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Un film su Melania Trump. Amazon ci crede e "sgancia" un sacco di dollari

Dalla pedana del NYSE alla platea del Kennedy Center, un lancio in due tempi per un film-evento che promette accesso senza precedenti ma divide già pubblico e critici.

Un film su Melania Trump. Amazon ci crede e "sgancia" un sacco di dollari

Un film su Melania Trump. Amazon ci crede e "sgancia" un sacco di dollari

La mano destra alta, il martelletto che vibra sul pulsante, il suono metallico che apre la giornata di scambi in Borsa: nell’immaginario collettivo, è un gesto da capitani d’industria. Stavolta, invece, a prendersi la scena al balcone neoclassico del palazzo al 18 di Broad Street è stata Melania Trump. Il giorno dopo, a Washington, riflettori puntati sull’anteprima al Kennedy Center: un doppio rito mediatico per lanciare “Melania”, il documentario che racconta i 20 giorni che hanno preceduto il ritorno della coppia presidenziale alla Casa Bianca. Un lancio calibrato su simboli e luoghi del potere — la finanza che apre i mercati, l’arte che presenta il racconto — e su una promessa: offrire uno sguardo “interno” sulla nuova stagione della First Lady.

Sul podio del New York Stock Exchange, la First Lady ha suonato la campanella d’apertura la mattina di mercoledì 28 gennaio 2026, in coincidenza con la campagna di lancio del film. L’invito del NYSE parla chiaro: un “benvenuto al podio” per celebrare l’uscita globale in sala prevista per venerdì 30 gennaio. L’operazione costruisce un ponte simbolico fra la narrazione politica e la comunicazione d’impresa: il brand della protagonista, il titolo del film, il tempismo con l’uscita in sala e la passerella nella cattedrale dei capitali. Non è una semplice comparsata: è strategia di posizionamento, per un prodotto audiovisivo schierato al crocevia di politica, intrattenimento e piattaforme.

Secondo le comunicazioni ufficiali e i resoconti dell’Associated Press, l’anteprima di “Melania” al Kennedy Center si è tenuta giovedì 29 gennaio 2026, alla vigilia della distribuzione nelle sale. La proiezione inaugurale è stata accompagnata da collegamenti in contemporanea in 21 cinema selezionati per invitati, a sostegno del lancio nazionale. La diffusione in sala — “esclusiva” in una prima finestra — precede l’arrivo su Prime Video, atteso dopo il periodo theatrical; fonti di settore indicano una finestra di circa 3–4 settimane, ma la data esatta di streaming non è stata ufficializzata.

Che film è “Melania”

“Melania” promette accesso senza precedenti ai giorni che hanno anticipato l’insediamento presidenziale del 2025, seguendo la First Lady nelle riunioni operative, nelle scelte cerimoniali, nelle stanze della transizione alla Casa Bianca. Il trailer — costruito sull’incipit “Here we go again” — delinea un ritratto che alterna gestione dell’inauguration day, vita familiare, logistica di sicurezza e momenti di regia simbolica (dai discorsi alle scelte sceniche). L’obiettivo dichiarato è mostrare la dimensione privata che si intreccia con il ruolo pubblico, restituendo una protagonista che si vuole organizzatrice, consigliera, “custode” del tono istituzionale.

La regia è di Brett Ratner, al primo grande progetto dopo le accuse di molestie sessuali emerse nel 2017 (accuse respinte dall’avvocato del regista e che non hanno portato a capi d’imputazione penale). La produzione vede il coinvolgimento diretto di Melania Trump e di partner come Amazon MGM Studios, Muse Films e New Element Media. La scelta di Ratner, figura esperta di intrattenimento mainstream e di montaggio ritmato, colloca il film in una grammatica di racconto accessibile, con taglio da making-of del potere più che da inchiesta. È una decisione che, per molti osservatori, ha un valore politico e culturale oltre che cinematografico.

melania

Budget, diritti e strategia di distribuzione

Capitolo numeri: secondo l’AP, il film è stato realizzato con un budget nell’ordine dei 40 milioni di dollari; secondo analisi finanziarie (tra cui Barron’s) Amazon MGM Studios avrebbe speso circa 40 milioni per i diritti di distribuzione e altri 35 milioni in marketing e P&A, per un’esposizione complessiva attorno ai 75 milioni. La release in sala, che nei piani arriva fino a 1.400–2.000 schermi negli Stati Uniti e a una rete internazionale di oltre 20 Paesi, è il corridoio obbligato per un titolo che — al netto dell’appeal politico — dovrà misurarsi con la metrica più spietata: la sala pagante. La strategia prevede poi lo sbarco su Prime Video dopo la finestra theatrical.

Ricezione attesa e prevendite: tra entusiasmo di parte e scetticismo dei mercati

A poche ore dall’uscita, i segnali di prevendita raccontano un quadro disomogeneo. Gli analisti di settore proiettano un opening weekend compreso tra 1–2 milioni (stima prudente) e 5 milioni (scenario alto), numeri modesti rispetto agli investimenti e alla capillarità della distribuzione. Casi campione citati dalla stampa mostrano sale con vendite lente in mercati urbani chiave, con eccezioni in aree più favorevoli alla base elettorale repubblicana. Sui social, l’exploit “sold out” rivendicato dal Presidente ha trovato smentite puntuali sui siti di catene come AMC e Cinemark per vari showtime. La late-night tv ha colto l’occasione per la satira, pronosticando un esordio “freddo”. Al di là del rumore, resta la domanda di fondo: il target mobilitato dalla politica si tradurrà in acquisto di biglietti?

