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25 Gennaio 2026 - 18:17
Il Carluvà d’Ajè ha chiuso il suo Carnevale con una piazza piena, un corteo compatto e un rito che continua a parlare alla comunità. Domenica 25 gennaio 2026, il gran finale ha riportato al centro del paese ciò che questa festa sa fare meglio: mettere insieme tradizione, partecipazione e identità, senza forzature e senza nostalgia di maniera. Piazza Castello, il borgo e le vie di Agliè si sono trasformati in un unico spazio condiviso, attraversato da musica, colori e volti noti.
Il corteo ha preso forma fin dai primi passi dei Pifferi e tamburi di Arnad, che hanno aperto la sfilata con il loro ritmo secco e riconoscibile. Dietro di loro, maschere, costumi, bambini e famiglie hanno occupato il centro storico senza bisogno di istruzioni: seguendo il suono, seguendo il passo, seguendo una ritualità che ad Agliè non ha bisogno di essere spiegata. A guidare la sfilata i Conti di San Martino, Ilaria Trabucco e Mattia Maione, figure centrali del Carnevale alladiese, capaci di tenere insieme rappresentazione e leggerezza, ruolo simbolico e contatto diretto con la gente.

L'Oloch 2026
Il momento conclusivo è arrivato con il rogo dell’Oloch, passaggio che segna la fine del Carnevale e, simbolicamente, dell’inverno. Quest’anno l’effigie portava il volto di Silvano Bianchi, riferimento della Croce Rossa di Agliè, scelta che ha aggiunto al rito un significato riconoscibile e condiviso. Prima il silenzio, poi le fiamme, infine l’applauso: una sequenza che si ripete ogni anno ma che ogni anno trova un equilibrio diverso tra rispetto, emozione e partecipazione collettiva.
È in questi passaggi che il Carluvà d’Ajè dimostra di non essere una semplice sfilata. È memoria che si rinnova, è un linguaggio comune che mette sullo stesso piano chi guarda e chi partecipa. Le strade del paese hanno accolto bambini mascherati, gruppi di amici, famiglie e curiosi, senza divisioni e senza barriere. I coriandoli hanno fatto il resto, ma non sono stati il centro: il centro è rimasto la presenza, reale e fisica, di una comunità che si riconosce in un rito condiviso.
Il Carluvà d’Ajè continua a funzionare perché non cerca di stupire a tutti i costi. Tiene insieme passato e presente, conserva i suoi simboli — i Pifferi, i Conti, l’Oloch — e li lascia parlare al tempo che vivono. È questa continuità, più che l’effetto spettacolare, a rendere il Carnevale di Agliè un appuntamento che non si limita a riempire una piazza, ma la restituisce, per qualche ora, al suo significato più semplice e più vero: essere luogo di incontro.
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