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27 Gennaio 2026 - 23:20
Il consigliere Massimiliano De Stefano, a destra Donald Trump
Una mozione contro Donald Trump, da inviare al Presidente della Repubblica, al Governo, al Parlamento, all’ANCI e all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia.
Succede a Ivrea e difficilmente esiste in Italia una città più appropriata di questa. Porta la firma del consigliere comunale Massimiliano De Stefano, capogruppo di Azione Italia Viva, oggi forse più Italia Viva che Azione.
Niente ambiguità, nessuna formula diplomatica, zero prudenza istituzionale.
Si tratta, a tutti gli effetti, probabilmente del primo ordine del giorno in Italia a prendere posizione politica diretta contro il modello MAGA, Make America Great Again: non uno slogan elettorale, ma un vero e proprio impianto ideologico e di governo, riconoscibile per tratti ben precisi.
Nel testo di De Stefano si parla apertamente di “modelli di potere che utilizzano la coercizione economica, commerciale e geopolitica come strumenti politici”, di diritti ridotti a variabili negoziabili e di una democrazia che rischia di sopravvivere solo come involucro formale.
“Donald J. Trump rappresenta un’espressione avanzata di questo paradigma”, si legge nella mozione, “fondato sull’uso sistematico dei dazi, sulla trasformazione del commercio in arma politica e sulla subordinazione delle relazioni internazionali ai rapporti di forza”.
Trump, dunque, non come folklore politico o incidente della storia, ma come simbolo di una fase precisa.
“Tali pratiche non sono episodi isolati o provocazioni, ma un vero e proprio metodo di governo”, scrive De Stefano, che arriva a definire questo modello come “autoritarismo predatorio, incompatibile con i principi della Costituzione italiana e dell’Unione Europea”.
La mozione parte da un presupposto chiaro: ciò che accade sul piano internazionale riguarda direttamente anche "tutti noi".
“Quando le istituzioni nazionali esitano o tacciono”, si legge ancora, “sono le comunità locali a dover riaffermare i valori dello Stato di diritto, del multilateralismo e della cooperazione pacifica”. Un passaggio che ribalta il ruolo tradizionale dei Comuni, chiamati non solo ad amministrare, ma a prendere posizione.

Donald Trump
È in questo quadro che De Stefano chiede a Ivrea di esporsi, in ciò dimostrando di avere ben colto gli appelli del Presidio per la pace. E lo fa richiamando la propria identità storica: “Ivrea, città di diritti, lavoro, innovazione sociale e partecipazione democratica”. Una città che “sceglie di non restare neutrale” in cui “la democrazia, i diritti e lo Stato di diritto non sono negoziabili”, né sul piano interno né nei rapporti tra Stati.
La presentazione ufficiale della mozione, avvenuta in conferenza dei capigruppo, ha prodotto un risultato politico tutt’altro che scontato da un lato, e forse prevedibile dall’altro. Il testo è stato sottoscritto dal Presidente del Consiglio comunale Luca Spitale e da tutte le forze politiche di maggioranza, con una vera e propria ola politica. Musi lunghi e sguardi corrucciati tra le file dell’opposizione, dove peraltro siede lo stesso De Stefano, con tutti i distinguo di chi rivendica da sempre il proprio essere di centro, e non di centrodestra, semmai più vicino al centrosinistra.
Il documento non si ferma alla dichiarazione di principio. Impegna infatti il sindaco e la giunta “a esprimere pubblicamente e senza ambiguità la contrarietà del Comune di Ivrea ai modelli di autoritarismo predatorio” e “a riaffermare il ruolo del Comune come istituzione democratica che non resta neutrale di fronte allo svuotamento della democrazia e alla compressione dei diritti”. È previsto anche l’impegno “a promuovere iniziative di informazione, confronto e sensibilizzazione sui temi della democrazia”.
Chicca finale. De Stefano chiede esplicitamente che la mozione venga “trasmessa al Presidente della Repubblica, al Parlamento italiano, al Governo, alle istituzioni europee, all’ANCI e all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia”.
Insomma “questo ordine del giorno non è neutrale: dice chi siamo e da che parte stiamo”. Una comunità che “non accetta che la forza sostituisca il diritto” e che rifiuta l’idea di una democrazia piegata ai rapporti di forza.
Tant'è! Di certo c'è che se Massimiliano De Stefano ha mai pensato a un viaggio alle cascate del Niagara o a una passeggiata tra le strade di San Francisco, forse è meglio che si faccia passare la voglia. Dopo una mozione così, negli Stati Uniti rischia seriamente di non metterci più piede.
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