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Economia
28 Gennaio 2026 - 12:18
Il Piemonte non si chiude ma accelera: l’export tiene in piedi l’industria mentre il mondo si frammenta
Il Piemonte industriale continua a guardare oltreconfine e, nonostante un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, protezionismo e incertezze sui mercati, dimostra una capacità di adattamento che resta uno dei suoi punti di forza. È il quadro che emerge dalla seconda edizione del Rapporto Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit e presentato a Torino, che restituisce l’immagine di un tessuto produttivo capace di crescere puntando sull’export e sulla diversificazione dei mercati.
Nel 2025, tre imprese piemontesi su cinque del sistema confindustriale regionale hanno intrattenuto rapporti abituali con l’estero. Un dato significativo, che diventa ancora più rilevante se si guarda alla qualità di questi rapporti: il 40% delle aziende esportatrici segnala infatti un aumento del volume d’affari, mentre un ulteriore 35,5% registra risultati stabili, riuscendo a difendere le proprie posizioni nonostante le difficoltà degli ultimi anni.
A trainare la crescita è soprattutto il comparto alimentare, che si conferma uno dei pilastri dell’export piemontese. Ben il 63,6% delle imprese del settore segnala un incremento delle vendite all’estero, un exploit che testimonia la forza del Made in Italy agroalimentare sui mercati internazionali. Seguono il chimico con il 58,6%, i trasporti con il 57,1% e il legno con il 50%, settori che mostrano una capacità di intercettare la domanda globale e di posizionarsi su fasce di valore medio-alte.
Sul fronte geografico, Francia, Germania e Stati Uniti restano i mercati di riferimento per le imprese piemontesi, seguiti da Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Ma il dato che più colpisce è la crescita dell’interesse verso i mercati extra Ue, considerati sempre meno marginali e sempre più strategici. Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina rappresentano oggi aree di espansione concrete, in cui molte aziende stanno investendo con approcci più strutturati rispetto al passato.
Il rapporto, basato su 1.212 risposte – pari a circa il 20% delle associate, più del doppio rispetto alla prima edizione del 2023 – offre una fotografia dettagliata e rappresentativa del sistema produttivo regionale. Il campione vede una forte presenza delle imprese torinesi (20%), seguite da Alessandria, Biella e Novara-Vercelli-Valsesia (16%), dal Canavese (13%), da Cuneo (10%), dal Verbano-Cusio-Ossola (7%) e da Asti (2%). Per filiera, il metalmeccanico resta il settore più rappresentato con il 26,6%, seguito da tessile-abbigliamento, edilizia e impiantisti, servizi alle imprese, alimentari e ICT.
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Dall’analisi emerge anche come l’export piemontese sia ancora fortemente diretto: il 93% delle imprese esporta senza intermediari, mentre una presenza strutturata all’estero resta più limitata. Il 36% dispone di uffici di rappresentanza, il 31,7% di sedi produttive e il 21,8% di filiali commerciali o negozi gestiti direttamente. Un dato che evidenzia ampi margini di crescita per strategie di internazionalizzazione più avanzate.
«Analizzare i processi di internazionalizzazione permette di comprendere come il nostro sistema produttivo sappia adattarsi a un contesto globale in costante trasformazione», hanno sottolineato Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti. «Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità. Ma per sostenere le imprese serve una strategia di sistema, basata sulla collaborazione tra pubblico e privato e su una politica industriale capace di accompagnare le nuove frontiere dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale».
Una visione condivisa anche a livello nazionale. Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria, ha richiamato la necessità di rafforzare la sicurezza economica del Paese: «In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e nuovo protezionismo, l’export resta una leva con un potenziale ancora inespresso. Accordi commerciali ambiziosi e strumenti finanziari adeguati sono fondamentali». In questo quadro, l’accordo Ue-Mercosur viene indicato come strategico, così come i negoziati con India, Indonesia e Australia, mentre strumenti come il Fondo 394 SIMEST e la piattaforma Expand vengono citati come leve concrete per sostenere le imprese.
Non mancano però le criticità. A soffrire maggiormente sono state le aziende dei settori dei minerali non metalliferi, della gomma-plastica, del tessile-abbigliamento e delle manifatture varie. Anche qui, però, il rapporto evidenzia un cambio di approccio: le imprese non si limitano più a replicare modelli consolidati, ma adottano strategie più flessibili, orientate alla riduzione del rischio e alla ricerca di nuove opportunità commerciali.
Cresce anche la domanda di servizi di supporto al business. La ricerca di controparti estere è indicata come prioritaria dal 60,5% delle imprese, seguita dall’organizzazione di incontri B2B, dalle consulenze tecniche e dalla partecipazione a missioni commerciali all’estero. Tra le agevolazioni più utilizzate spiccano i bandi SIMEST, quelli per la formazione e le misure del sistema camerale, insieme a strumenti di SACE, credito d’imposta, Finpiemonte e PNRR.
«L’export è una leva strategica fondamentale di crescita», ha ribadito Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato di Simest, ricordando che il Piemonte rappresenta circa l’8% del portafoglio della società, con quasi 1.000 operazioni per oltre 450 milioni di euro. Un impegno che si inserisce in una più ampia azione di Sistema Italia, condivisa con Farnesina, Cdp, Sace e Ice.
A chiudere il quadro, le parole di Paola Garibotti, regional manager Nordovest di UniCredit: «L’export è parte dell’identità industriale del Piemonte e resta una leva decisiva di competitività. Le imprese che innovano e guardano oltre i confini continuano a creare valore». Un messaggio che sintetizza il senso del rapporto: in un mondo instabile, l’internazionalizzazione resta una scelta obbligata, ma anche un’opportunità concreta per il futuro del Piemonte.
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