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Punto rosso
26 Gennaio 2026 - 06:02
Matteo Chiantore
IVREA. Il giro di boa di metà mandato per una amministrazione comunale è un momento delicato tra insidie e opportunità. L'entusiasmo e la curiosità della novità elettorale si è affievolito e i progetti e cantieri sono in pieno svolgimento. Non è più il tempo “dorato” delle promesse, ma non è ancora il tempo dei tagli del nastro finali. Un passaggio critico, insomma.
È dunque questo il momento in cui la giunta Chiantore deve parlare in modo aperto e diretto agli abitanti eporediesi. Deve dire con puntualità per ogni progetto quali erano gli obiettivi, a che punto siamo, dove arriveremo da qui alla fine dell’attuale mandato e cosa rimarrà da fare nel prossimo.
E nel caso di progetti in ritardo o mai partiti spiegare senza remore le motivazioni, molte saranno oggettive, altre soggettive, anche gli (eventuali) errori se spiegati, possono essere accettati, in particolare se l’amministrazione ha già messo in atto un correttivo, se si manifesta la volontà concreta di recuperare.
A metà mandato una amministrazione è in piena attività e il rischio maggiore è la percezione di una giunta chiusa nel "palazzo". Dopo gli incontri di ascolto dei cittadini durante campagna elettorale e subito dopo l’insediamento è quindi giunto il momento per la giunta di tornare nelle strade. È ora di organizzare un nuovo giro di incontri nei quartieri. Non per parlare ai cittadini, ma per ascoltare le criticità rimaste aperte in questi primi due anni e mezzo. Alcuni incontri saranno sicuramente difficili, come immagino quello nel quartiere San Grato, la vicenda degli “orti urbani” è stata gestita che peggio non si poteva. Ma sottrarsi non paga, al contrario.
È giusto stare a testa bassa a lavorare sui tanti versanti aperti, ma se si perde il contatto con chi la città la vive, la sensazione a pelle dei cittadini sarà di una amministrazione lontana.
Chiantore e le sue assessore e i suoi assessori, dovrebbero mettere a valore un lato positivo del “metà mandato”: è oggi possibile passare dal racconto dei desiderata dei primi giorni a quello dei fatti. Dopo due anni e mezzo di amministrazione, molti progetti sono arrivati in porto, altri sono stati avviati e vedranno la fine nei prossimi 30 mesi, altri sono rimasti sulla carta, ma con buone motivazioni (si spera). Raccontare con semplicità alla cittadinanza lo stato dei lavori, non solo i cantieri “fisici”, ma anche quelli sociali, è un atto dovuto e pure opportuno. Non per dire quanto si è bravi, ma per dare alla cittadinanza strumenti per valutare il valore e la dimensione dei “lavori in corso” della nuova giunta.

Questo passaggio richiede però molta consapevolezza dei propri limiti e delle proprie responsabilità, richiede umiltà, conoscenza profonda della macchina comunale e dei principali bisogni dei cittadini. Si deve essere credibili e l’unico modo per esserlo è credere profondamente nel proprio ruolo e nella possibilità di disegnare una città “migliore”, per tutte e tutti, amare profondamente questa città, frequentarla, passeggiare per le sue vie centrali e periferiche, incontrare per strada le persone, fermarsi ad ascoltare. In particolare, questo è il compito del Sindaco, il primo cittadino, che deve attraversare la città cercando di incrociare gli sguardi di chi incontra, capire gli stati d’animo e scambiare parole. Le città evolvono quando i loro abitanti si sentono parte di una comunità e uno dei collanti è proprio l’amministrazione e il Sindaco che la guida.
Il sindaco è il custode del patto sociale con la città. “Senza una guida politica forte e aperta, una città resta un insieme di edifici; con un buon sindaco, diventa un organismo vivo capace di evolversi e proteggere chi lo abita.” Forza sindaco Matteo, immergiti nella Città, metti in tasca lo smartphone, quel filtro che ci isola, vedrai i sorrisi e come gli sguardi torvi, le speranze e le fatiche dei cittadini, in presa diretta.
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