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Ponti, Salvini annuncia 50 milioni: Rosso chiede più tempo per non perdere i fondi per Castiglione, Carmagnola e il Preti

Il ministro: «Risorse pienamente disponibili» e nuovi stanziamenti 2027-2028. Ma i tempi restano stretti

Ponti, Salvini annuncia 50 milioni: Rosso chiede più tempo per non perdere i fondi per Castiglione, Carmagnola e il Preti

Ponti, Salvini annuncia 50 milioni: Rosso chiede più tempo per non perdere i fondi per Castiglione, Carmagnola e il Preti

Salvini annuncia nuove risorse per i ponti del Po e rivendica una proroga già ottenuta, ma il Piemonte torna a chiedere altro tempo perché i cantieri rischiano di non partire. In Senato, al question time, il ministro ha detto che «per gli interventi già avviati le risorse assegnate restano pienamente disponibili» e che nell’ultima legge di bilancio sono stati stanziati 50 milioni di euro per il 2027-2028 per proseguire la messa in sicurezza delle infrastrutture nel bacino del Po. Roberto Rosso (Forza Italia) ha incalzato con tre casi della provincia di Torino – Ponte Preti, Ponte di Castiglione Torinese, Ponte di Carignano – e con un avvertimento netto: se le scadenze non reggono la complessità delle procedure, la revoca dei fondi non è un rischio teorico, ma un effetto automatico.

Rosso ha messo il tema in cornice nazionale, ricordando che i finanziamenti interessano più regioni, ma ha scelto di far parlare il territorio. E lo ha fatto con una premessa che è anche una fotografia impietosa di una parte d’Italia: infrastrutture nate in un altro secolo e rimaste in servizio nel secolo sbagliato. «Parliamo di opere strategiche che in molti casi hanno ormai superato il secolo di vita e non sono più adeguate ai carichi, ai flussi di traffico attuali», ha detto. E non si è fermato al linguaggio dei dossier: «Ponti che sono infrastrutture essenziali per la sicurezza dei cittadini, per la continuità dei servizi sanitari, per la protezione civile, per la tenuta economica di quei territori».

Poi è arrivato il punto politico, quello che in Aula pesa più dei buoni propositi: il tempo. Rosso ha elencato i fattori che stanno facendo saltare le tabelle di marcia, «l’aumento dei costi dei materiali, la complessità delle procedure autorizzative, i tempi tecnici delle progettazioni», e ha spiegato perché il rischio non è solo rallentare, ma perdere tutto: «con il pericolo concreto di perdere le risorse già stanziate». La sua domanda al Governo è stata costruita attorno a un nodo preciso: come si evita che un programma nato per mettere in sicurezza ponti e viadotti finisca invece per diventare un cimitero di proroghe e scadenze?

Nel suo intervento Rosso ha scelto tre casi che, nel Torinese, non hanno bisogno di presentazioni. Il primo è il Ponte Preti, nel Canavese. Qui il senatore ha puntato su un dettaglio che vale più di cento comunicati: «costruito nel 1920, oggi talmente stretto da non consentire il transito contemporaneo di due mezzi pesanti». E ha legato quel ponte a un tema che non ammette retorica, quello dei soccorsi: «Unico collegamento rapido verso l’ospedale di Ivrea». La frase più dura, quella che inchioda la politica alle conseguenze, è arrivata subito dopo: «Se un’ambulanza resta bloccata nel traffico causato da un mezzo pesante, quei minuti decisivi per salvare una vita si perdono».

Il secondo caso è il Ponte di Castiglione Torinese, un collegamento che tiene insieme la collina torinese e il polo industriale di Settimo. Rosso lo descrive come «una struttura fragile» già sottoposta a limitazioni durante le piene del Po, e soprattutto mette in evidenza ciò che spesso manca nelle analisi da tavolo: l’assenza di alternative. «In caso di chiusura non esiste una viabilità alternativa ravvicinata», ha detto, e quindi la conseguenza sarebbe immediata: «avremmo frazioni isolate e il traffico di intera cintura torinese entrerebbe in crisi». Tradotto: un ponte non è solo un attraversamento, è un equilibrio. Quando salta, non salta “un pezzo di strada”, salta un sistema.

