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26 Gennaio 2026 - 07:45
Ombrello nucleare “made in Europe”: come Macron vuole ridisegnare la deterrenza francese (e che cosa cambia per l’UE)
In una notte d’inverno, sopra il cielo francese, una quarantina di velivoli incrociano in silenzio. I Rafale decollano scortati dai tanker A330 MRTT; il raid fende radar, simula penetrazioni, si chiude con un “lancio” fittizio. È l’operazione Poker, l’esercitazione più sensibile della componente aerea della deterrenza. Stavolta, nella sala di comando di Taverny, siedono anche funzionari britannici: un dettaglio che racconta più di mille comunicati su come sta cambiando l’architettura della sicurezza europea. La Francia si prepara infatti a un aggiornamento della propria dottrina nucleare — con enfasi sulla dimensione europea dei suoi “interessi vitali” —, mentre con il Regno Unito sancisce la possibilità di coordinare gli strumenti della deterrenza pur mantenendo arsenali pienamente indipendenti. È la Northwood Declaration del 10 luglio 2025, primo mattone politico di un cantiere che punta a blindare l’Europa in un’epoca di riallineamenti e incertezze.
Nel lessico della dissuasion francese, gli “interessi vitali” sono il cuore della dottrina: minacciarli comporta la possibilità di una risposta nucleare. Già nel discorso all’École de Guerre del 7 febbraio 2020, Emmanuel Macron aveva chiarito che tali interessi hanno «una vera dimensione europea», invitando i partner a un “dialogo strategico” sulla deterrenza francese. Oggi, con una guerra ai confini dell’UE e la percezione di un impegno statunitense più intermittente, Parigi si accinge a esplicitare e attualizzare quel concetto, integrandolo nella cornice di una sicurezza collettiva europea più robusta. In altre parole: ribadire che la forza nucleare francese, pur restando nazionale per comando e impiego, contribuisce a proteggere il continente.
La novità più concreta è la Northwood Declaration: Francia e Regno Unito affermano che le loro forze nucleari «sono indipendenti ma possono essere coordinate» e che non vedono scenari in cui gli interessi vitali di uno siano minacciati senza che lo siano anche quelli dell’altro. Viene creato un Nuclear Steering Group bilaterale per indirizzare la cooperazione su politica, capacità e operazioni. Il 10 dicembre 2025 il gruppo si riunisce a Parigi per la prima volta; gli ospiti assistono a Poker, la vetrina operativa della componente aerea strategica francese: un segnale di trasparenza e, insieme, di credibilità tecnica.

Non si parte da zero: dal 2010 i Trattati di Lancaster House hanno avviato la collaborazione sul “stockpile stewardship” — la manutenzione e la validazione dei rispettivi arsenali senza test nucleari esplosivi — attraverso il programma Teutates e il centro radiografico EPURE a Valduc (Borgogna), affiancato dal centro tecnologico ad Aldermaston (AWE). Una cooperazione scientifica profonda che ha preservato l’indipendenza operativa di entrambe le deterrenze e che ora viene “politicizzata” e aggiornata con Lancaster House 2.0 (luglio 2025), dove il capitolo nucleare è messo in testa all’agenda.
Mentre si rafforza il dialogo europeo, Parigi investe pesantemente nella propria postura. Il 18 marzo 2025 Macron annuncia la riattivazione della base di Luxeuil-Saint-Sauveur (BA 116) come quarta base a vocazione nucleare entro il 2035: ospiterà due squadroni di Rafale (circa 40 velivoli) dotati del futuro missile ipersonico ASN4G, destinato a rimpiazzare l’ASMP-A. Investimento previsto: 1,5 miliardi di euro per infrastrutture e adeguamento agli standard di sicurezza. La mossa raddoppia, di fatto, la capacità della componente aerea delle Forces Aériennes Stratégiques.
Sul piano delle esercitazioni, Poker esce dall’ombra della notte: nel 2025 almeno una iterazione si svolge in pieno giorno, con ampia mobilitazione di Rafale B, assetti AWACS ed equipaggiamenti “inerti” per simulare una missione di penetrazione e rilascio. Nell’ultima edizione dell’anno, per la prima volta, ufficiali britannici sono ammessi come osservatori, a sottolineare la nuova stagione di “coordinamento fra deterrenze indipendenti”.
Secondo quanto trapela a Parigi, l’aggiornamento della dottrina punterà a tre messaggi essenziali:
Il perimetro non contempla la “condivisione” dell’arma o il trasferimento del controllo: il Presidente della Repubblica resta l’unica autorità a poter decidere sull’impiego. Ma il linguaggio potrà essere più esplicito nel collegare la sicurezza francese a quella dei vicini, segnalando che qualsiasi minaccia esistenziale all’Europa tocca il cuore degli interessi di Parigi.
