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25 Gennaio 2026 - 18:38
Cinquant’anni dopo l’argento olimpico di Claudia Giordani a Innsbruck 1976, lo sci italiano è tornato a guardarsi allo specchio partendo dalle sue origini. È successo sulle piste della Vialattea, dove il secondo Raduno dell’Associazione Sciatori d’Epoca ha trasformato un fine settimana in una dichiarazione di identità: memoria attiva, gesto tecnico, cultura sportiva che non si limita a celebrare, ma a trasmettere.
Sulle piste della “Standard”, sci in legno, scarponi d’altri tempi e abbigliamento storico non sono stati un vezzo estetico. Sono stati strumenti di lavoro. Atleti, maestri di sci, campioni del passato e appassionati hanno condiviso lo stesso tracciato, lo stesso ritmo, lo stesso rispetto per la linea e per la neve. Nessuna nostalgia da cartolina: il raduno ha funzionato come un ponte tra generazioni, mettendo in dialogo chi lo sci lo ha costruito e chi oggi lo pratica in un contesto profondamente cambiato.

Il centro simbolico del weekend è stato l’omaggio a Claudia Giordani, protagonista di una medaglia che ha segnato uno spartiacque. L’11 febbraio 1976, con l’argento in slalom ai Giochi Invernali di Innsbruck, non vinse solo una gara: si aprì una stagione nuova per lo sci alpino femminile italiano, quella che sarebbe poi stata chiamata Valanga Rosa. A Sestriere, Giordani ha riportato con sé quella medaglia e, soprattutto, il senso di un percorso. “Sestriere occupa un posto speciale nel mio cuore e in quello della mia famiglia. È il luogo della gioventù sportiva, delle prime gare, delle stagioni sportive”, ha raccontato a Casa Olimpia, con una voce capace di tenere insieme emozione e misura.
Attorno a questo racconto si è stretta anche la comunità istituzionale e sportiva del territorio. Il sindaco Gianni Poncet, il vicesindaco Maurizio Cantele, l’assessore Emanuela Ruspa Tedeschi e il consigliere Cesare Quaranta, insieme a Luisella Bourlot, amministratore delegato di Sestrieres S.p.A., e a Giorgio Tessore, organizzatore dell’evento, hanno dato forma a una presenza che va oltre il protocollo. Il messaggio è chiaro: qui lo sci non è solo economia o promozione turistica, ma linguaggio identitario, parte della storia locale.

La gara della domenica, dedicata al cinquantesimo anniversario dell’argento olimpico, ha rimesso al centro ciò che conta davvero. Tecnica pulita, equilibrio, capacità di leggere il pendio anche con materiali che non perdonano. Gli sci d’epoca non concedono scorciatoie: esaltano la qualità del gesto e smascherano l’approssimazione. È in questo che il raduno diventa lezione, più che competizione. Una dimostrazione concreta che l’eleganza non passa di moda e che la buona tecnica resiste al tempo.
Il Raduno degli Sciatori d’Epoca della Vialattea parla al futuro proprio perché rifiuta l’idea di un passato imbalsamato. Indossare il passato, qui, serve a ritrovare la direzione. Celebrare Giordani e Innsbruck 1976 significa ricordare alle nuove generazioni che i risultati non nascono per caso, ma da un lavoro lungo, coerente, spesso silenzioso. È così che una medaglia diventa davvero immortale: non per il metallo, ma per le storie che continua a generare sulla neve.
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