Cerca

Esteri

“Settantadue ore”: la corsa contro il tempo nell’ospedale che raccoglie le cicatrici invisibili di Port-au-Prince

Un nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere documenta una spirale di violenze sessuali “sistematiche” nella capitale haitiana. Ma dietro ai numeri ci sono percorsi bloccati, città impraticabili e un’emergenza che travolge salute, giustizia e protezione.

“Settantadue ore”: la corsa contro il tempo nell’ospedale che raccoglie le cicatrici invisibili di Port-au-Prince

“Settantadue ore”: la corsa contro il tempo nell’ospedale che raccoglie le cicatrici invisibili di Port-au-Prince

All’ingresso della clinica Pran Men’m una sveglia digitale ha segnato minuti che, in questo contesto, hanno avuto il peso di una diagnosi. Chi è arrivato entro 72 ore da una violenza ha potuto ricevere la profilassi post-esposizione contro l’HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana); entro cinque giorni è stato possibile somministrare la contraccezione d’emergenza. Oltre quella soglia il tempo si è trasformato in un limite netto, che ha ridotto le possibilità di intervento e ha lasciato alle persone — in larga maggioranza donne e ragazze — solo la gestione delle conseguenze. Da questo luogo è emersa una delle fotografie più affidabili della crisi che ha attraversato Port-au-Prince: in dieci anni, la clinica fondata nel 2015 da Medici Senza Frontiere (MSF) ha curato quasi 17.000 sopravvissute e sopravvissuti a violenze sessuali. Negli ultimi anni, i numeri sono cresciuti rapidamente, insieme alla brutalità degli attacchi e all’assenza di responsabilità per chi li ha commessi.

Il nuovo rapporto di MSF ha messo in fila un dato che ha chiarito la portata del fenomeno: gli accessi alla Pran Men’m per violenza sessuale sono quasi triplicati, passando da una media di 95 al mese nel 2021 a oltre 250 nel 2025. Non si è trattato di una fluttuazione statistica, ma di un cambiamento strutturale. Lo ha spiegato la capo-missione di MSF in Haiti, Diana Manilla Arroyo, sottolineando come più della metà degli episodi recenti abbia coinvolto più aggressori e come, nel 57 per cento dei casi, gli assalti siano stati attribuiti a gruppi armati che hanno utilizzato lo stupro come strumento di controllo territoriale e intimidazione. In oltre cento casi documentati, le vittime hanno riferito di aggressioni compiute da dieci o più uomini.

prostituzione

Nel tempo si è ampliato anche il profilo delle persone colpite. Sono aumentati gli attacchi contro donne anziane, uomini e persone sfollate internamente, costrette a continui spostamenti e a notti trascorse in siti sovraffollati o presso famiglie già allo stremo. A questa crescita della violenza ha fatto da contraltare un peggioramento dell’accesso alle cure. Dal 2022 solo un terzo delle persone è riuscito a raggiungere la clinica entro tre giorni; quasi sei su dieci sono arrivate oltre il limite dei cinque giorni, quando prevenire una gravidanza indesiderata non è stato più possibile. In questo contesto la medicina ha potuto soprattutto intervenire sugli esiti, non sulla prevenzione.

Port-au-Prince è diventata una città frammentata, attraversata da posti di blocco informali che si sono spostati di continuo, da scontri armati che hanno interrotto i corridoi umanitari e da ospedali saccheggiati o costretti a chiudere per minacce dirette. Spostarsi da un quartiere all’altro ha richiesto negoziazioni e deviazioni che hanno trasformato la ricerca di assistenza sanitaria in un rischio aggiuntivo. Secondo stime convergenti, gruppi armati hanno controllato oltre il 90 per cento della capitale e hanno impiegato la violenza sessuale per punire presunte infedeltà, imporre pedaggi o umiliare comunità rivali. In questo scenario lo stupro ha assunto il valore di un messaggio, oltre che di un’arma.

Il collasso del contesto si è riflesso anche nel numero di sfollati interni, passati da circa 315.000 a fine 2023 a oltre un milione nel gennaio 2025, fino a circa 1,3 milioni nell’estate dello stesso anno. Si è trattato di una popolazione in continuo movimento, spesso priva di ripari sicuri e di accesso stabile ad acqua e servizi essenziali, esposta a violenze ripetute e al reclutamento forzato dei minori. Più della metà degli sfollati sono stati bambini: quasi uno su otto in tutto il Paese si è trovato lontano dalla propria abitazione.

I sistemi di protezione hanno mostrato falle evidenti. I pochi rifugi temporanei non sono risultati sufficienti, le reti di assistenza sociale e legale si sono dimostrate fragili e i finanziamenti sono arrivati in modo discontinuo. Le persone con bisogni più complessi — madri con figli, chi soffre di patologie pregresse, chi necessita di un accompagnamento prolungato — sono spesso rimaste escluse dai criteri di accesso. Questo ha prodotto una spirale di ri-traumatizzazione, in cui chi è sopravvissuto a una violenza è stato costretto a rientrare nelle stesse condizioni che l’avevano resa possibile.

