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“Non erano terroristi, cercavano legna”: la morte di Mohammad e Suleiman, due ragazzi palestinesi colpiti dalle IDF nel nord di Gaza

Due cugini di 14 e 13 anni, uccisi il 24 gennaio 2026 mentre raccoglievano legna vicino all’ospedale Kamal Adwan. L’IDF parla di “terroristi” oltre la “Linea Gialla”, la famiglia smentisce. Dietro la cronaca, la zona grigia del cessate il fuoco e di un confine mobile che nessuno vede ma che può costare la vita.

“Non erano terroristi, cercavano legna”: la morte di Mohammad e Suleiman, due ragazzi palestinesi colpiti dalle IDF nel nord di Gaza

“Non erano terroristi, cercavano legna”: la morte di Mohammad e Suleiman, due ragazzi palestinesi colpiti dalle IDF nel nord di Gaza

Nel video girato al pronto soccorso dell’Al Shifa, un padre stringe il corpo del figlio e gli sussurra parole che non si sentono, soffocate da un pianto cupo, quasi muto. È l’immagine che resta della mattina di sabato 24 gennaio 2026, quando due cugini palestinesi — Mohammad e Suleiman Al Zawaraa, 14 e 13 anni — sono stati uccisi da fuoco israeliano nel nord della Striscia mentre raccoglievano legna da ardere. La scena, arrivata da Gaza attraverso i telefoni di chi era in ospedale, si è fatta domanda: chi può diventare “minaccia” quando la sopravvivenza dipende da rami secchi da trasformare in calore?

Secondo i familiari, i ragazzi erano usciti di buon’ora per cercare legna e tornare alle tende con un po’ di combustibile per cucinare e scaldarsi. In queste settimane, per molte famiglie del nord di Gaza, il combustibile significa vita quotidiana: acqua tiepida, una pentola di riso, un minimo di calore contro l’umidità del Mediterraneo d’inverno. Pochi minuti dopo, i colpi. I corpi di Mohammad e Suleiman sono stati trasferiti all’Al Shifa; nel video, il padre di uno dei ragazzi li abbraccia in corsia, in mezzo a medici esausti e pazienti che osservano in silenzio.

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L’esercito israeliano ha confermato di aver aperto il fuoco “contro diversi terroristi che avevano attraversato la ‘Linea Gialla’, piazzato un ordigno ed erano una minaccia immediata” per i militari operanti nel nord della Striscia. Una fonte militare, citata nella stessa ricostruzione, ha aggiunto che “non si trattava di bambini”, senza fornire prove. La famiglia respinge con forza: i due cugini, sostiene lo zio, erano “quasi all’ingresso dell’ospedale Kamal Adwan”, lontani dalla linea. In più parti della Striscia, questa “Linea Gialla” non è segnalata in modo chiaro sul terreno.

Che cos’è la “Linea Gialla” e perché conta

La “Linea Gialla” è la linea di demarcazione interna che si è imposta come confine operativo dopo l’avvio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Nelle intenzioni, separa le aree con presenza militare israeliana dal resto della Striscia; nella pratica, è una frontiera non sempre visibile, spostata nel tempo e nello spazio da operazioni, sbarramenti, terrapieni e ordini del giorno. Proprio per questa indeterminatezza, negli ultimi mesi l’area adiacente alla linea è diventata uno dei luoghi più letali per i civili, con decine di episodi in cui chi si avvicina — o chi viene percepito come tale — viene colpito. Inchieste e reportage indipendenti hanno documentato sparatorie frequenti e regole d’ingaggio tese a scoraggiare qualsiasi movimento in prossimità del tracciato.

Uno degli aspetti più controversi è che la linea non è sempre segnata in modo fisico: non ci sono cartelli, barriere continue o segnali univoci, e il suo tracciato può cambiare, rendendo quasi impossibile per i civili capirne il posizionamento. È dentro questa zona grigia che sabato mattina si sono mossi Mohammad e Suleiman.

Il caso dei due cugini non è isolato. A novembre 2025, due fratellini — Fadi e Jumaa Abu Assi, 8 e 10 anni — furono uccisi da un drone mentre raccoglievano legna per il padre disabile, a ridosso della stessa “Linea Gialla”. Allora l’IDF parlò di “due sospetti” che avevano attraversato la linea e posto una minaccia; testimonianze locali e di un coetaneo sopravvissuto indicarono invece una raccolta di legna finita in tragedia. È la stessa tensione narrativa che ritroviamo oggi: da un lato, la sicurezza militare; dall’altro, il bisogno elementare di riscaldarsi e cucinare nel mezzo di una crisi umanitaria senza sbocchi evidenti.