Infine il Ponte di Carignano, definito da Rosso «infrastruttura strategica per i collegamenti verso Cuneo e Pinerolo». Qui l’allarme è doppio, perché riguarda sia la sicurezza diretta della struttura sia un elemento che tocca categorie specifiche di utenti: «da un lato l’usura dei giunti lo rende pericoloso soprattutto per motociclisti e ciclisti, dall’altro il rischio idraulico». Anche qui Rosso non usa toni prudenti: «Signor Ministro, il rischio è concreto».

È a questo punto che l’interrogazione diventa una richiesta di garanzia politica, non un semplice promemoria tecnico. Rosso avverte che «il mancato rispetto delle scadenze comporta la revoca automatica delle risorse statali», e che questo non significherebbe soltanto perdere soldi: significherebbe buttare via lavoro già fatto e lasciare i territori esattamente dove sono adesso. «Vanificando progettazioni già avanzate, lavoro amministrativo già svolto e soprattutto la possibilità di mettere in sicurezza le infrastrutture vitali», ha insistito. La domanda, quindi, è diretta: «Quali iniziative il Governo intenda mettere in atto per consentire alle stazioni appaltanti beneficiarie delle risorse di proseguire nel completamento dell’iter necessario e procedere all’aggiudicazione degli interventi?».

La risposta del ministro Matteo Salvini si apre con una frase che è insieme rivendicazione e stoccata: «Il tema della sicurezza dei ponti in tutta Italia, anche se qualcuno riesce a litigare perfino sui ponti, in particolare dei ponti nel bacino del Po, è da sempre una priorità assoluta per il mio Ministero». Poi mette subito un paletto: «Non possiamo permetterci ritardi o incertezze». È la dichiarazione d’intenti che ogni Governo pronuncia quando si parla di infrastrutture. Ma il problema, come sempre, è il passaggio successivo: come si traduce questa priorità in atti, e soprattutto in tempi credibili.

Salvini ha ricostruito la cornice finanziaria, ricordando che «nel quinquennio 2019-2023 erano stati stanziati 50 milioni di euro annui a favore degli enti proprietari». E ha citato esempi di finanziamenti destinati a ponti anche fuori dal Piemonte, in particolare in Lombardia, nominando attraversamenti su Oglio, Serio e Garza, oltre al ponte di Borgoforte. Un modo per dire: il programma non è un favore locale, è un capitolo nazionale.

Ma la parte più significativa della risposta arriva quando il ministro ammette che i soldi da soli non bastano. Salvini riconosce infatti che «l’utilizzo di tali risorse ha tuttavia registrato ritardi e difficoltà attuative da parte dei soggetti che poi devono intervenire». Qui il messaggio è chiaro: il ministero mette risorse e cornici, ma gli enti sul territorio – proprietari e stazioni appaltanti – spesso non riescono a reggere la complessità della macchina. E Salvini lega la questione a un intervento già fatto: «col decreto Milleproroghe 2025 siamo già intervenuti per sollecitare gli enti competenti a effettuare una ricognizione completa del programma originario e ridefinire il riparto delle risorse sulla base delle reali esigenze».

Il ministro sostiene che la ricognizione sia stata fatta e che il lavoro sia già in una fase avanzata: «Il Ministero ha svolto questa ricognizione in stretto coordinamento con i beneficiari e ha predisposto lo schema di decreto interministeriale con il nuovo riparto e relative tempistiche». E poi arriva il passaggio chiave, quello che sul territorio si traduce in un respiro di sollievo – ma anche in una nuova domanda: «nell’ultimo Milleproroghe abbiamo prorogato ulteriormente il termine per l’aggiudicazione dei lavori al 30 giugno 2026». Salvini lo giustifica come scelta necessaria «per evitare di modificare il lavoro svolto dagli uffici nei mesi e negli anni passati» e aggiunge che lo schema di decreto interministeriale «oggi è in fase di approvazione».

In sostanza, Salvini dice: la proroga c’è, il decreto si aggiorna, il meccanismo va avanti. E la chiusura è quasi un invito a trasformare la risposta in un risultato politico: «Lei può portare sui territori la soddisfazione di quanto da lei richiesto». È la frase che fa notizia, perché certifica che la richiesta di Rosso – almeno nella parte della proroga a giugno – ha trovato sponda.

Ma Salvini aggiunge un altro elemento, che nelle ore successive diventa anche titolo d’agenzia: la conferma che per gli interventi già avviati i soldi non saltano. «Per gli interventi già avviati secondo i precedenti programmi le risorse assegnate restano pienamente disponibili», dice. E poi annuncia nuovi fondi: «nell’ultima legge di bilancio abbiamo stanziato nuove risorse pari a 50 milioni di euro per il 2027-2028 per proseguire la messa in sicurezza dei ponti nel bacino del Po». Non solo: «ho chiesto al Ministero una ricognizione di quanti sono e quali sono gli stati di manutenzione dei ponti lungo tutto il corso del Po». Il messaggio è: non stiamo solo prorogando, stiamo anche preparando il dopo.

Nella parte finale, Salvini prova a dare una lettura “di sistema”, chiamando in causa la capacità amministrativa dei territori: «continueremo a lavorare per accompagnare tante amministrazioni territoriali spesso sottodimensionate sul piano della capacità amministrativa». È un passaggio che, in Piemonte, suona come un’osservazione non neutra: perché quando i cantieri non partono, qualcuno deve sempre essere indicato come anello debole. E infatti il ministro chiude con una riflessione che va oltre i ponti, ma che li usa come pretesto per tornare su un tema politico ricorrente: «se reintroducessimo l’ente provincia eletto direttamente dai cittadini, con personale e dotazione finanziaria, risolveremmo tanti problemi».

Rosso, però, nella replica non si limita a incassare la proroga. Ringrazia, riconosce il lavoro, ma torna subito sul punto che aveva aperto l’interrogazione: sei mesi potrebbero non bastare. «I sei mesi saranno sufficienti per molte opere, io però le dico che ho parlato nel mio territorio con tecnici della Città Metropolitana di Torino e ci sono alcuni dubbi che tutte le opere riescano a essere operative nei primi sei mesi», dice. E quindi rilancia: «le chiedo se sia possibile un ripensamento». Rosso ammette che la questione è delicata e che serve il passaggio con il Ministero dell’Economia: «Lo so che bisogna anche parlare col MEF di questa ulteriore proroga». Ma porta sul tavolo una strada già tentata: «abbiamo presentato tramite l’onorevole Pella un emendamento al Milleproroghe che porterebbe a fine anno, quindi al 31-12 del 26, questa proroga».

Non è solo una richiesta di allungare il calendario: è un modo per dire che la distanza tra Roma e il cantiere non si misura in dichiarazioni, ma in tempi tecnici reali. E Rosso propone anche una via alternativa, quasi un compromesso: «in alternativa, se ci fosse la possibilità di spostare gli interventi che tanto sono noti e approvati sugli anni successivi». L’idea è semplice: se non si riesce a chiudere tutto entro giugno, almeno non si faccia saltare il programma per rigidità burocratica.

La chiusura di Rosso è un richiamo che, in Italia, dovrebbe essere automatico ogni volta che si parla di ponti: la memoria. «Non dobbiamo dimenticarci delle infrastrutture esistenti che ci hanno consentito di arrivare a questo livello di sviluppo e che consideriamo troppe volte un dato di fatto», dice. E poi il riferimento più pesante, quello che taglia fuori ogni leggerezza: «come purtroppo ci ha dimostrato il Ponte Morandi, non sono eterne se non ce ne occupiamo».

E qui il cerchio si chiude. Perché il question time di oggi racconta esattamente la contraddizione che il Piemonte vive da anni: da una parte le opere sono “strategiche”, dall’altra restano incastrate tra procedure, autorizzazioni, riparti, schemi di decreto e proroghe. Salvini mette sul tavolo risorse e rassicurazioni, ma nello stesso tempo ammette che l’attuazione è lenta e difficile. Rosso chiede più tempo perché teme che giugno non basti. Nel mezzo ci sono ponti che non aspettano la politica: si usurano, si restringono, diventano fragili, costringono territori interi a vivere con il fiato corto.

La parola “sicurezza”, oggi, è stata pronunciata più volte in Aula. Ma il Piemonte sa che la sicurezza non è un concetto: è una scadenza rispettata, una gara aggiudicata, un cantiere aperto. E se davvero l’obiettivo è evitare «ritardi o incertezze», come ha detto Salvini, allora la prossima notizia che conta non sarà una nuova proroga. Sarà la prima ruspa.

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