La clinica Pran Men’m, attiva dal 2015 nel quartiere Delmas 33, è rimasta uno dei pochissimi luoghi in cui è stato possibile ricevere cure gratuite ventiquattr’ore su ventiquattro, comprese la profilassi contro l’HIV, il trattamento per le IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili), la contraccezione d’emergenza e il supporto psicologico. Il suo bacino di utenza, inizialmente limitato alla capitale, ha progressivamente intercettato persone in fuga, esposte a violenze durante spostamenti notturni o attraversamenti di aree contese. Le testimonianze raccolte da MSF hanno parlato di stupri collettivi, aggressioni durante rapine e sequestri, abusi subiti in cambio di passaggi o dell’accesso ad aiuti e servizi essenziali. In numerosi casi il corpo è diventato una merce di scambio, imposta dall’assenza di alternative. Nel primo semestre del 2025 il 57 per cento degli episodi di GBV (Gender-Based Violence, violenza di genere) segnalati ai servizi è stato di natura sessuale e, tra gli stupri, circa sei su dieci sono stati collettivi.

La finestra terapeutica ha rappresentato un confine spesso invalicabile. Dal 2022 il 67 per cento delle persone arrivate alla Pran Men’m lo ha fatto oltre le 72 ore e il 59 per cento oltre i cinque giorni. Le cause sono state molteplici: timore di ritorsioni, stigma sociale, blocchi dei trasporti, costi e una conformazione urbana in cui ogni strada può trasformarsi in una trappola. Ogni ritardo ha ridotto le opzioni mediche e ha aumentato le conseguenze sanitarie e psicologiche.

Nel rapporto MSF ha chiesto una risposta centrata sulle sopravvissute, che tenga insieme salute, sicurezza, alloggio e sostegno psicosociale nel medio e lungo periodo. Ha chiesto anche il riconoscimento politico di un dato preciso: la violenza sessuale non è un effetto collaterale del conflitto, ma un metodo deliberato utilizzato dai gruppi armati per governare territori e popolazioni. Questa distinzione implica responsabilità chiare e scelte operative conseguenti.

Il contesto istituzionale ha continuato a indebolirsi. Nel 2025 la crisi politica si è aggravata, con un’ulteriore erosione della capacità dello Stato e tentativi internazionali, finora insufficienti, di rafforzare la sicurezza. Le organizzazioni umanitarie hanno segnalato un sottofinanziamento cronico che si è tradotto in spazi sicuri mancanti, linee telefoniche attive ma fragili ed équipe mobili costrette a sospensioni ripetute. UNFPA (United Nations Population Fund) e i partner hanno indicato che nel 2024 solo 15 degli 85 siti per sfollati nell’area metropolitana garantivano servizi di protezione, a fronte di una domanda di assistenza medica, psicosociale e abitativa di gran lunga superiore all’offerta.

I minori e gli adolescenti sono rimasti tra i gruppi più esposti. Ricerche indipendenti hanno documentato l’aumento dei reclutamenti forzati, degli attacchi e della violenza sessuale sui minori. Oltre un milione di bambini ha vissuto in aree controllate dai gruppi armati e molti sono rimasti senza accesso continuativo all’istruzione e ai servizi di base. UNICEF (United Nations Children’s Fund) ha stimato che oltre mezzo milione di minori risultava sfollato nel gennaio 2025, con un incremento del 48 per cento in pochi mesi.

Nonostante chiusure temporanee dovute a minacce e incursioni, la clinica Pran Men’m ha continuato a riaprire e ad ampliare il proprio raggio d’azione, garantendo assistenza gratuita ventiquattr’ore su ventiquattro anche a chi è arrivato dopo percorsi estremamente difficili. Questa esperienza ha mostrato che, anche in un contesto di crisi estrema, è possibile costruire modelli basati su prossimità, formazione del personale e fiducia della comunità. Ha evidenziato però anche i limiti di un intervento sanitario isolato, se non accompagnato da alloggi sicuri, trasporti accessibili e misure di protezione.

Gli osservatori concordano sul fatto che la componente sessuale della violenza non rappresenti un fenomeno marginale, ma una strategia che intreccia controllo territoriale ed economia criminale. Senza una risposta che integri sicurezza, giustizia e salute pubblica, l’escalation continuerà a produrre traumi individuali e fratture sociali di lunga durata. La questione non riguarda la credibilità dei numeri, ma la volontà di rispondere alla loro urgenza. A Port-au-Prince ogni ora guadagnata nel raggiungere una clinica può cambiare un destino. La differenza tra una statistica e un futuro, spesso, si è giocata entro la settantaduesima ora.

Fonti
Medici Senza Frontiere (MSF)
Rapporto MSF su Haiti 2025
UNFPA (United Nations Population Fund)
UNICEF (United Nations Children’s Fund)

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori