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Lascia la fabbrica e apre una spa del silenzio: la storia di Francesco a Volpiano

Da una linea di produzione industriale a uno spazio di ascolto e cura: la storia di Francesco Ingegneri, tra disconnessione consapevole, benessere e comunità

Il responsabile

Francesco Ingegneri

In un’epoca in cui il tempo è diventato una risorsa da amministrare più che da vivere, recuperare il diritto alla lentezza assume il valore di una scelta. Non una fuga, ma un atto consapevole. È l’idea di abitare i minuti invece di subirli, di restituire senso a ciò che spesso viene consumato senza attenzione. Dentro questa cornice prende forma una storia fatta di rotture, passaggi e ricostruzioni.

Per sette anni Francesco Ingegneri, oggi 28 anni, ha lavorato in una linea di produzione industriale. Il suo compito era unire rame e plastica, assemblare cavi elettrici. Un lavoro ripetitivo, scandito da tempi rigidi, che col tempo ha generato una distanza sempre più evidente tra ciò che faceva e ciò che sentiva. «Si può dire che si sia interrotta la connessione mentale tra me e quel lavoro», racconta. Tra il 2020 e il 2021 arriva un momento di arresto: il “posto fisso”, vissuto a lungo come sicurezza, diventa una struttura che non regge più.

Il cambiamento nasce da un bisogno personale. «Versau è nato in un periodo di forte stress, quando cercavo un luogo dove staccare davvero». Da lì inizia un percorso di studio e sperimentazione: collaborazioni con professionisti di yoga e meditazione, la produzione artigianale di saponi e oli profumati durante il lockdown. Attività nate per prendersi cura di sé, ma che nel tempo assumono una dimensione condivisa.

Oggi, in via Garibaldi 1 a Volpiano, di fronte alla piazza della chiesa, Francesco ha trasformato quel percorso in Versau, uno spazio dedicato alla disconnessione consapevole. Non più cavi elettrici, ma esperienze costruite attorno al corpo e all’ascolto.

Il metodo si basa su un principio semplice: il cervello umano fatica a elaborare contemporaneamente più stimoli profondi. Durante il trattamento vengono coinvolti tatto, udito e olfatto attraverso massaggio, musica e oli artigianali. La mente razionale rallenta, lasciando spazio a uno stato di dormiveglia che favorisce rilassamento e percezione corporea. Non è un approccio spettacolare, ma funzionale.

Il lavoro, però, non si conclude sul lettino. Dopo il trattamento, arriva un secondo momento, altrettanto centrale: il dialogo. Davanti a una tisana o a un tè caldo si apre uno spazio di confronto. «Si cerca di capire cosa ci fa stare male e come prendersene cura», spiega Francesco. Il suo lavoro si divide in modo netto: metà manualità, metà ascolto.

La collaborazione a San Benigno 

Gli scambi di libri

Lettori di qualsiasi età partecipano a dare uno sviluppo di una cultura condivisa 

È in questa fase che molte persone trovano la possibilità di raccontarsi. Non per forza grandi confessioni, spesso frammenti di quotidiano. Ma sufficienti a trasformare il trattamento in un percorso più ampio, dove il benessere fisico e quello emotivo procedono insieme.

All’esterno della spa, una piccola cassettina di legno ospita il Restyling Book Crossover, un progetto di scambio librario che si distingue dai classici book crossing. I libri non restano fermi: vengono ruotati, curati, rinnovati settimanalmente. Francesco li sistema, li pulisce, li valorizza. «Maneggiare i libri, sistemarli, trovare loro un posto giusto è già un modo per avvicinarmi alla lettura», racconta.

La cassettina diventa così uno spazio accessibile anche a chi è più riservato. Non serve entrare, né esporsi. Si può lasciare un libro, una dedica, un pensiero, senza interazione diretta. Un gesto semplice che permette comunque di sentirsi parte di una comunità.

La risposta di Volpiano è immediata. Dai 12 libri iniziali si passa rapidamente a sacchetti pieni di volumi, spesso accompagnati da dediche personali. Il progetto si diffonde anche fuori dal paese, grazie ai social e alle collaborazioni con altre realtà giovani: un’erboristeria a Lucento, iniziative a San Benigno e nel quartiere Campidoglio di Torino. «Cerco di dare visibilità soprattutto alle attività emergenti», spiega Francesco.

Questa visione si riflette anche nel logo di Versau, che unisce il vaso di Pandora e un granchio. L’apertura come atto di conoscenza, anche delle proprie ombre. Il granchio che si nutre di ciò che resta sulle rocce diventa metafora culturale: ciò che uno lascia, per un altro può essere nutrimento.

Iscritto a Filosofia dopo aver mancato l’accesso a Psicologia, Francesco osserva con attenzione la società contemporanea. Nota come il benessere venga spesso concepito come strumento per tornare efficienti, più che come diritto a stare bene.

Una conferma arriva dall’esperienza del Reading Party, svoltosi venerdì 23 gennaio alla Biblioteca di Mazzè. L’iniziativa, curata da Igor Gribaldo del Club dei Branzini insieme alla consigliera alla cultura Isabella Bellissimo e a Giovanni Panella della Pro Loco, propone una formula essenziale: lettura silenziosa condivisa, seguita da un momento di confronto.

Non un club del libro tradizionale, ma uno spazio di attenzione reciproca. «Ognuno porta se stesso nel libro che sceglie, ed è questo che rende interessante il confronto», ha osservato Bellissimo.

In quel tempo sospeso, Francesco riconosce una conferma del proprio percorso. «C’è molta emotività trattenuta per convenzione sociale. Qui ho visto ascolto vero, senza sovrapposizioni». Un’esperienza che restituisce alla lettura il suo valore relazionale, lontano dalla distrazione costante.

Alla fine resta una domanda semplice: a chi appartengono i nostri giorni? Spesso la risposta è legata a obblighi, schermi, automatismi. Francesco Ingegneri ha scelto di sottrarsi a questa logica, restituendo tempo a sé stesso e alla comunità in cui vive. Non come gesto eclatante, ma come pratica quotidiana: prendersi cura, ascoltare, fermarsi. Un lavoro silenzioso, che procede lontano dalla retorica, ma non dall’essenziale.

francesco Ingegneri

La magica cassettina della socialità 

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