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La metropolitana di Torino non va avanti? Tutta colpa di "Terzi"

A Torino i treni non si fermano per guasti ma per “tentativi”: basta sfiorare una porta, evocare l’intrusione e, per motivi di sicurezza, il servizio si inchina e si ritira

La metropolitana non va avanti? Colpa de Terzo incomodo

La metropolitana non va avanti? Colpa de Terzo incomodo

Vandali. O, per dirla con il linguaggio asettico dei comunicati ufficiali, “tentativi di intrusione da parte di terzi”. È questa la spiegazione fornita da Gtt per i continui stop che nelle ultime settimane hanno messo a singhiozzo il servizio della metropolitana di Torino, con inevitabili disagi per migliaia di pendolari e utenti quotidiani.

A chiarirlo è una nota diffusa dalla stessa azienda di trasporto pubblico, che prova a mettere ordine in una situazione che, per chi usa la metro ogni giorno, ha ormai il sapore della normalità: corse sospese, treni fermi in banchina, annunci improvvisi e viaggi interrotti senza troppe spiegazioni.

Secondo Gtt, le interruzioni non sarebbero legate a problemi tecnici o a guasti strutturali, ma ai tentativi di intrusione nei locali di esercizio della metropolitana. In particolare, viene spiegato che la forzatura delle porte di banchina attiva automaticamente i protocolli di sicurezza, rendendo inevitabile la sospensione del servizio. Una misura obbligata, dicono dall’azienda, per garantire l’incolumità dei passeggeri e del personale.

Nel comunicato integrale, Gtt scrive: “In merito alle recenti sospensioni del servizio della metropolitana, desideriamo informare la cittadinanza che le interruzioni sono imputabili al tentativo di intrusione da parte di terzi nei locali di esercizio della metropolitana. La forzatura delle porte di banchina comporta infatti, per motivi di sicurezza, la sospensione del servizio. GTT provvederà a presentare un esposto alle autorità competenti per richiedere la valutazione del caso”.

Un passaggio che, se da un lato individua una causa precisa, dall’altro apre nuovi interrogativi: chi sono questi “terzi”? Con quale frequenza avvengono le intrusioni? E soprattutto, perché un’infrastruttura strategica come la metropolitana risulta così vulnerabile?

Gtt annuncia ora un esposto alle autorità competenti, segnale che la questione viene considerata tutt’altro che marginale. Resta però il dato di fatto: mentre si cercano i responsabili, a pagare il prezzo più alto continuano a essere i cittadini, costretti a fare i conti con un servizio che, tra stop improvvisi e ripartenze a rilento, appare sempre più fragile.

Insomma, la colpa – almeno ufficialmente – è dei vandali. Ma il disagio, quello, resta tutto sulle spalle di chi ogni giorno scende in metropolitana contando su un servizio che dovrebbe essere affidabile, continuo e sicuro.

metro

Tutta colpa di terzi

C’è una nuova figura che si aggira nei cunicoli torinesi. Non il fantasma dell’operaio Fiat, non il topo metropolitano, non il pendolare esasperato. No: il Terzo. Così lo chiama Gtt, con una formula che sembra uscita più da un romanzo di Kafka che da un’azienda di trasporto pubblico.

“I tentativi di intrusione da parte di terzi”. Terzi rispetto a chi? Ai passeggeri? Ai treni? Alla realtà? Non è dato saperlo. Il Terzo è una creatura evanescente, senza volto e senza nome, che però ha un potere enorme: basta che forzi una porta di banchina e l’intera metropolitana di Torino si ferma, si inchina e dice: scusate, torniamo più tardi.

È affascinante, questa cosa. Nel resto del mondo le metropolitane si fermano per guasti, scioperi, black-out, allagamenti biblici. A Torino no. A Torino si fermano per un tentativo. Nemmeno un’intrusione vera e propria. Il solo sospetto. L’idea. Il pensiero molesto. Un Terzo che passa, guarda una porta, magari la sfiora, e zac: servizio sospeso per motivi di sicurezza.

La sicurezza, del resto, è una parola meravigliosa. Serve a spiegare tutto e a non spiegare niente. È la coperta sotto cui si può infilare qualunque cosa, dal treno che non arriva al comunicato che non chiarisce. “Per motivi di sicurezza” è l’equivalente istituzionale di “fidatevi”.

Nel frattempo, i cittadini – che non sono Terzi ma nemmeno Primi – restano in banchina ad aspettare. Aspettano il treno, aspettano informazioni, aspettano che qualcuno dica qualcosa che assomigli a una spiegazione. E invece ricevono una nota aziendale che sembra scritta da un notaio prudente dopo tre caffè decaffeinati.

Gtt, sia chiaro, fa sapere che presenterà un esposto alle autorità competenti. Formula solenne, che evoca faldoni, timbri, protocolli e corridoi lunghi. Il Terzo, immaginiamo, trema. Forse smetterà di essere Terzo e diventerà Imputato. O forse resterà una leggenda metropolitana, come il mostro di Loch Ness o la puntualità del servizio.

Nel frattempo, la metropolitana continua a fermarsi. Non perché è vecchia, non perché è fragile, non perché è sottodimensionata. No. Perché qualcuno, da qualche parte, avrebbe tentato qualcosa. Un tentativo, appunto. Che è la parola chiave di tutta la vicenda: si tenta di entrare, si tenta di spiegare, si tenta di rassicurare. Riuscire è un’altra cosa.

E così Torino scopre di avere una metropolitana ipersensibile, emotiva, quasi timida. Una metro che, al primo accenno di intrusione, si spaventa e si ritira in se stessa. Forse non è vandalismo. Forse è solo una scusa elegante per dire che basta poco, davvero poco, per mandare tutto in tilt.

Ma tranquilli: è colpa dei Terzi. E finché ci sono loro, noi possiamo continuare ad aspettare. In banchina. Per motivi di sicurezza.

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