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28 Gennaio 2026 - 14:36
Falchera, prende forma il nuovo polo torinese di housing sociale da 60 milioni di euro
Un investimento da 60 milioni di euro, sei nuove palazzine, 263 alloggi a canone convenzionato e un progetto che ambisce a ridisegnare non solo l’offerta abitativa, ma anche il volto di un intero quartiere. A Falchera, nella zona nord di Torino, è entrato nel vivo uno dei più importanti interventi di housing sociale attualmente in corso in città, con la conclusione dei lavori prevista entro la fine del 2026 e le prime assegnazioni attese dall’inizio del 2027.
Il progetto nasce nell’ambito del Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, gestito da Investire Sgr e sostenuto da Cdp Real Asset, Fondazione Compagnia di San Paolo e dalle principali fondazioni bancarie piemontesi. L’obiettivo dichiarato è ampliare l’offerta abitativa accessibile, intercettando una fascia di popolazione sempre più ampia, che va dalle situazioni di fragilità fino a famiglie e giovani del ceto medio oggi esclusi dal mercato privato degli affitti.
Il nuovo complesso prevede non solo abitazioni, ma anche locali commerciali al piano terra, tra cui una pizzeria, una grande area comune interna, spazi verdi e una riorganizzazione della viabilità e degli spazi aperti a beneficio dell’intero quartiere. Un intervento pensato in chiave ambientale, con edifici a emissioni quasi zero, grazie all’utilizzo di pannelli solari e pompe di calore, in linea con i più recenti standard di sostenibilità energetica.
Secondo il sindaco Stefano Lo Russo, l’operazione va oltre la risposta all’emergenza abitativa: «Questo intervento non solo affronta il tema della casa, ma ha l’ambizione di restituire centralità a Falchera, inserendosi nel più ampio percorso di riqualificazione di una parte importante della zona nord di Torino». Un quartiere che negli anni ha sofferto marginalità e carenze di servizi, e che ora viene coinvolto in un progetto strutturato di rigenerazione urbana.

Il sindaco Lo Russo
Un aspetto sottolineato anche dall’assessore al Welfare, Jacopo Rosatelli, che evidenzia come il modello dell’housing sociale consenta di intercettare bisogni spesso esclusi dall’edilizia residenziale pubblica tradizionale. «È un percorso diverso, che si rivolge a fasce più ampie della popolazione rispetto a quelle che riescono oggi ad accedere all’ERP», spiega Rosatelli, indicando nella pluralità dei destinatari uno degli elementi chiave dell’intervento.
Dal punto di vista urbanistico, il progetto rappresenta anche un esempio di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore. L’assessore all’Urbanistica, Paolo Mazzoleni, parla di un modello capace di produrre valore per la città senza gravare sulle finanze pubbliche: «Questa sinergia può generare progetti che restituiscono molto al territorio, all’interno di un’economia che si autosostiene».
Sulla stessa linea il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi, che rimarca il ruolo dell’ente nel sostenere iniziative capaci di coniugare inclusione sociale, rigenerazione urbana e qualità dello spazio pubblico. «Compagnia fa la sua parte in un progetto che ha più vocazioni e che contribuisce anche a migliorare gli spazi collettivi», afferma.
A Falchera, dunque, l’housing sociale si presenta come una leva strategica non solo per rispondere alla crescente domanda di casa a costi sostenibili, ma anche per ricucire il rapporto tra abitare, servizi e qualità urbana. Un intervento che, se riuscirà a mantenere le promesse, potrebbe diventare un riferimento per le future politiche abitative torinesi, in una città sempre più alle prese con l’emergenza casa e con la necessità di modelli innovativi e inclusivi.
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