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26 Gennaio 2026 - 17:08
Alberto Avetta e Marco Gabusi
Treni cancellati, pendolari che aspettano ore, informazioni che vanno e che vengono, sempre troppo generiche, lavoratori, studenti lasciati a piedi. E poi ritardi, incalcolabili ritardi. Questo succede un giorno sì e l’altro pure.
Succede sulla SFM1 Rivarolo–Chieri, succede sulla Torino–Ivrea–Aosta, succede in Piemonte, nel 2025, succede nel 2026, sotto gli occhi di una Giunta regionale che continua a raccontare una ferrovia che esiste solo nei comunicati ufficiali.
L’ultimo episodio, solo in ordine di tempo, risale al 2 dicembre, quando nei pressi della stazione di Bosconero un guasto a uno scambio ferroviario ha mandato completamente in tilt la SFM1. Circolazione paralizzata per circa tre ore, nel pieno dell’ora di punta. Treni cancellati, convogli fermi, passeggeri bloccati a bordo o abbandonati sulle banchine, senza sapere se attendere, tornare a casa o arrangiarsi. Un copione ormai noto, che non sorprende più nessuno, se non forse chi governa la Regione.
Perché dalla Giunta Cirio, e in particolare dall’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, anche questa volta è arrivata la solita risposta: minimizzare. Non una parola sulla fragilità del sistema, non un’autocritica, non un cambio di passo. Solo percentuali. Secondo la Regione, infatti, sulla SFM1 nel corso del 2025 la puntualità media è stata del 90,9%. Tradotto: va tutto bene, il problema non esiste. Peccato che quel restante 9-10% non sia una curiosità statistica, ma migliaia di persone che arrivano tardi al lavoro, a scuola, agli esami, alle visite mediche.
A smontare questa narrazione rassicurante è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta. Sull’episodio di Bosconero ha presentato un’interrogazione puntuale e tutt’altro che pretestuosa.
«Ancora una volta la Giunta minimizza i disagi sulle linee ferroviarie piemontesi, a cominciare dalla SFM1 Rivarolo-Chieri e dalla Torino-Ivrea-Aosta, limitandosi a citare percentuali di puntualità e rifiutandosi di riconoscere che esiste una vulnerabilità strutturale e gestionale di queste linee», afferma Avetta. Ed è difficile dargli torto.
Anche perché, come emerge dalla stessa risposta ufficiale della Regione, ogni anno Trenitalia paga alla Regione Piemonte quasi 4 milioni di euro di penali per disservizi. Se davvero fosse tutto sotto controllo, viene da chiedersi, perché queste penali esistono? Evidentemente non si tratta di episodi isolati, ma di un problema cronico, strutturale, che nessuno sembra voler affrontare con decisione.
Il caso di Bosconero, inoltre, non è rimasto isolato neppure nel breve periodo. L’8 gennaio, poco più di un mese dopo, sulla SFM1 sono stati cancellati diversi treni a causa di guasti tecnici legati alle basse temperature. A questo punto la domanda sorge spontanea: basta scendere di qualche grado sotto lo zero per mandare in crisi il trasporto ferroviario piemontese? Se la risposta è sì, forse il problema non è il meteo, ma tutto il resto.

E mentre i treni si fermano, la Regione resta ferma sulle sue posizioni. Nessuna presa di posizione forte nei confronti di RFI e Trenitalia, nessun confronto serrato per pretendere un servizio migliore, nessuna strategia di lungo periodo. Solo una gestione che appare sempre più rinunciataria, come se i pendolari dovessero rassegnarsi a un servizio mediocre, pagando però abbonamenti e biglietti sempre più cari.
«Credo che sia palese l’atteggiamento rinunciatario della Giunta, come se i pendolari non avessero il diritto ad un servizio efficiente e di qualità», incalza Avetta. Ed è proprio questa la sensazione diffusa: che chi governa il Piemonte abbia già accettato l’idea di una ferrovia fragile, inaffidabile, imprevedibile. Una ferrovia da giustificare, non da migliorare.
Intanto, sulla Torino–Ivrea–Aosta, la storia non cambia: ritardi cronici, corse soppresse, guasti improvvisi, comunicazioni vaghe. Linee fondamentali per interi territori trattate come secondarie, mentre ai pendolari viene chiesto solo di avere pazienza. Tanta pazienza.
Insomma, tra scambi che si rompono, treni che si fermano al primo freddo e risposte politiche che si rifugiano nei numeri, il trasporto ferroviario piemontese continua a viaggiare su binari sempre più instabili. E mentre la Giunta regionale continua a contare le percentuali, chi prende il treno ogni giorno continua a contare i minuti persi, le coincidenze saltate, le ore buttate.
Alla fine la domanda è una sola, ed è tutt’altro che provocatoria: la Regione Piemonte riuscirà a capire questi problemi senza accumulare ritardi imprecisati? Eddai, non è difficile!
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