L’uso politico dell’immagine: la “policy” nel racconto

La narrazione punta anche a una agenda di contenuti che la First Lady ha messo al centro del suo ruolo: tutela dei minori online e sostegno a giovani con esperienze di affido. Nell’ultimo anno, Melania Trump ha promosso il Take It Down Act, nuova cornice normativa federale contro deepfake e abusi d’immagine sui minori, e un Executive Order per facilitare percorsi di emancipazione per i ragazzi usciti dal foster care. Inserire queste priorità nel film significa ancorare l’operazione a un posizionamento di policy, facendo dialogare la biografia con l’azione istituzionale. È un asse tematico che parla tanto al pubblico generalista quanto a platee di advocacy e terzo settore.

Scena, retroscena e prime file: la diplomazia degli inviti

Il pre-screening alla Casa Bianca ha visto un parterre che mescola tech, finanza, intrattenimento ed élite internazionali: da Tim Cook a Lynn Martin, da Eric Yuan a Mike Tyson, passando per personalità del mondo arabo come Rania di Giordania. Una regia di inviti che, nel linguaggio della capitale, vale quanto una narrazione: mostrare reti, alleanze, soft power. Non sono mancate le critiche dal fronte democratico, che hanno contestato l’opportunità di una serata mondana nel mezzo di emergenze e polemiche. In comunicazione, però, il messaggio arriva netto: “ecosistema” mobilitato attorno al brand Melania.

Il nodo Ratner: reputazione, industria e rischio d’immagine

Il ritorno di Brett Ratner è una scelta carica di conseguenze. Da un lato, porta esperienza industriale e un network che può aprire finestre internazionali; dall’altro, riaccende il dibattito sulle responsabilità del sistema e sulla memoria del #MeToo. Per Amazon MGM Studios, è un banco di prova sulla tolleranza reputazionale del pubblico e sulla coerenza della propria strategia: spingere su titoli “caldi” in grado di generare conversazione, assumendosi il rischio di una reazione critica. Sul piano strettamente filmico, resta da vedere se il documentario saprà andare oltre l’agiografia per offrire contesto, frizioni e complessità.

I precedenti e la congiuntura del mercato

Il mercato del documentario in sala negli Stati Uniti vive da anni su un crinale stretto: successi-evento alternati a molte uscite invisibili. La scommessa qui è duplice. Primo: convertire l’attenzione politica in domanda di intrattenimento a pagamento. Secondo: sfruttare la potenza di fuoco della piattaforma in fase due, quando il titolo approderà su Prime Video, dove gli indici di engagement e retention contano quanto (e più) dell’incasso al botteghino. Gli analisti finanziari lo dicono senza giri di parole: in termini di bilancio del gruppo Amazon, i 75 milioni complessivi stimati sono una cifra marginale; la vera posta è la strategia contenutistica e la sua resa politica.

Kennedy Center: rito civile e barometro culturale

Scegliere il Kennedy Center per l’anteprima non è neutro. È il tempio dell’alta cultura performativa a Washington, con una forte carica simbolica per l’immaginario liberal americano. Portarvi un film che racconta la ri-ascesa della famiglia Trump attraverso lo sguardo della First Lady significa anche misurarsi con un pubblico potenzialmente critico. L’evento, per come è stato orchestrato — compresi i collegamenti in sale selezionate a livello nazionale — conferma la volontà di trasformare l’uscita in un fatto pubblico, più che in una semplice novità di calendario.

I numeri della distribuzione: dove e quando vederlo

  1. Uscita in sala: venerdì 30 gennaio 2026 negli USA e in una selezione di territori esteri.
  2. Platea di lancio: tra 1.400 e 2.000 schermi negli Stati Uniti; rollout internazionale in oltre 20 Paesi (con distribuzione affidata, in diversi mercati, a partner locali).
  3. Streaming: Prime Video nella seconda finestra; stime di settore parlano di 3–4 settimane dopo l’esordio theatrical, ma senza data ufficiale.
  4. Operazioni collaterali: anteprima al Kennedy Center il 29 gennaio 2026, con simulcast per invitati in 21 cinema.

Una campanella, due pubblici

In definitiva, la campanella del NYSE e le luci del Kennedy Center sono due versi della stessa poesia mediatica. A Wall Street, il messaggio agli investitori e ai media economici: un prodotto “alto” di brand politics che parla la lingua dei lanci corporate. A Washington, la platea istituzionale e culturale: la promessa di accesso e backstage su uno degli snodi più rituali della democrazia americana. In mezzo, un paese polarizzato in cui anche un documentario diventa campo di contesa. Se “Melania” riuscirà a superare la prova del botteghino è questione di domanda effettiva; se saprà trasformarsi, su Prime Video, in un fenomeno di engagement, lo diranno gli algoritmi. Di certo, il modo in cui è stato lanciato racconta già molto del tempo politico in cui nasce.

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