L’ipotesi più discussa — e più controversa — è quella di un possibile “finanziamento europeo” di alcune spese connesse alla deterrenza francese in cambio di garanzie di protezione più esplicite. Qui, Parigi mantiene cautela: il mantra è che la Francia non pagherà la sicurezza degli altri al posto loro, ma che i partner possono contribuire al rafforzamento della difesa europea nelle forme ritenute utili. Un’altra opzione evocata è il posizionamento, a rotazione o su base bilaterale, di Rafale dual-capable su territorio alleato (per esempio in Germania o in Europa centro-orientale), come segnale politico-operativo. Tuttavia, analisti di rilievo notano che spostare i vettori avrebbe valore limitato se non si scioglie il nodo della integrazione dottrinale e di comando con la NATO.
Il fronte tedesco, in particolare, si mostra aperto al confronto: il cancelliere Friedrich Merz ha più volte proposto di discutere “forme di condivisione” del deterrente franco-britannico come complemento — non sostituzione — dell’ombrello statunitense. È un’evoluzione simbolica e politica importante per Berlino, in un dibattito domestico storicamente sensibile.
Se l’ombrello nucleare europeo resterà, per ora, soprattutto un segnale politico, la leva immediata per la credibilità sta nel rafforzamento della deterrenza convenzionale sul fianco Est. Qui, Francia e partner si muovono già:
Questi segnali hanno un effetto deterrente tangibile, soprattutto nella dimensione aerea e terrestre, dove si gioca la quotidianità dell’intercettazione di droni, velivoli e penetrazioni ibride.
La Loi de Programmation Militaire 2024–2030 fissa per le Forze Armate francesi una traiettoria di quasi 400 miliardi di euro in 7 anni, con l’obiettivo — ribadito da Macron — di arrivare a 64 miliardi l’anno entro il 2027. Dentro questa cornice, la dissuasion assorbe una quota stabile ma crescente: nuovi Rafale F5, sviluppo di ASN4G, modernizzazione della componente subacquea con missili M51 e i relativi sistemi di comando e comunicazione. A livello globale, la spesa per le armi nucleari è aumentata del 13% nel 2023 (oltre 91 miliardi di dollari), segnalando un trend che SIPRI giudica destinato a proseguire. La Francia mantiene un arsenale intorno alle 290 testate (stime SIPRI), in un contesto di modernizzazione generalizzata dei nove Stati nucleari.
L’architettura europea della deterrenza ruota su due potenze: Francia (triade “duale” aerea e subacquea) e Regno Unito (monocomponente SSBN con Trident). La Northwood Declaration riconosce che, pur con differenze dottrinali e tecniche — il Regno Unito fa affidamento su tecnologie USA per vettori e parte della filiera —, Parigi e Londra intendono essere pronte a coordinare decisioni e posture in tempo di pace e di crisi, rafforzando il messaggio all’avversario: qualsiasi minaccia estrema all’Europa genererà una risposta. Le esercitazioni con osservatori britannici a Poker e il varo del Nuclear Steering Group sono passaggi chiave di questa integrazione “tra pari”.
Per i Paesi più esposti — Baltici, Polonia, Romania, Svezia — l’offerta francese di un dialogo strategico sulla deterrenza e la disponibilità britannica a coordinare le posture sono tasselli che si sommano al rafforzamento NATO. Politicamente, sdoganano un tema finora tabù: l’autonomia europea non è l’alternativa all’ombrello USA, ma un moltiplicatore di credibilità a prescindere da chi siede alla Casa Bianca. Operativamente, la priorità resta rendere interoperabili sensori, difese aeree, C2, capacità di strike e logistica. Quanto alla Germania, l’apertura di Merz a “parlare di condivisione” con Francia e Regno Unito fotografa un cambio di clima: Berlino non cerca un’arma propria, ma vuole strumenti europei più solidi e prevedibili.
Secondo SIPRI, a inizio 2025 gli Stati con armi nucleari possiedono complessivamente circa 12.241 testate, con 9.614 in scorte militari potenzialmente utilizzabili e circa 3.912 dispiegate: un dato stabile ma inserito in una tendenza alla modernizzazione e alla crescita di allerta in più Paesi. L’ICAN calcola una spesa globale in aumento a oltre 91 miliardi di dollari nel 2023 (+13%). Sono indicatori che spiegano perché Parigi punti a rendere la propria dissuasion più visibile e, al tempo stesso, a legarla a una difesa europea più matura.
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