evita un congelamento prolungato degli aiuti; il PAM riattiva una catena essenziale pur restando sotto pressione finanziaria; le famiglie somale tornano a ricevere assistenza alimentare. È un risultato limitato rispetto all’entità del bisogno, ma sufficiente a evitare un vuoto immediato. La lezione che emerge è chiara: in contesti come la Somalia, le infrastrutture umanitarie devono essere trattate come infrastrutture critiche. Ignorare questa realtà, per fretta o calcolo politico, produce effetti immediati sui più vulnerabili e, nel medio periodo, indebolisce anche la credibilità dei partner internazionali.
Fonti utilizzate:
Programma Alimentare Mondiale (WFP)
U.S. State Department
Office of the Under Secretary for Foreign Assistance
Ministero degli Esteri della Somalia
FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura
OCHA – Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari
UNICEF – Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia
IPC – Integrated Food Security Phase Classification
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