Gli zii dei ragazzi insistono: quel sabato i due cugini erano vicini all’ingresso dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia, non in una zona di combattimento e non oltre la linea. La storia recente dell’ospedale — già teatro di perquisizioni e di operazioni militari — racconta quanto la sanità sia rimasta esposta, e quanto gli spazi civili e quelli bellici si siano sovrapposti in modo pericoloso. Nel dicembre 2024, operatori sanitari e fonti palestinesi denunciarono incursioni e sgomberi forzati; le autorità militari israeliane negarono allora di aver fatto irruzione nella struttura, parlando di attività contro miliziani nelle vicinanze. Anche la semplice manutenzione — generatori, serbatoi d’acqua — è spesso rischiosa: medici riferirono in passato di droni che sorvolano l’area e colpiscono chi si muove all’aperto.

La cornice: un cessate il fuoco fragile e spesso violato

Dal 10 ottobre 2025, una tregua mediata dagli Stati Uniti ha ridotto ma non fermato la violenza. Le cifre oscillano a seconda delle fonti, ma concordano sull’idea di un cessate il fuoco “poroso”, in cui episodi letali continuano con regolarità, specie lungo la “Linea Gialla”. Reportage, note diplomatiche e comunicati militari hanno registrato centinaia di morti palestinesi durante la tregua — un numero che include combattenti e civili — e la prosecuzione di operazioni mirate giustificate da presunte violazioni da parte di gruppi armati. La quasi invisibilità della linea, unita alla necessità dei civili di muoversi per cibo, acqua e legna, crea un contesto in cui l’errore o la percezione diventano fatali.

Legna come carburante: il termometro della povertà energetica

Dalla fine del 2023 la carenza di carburanti, elettricità e gas nel nord di Gaza ha reso la legna un bene primario. Senza bombole né fornelli, molte famiglie bruciano rami, porte sfondate, travi di case crollate. In inverno, con temperature notturne che scendono sotto i 10°C, il bisogno di combustibile aumenta. Medici locali e organizzazioni umanitarie segnalano da settimane casi di ipotermia, bronchiti e polmoniti tra bambini e anziani, oltre a incidenti domestici dovuti a fumi e bracieri improvvisati. In questo clima, cercare legna significa rischiare: i terreni sono disseminati di macerie, ordigni inesplosi e, lungo la “Linea Gialla”, regole d’ingaggio drastiche.

Il nodo delle responsabilità: diritto internazionale umanitario e “minaccia immediata”

Di fronte a un episodio come quello del 24 gennaio, si incrociano principi del diritto internazionale umanitario: il dovere di distinguere tra civili e combattenti, la proporzionalità tra obiettivo militare e danno collaterale, la precauzione nell’attacco. L’IDF sostiene di aver visto “sospetti terroristi” che avevano oltrepassato una linea operativa e stavano posando un ordigno, una tipologia di minaccia che, se confermata, autorizza l’uso della forza. Ma l’assenza di prove pubbliche e la testimonianza concorde dei familiari alimentano dubbi sostanziali. La circostanza che le vittime siano minorenni, confermata da fonti ospedaliere e dai documenti forniti dai parenti, rende ancora più urgente una verifica indipendente.

Il punto, però, resta il terreno: quando il confine tattico non è segnato, la “minaccia” viene spesso dedotta da posture, movimenti, oggetti in mano. A distanza — in particolare con l’impiego di droni armati — l’interpretazione può diventare giudizio istantaneo. E sbagliare, accanto a un ospedale, significa colpire il cuore stesso della protezione umanitaria.

Un filo che collega ospedali, droni e ragazzi con le braccia piene di rami

Negli ultimi mesi, gli ospedali del nord di Gaza — da Al Shifa a Kamal Adwan — sono finiti ripetutamente nell’orbita di operazioni militari, ispezioni e scontri. In parallelo, i droni armati sono diventati la piattaforma più usata per “ingaggi rapidi” in aree difficili. È un ecosistema operativo che spinge i civili verso un rischio crescente: uscire per cercare acqua, cibo, medicine o, come in questo caso, legna. Quando lo spazio tra civile e obiettivo militare si assottiglia, ogni gesto — chinarsi a terra, raccogliere assi, spostarsi tra macerie — può essere letto come “attività sospetta”. La cronaca di Mohammad e Suleiman si colloca qui, insieme a altri episodi che hanno coinvolto anche bambini più piccoli, uccisi o feriti vicino alla “Linea Gialla” durante il cessate il fuoco.

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