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24 Gennaio 2026 - 11:43
L'assessore regionale Federico Riboldi
Ci sono bandi che sembrano innocui solo a chi li legge distrattamente. E poi ci sono bandi che, se letti bene, raccontano molto più di quanto dicano. Quello approvato dalla Giunta regionale del Piemonte il 19 gennaio 2026 appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Con la DGR n. 18-2163/2026 (dgr_02163_1050_19012026), la Regione Piemonte ha infatti approvato l’avviso pubblico di selezione per il conferimento dell’incarico di direttore generale della nuova Azienda ospedaliera O.I.R.M.–Sant’Anna di Torino, contestualmente all’aggiornamento degli elenchi regionali degli idonei alla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie.
Un atto formalmente impeccabile, incardinato nel perimetro del d.lgs. 171/2016, che disciplina la selezione dei vertici del Servizio sanitario nazionale. Tutto lineare. Tutto trasparente. Tutto molto… opportuno.
Il bando nasce da una premessa ufficiale chiara: l’O.I.R.M.–Sant’Anna è azienda di nuova istituzione, frutto del recente riassetto organizzativo della sanità piemontese, e necessita quindi della prima nomina del direttore generale, figura “indispensabile per l’avvio, il consolidamento e la piena operatività dell’ente”. Non un ruolo qualsiasi, dunque, ma una poltrona strategica, destinata a pesare – e molto – nei nuovi equilibri regionali.
La procedura prevede che possano candidarsi esclusivamente soggetti inseriti nell’elenco nazionale degli idonei, istituito presso il Ministero della Salute. La selezione avverrà tramite valutazione dei titoli e colloquio, affidata a una Commissione composta da un rappresentante regionale, uno indicato da istituzioni scientifiche indipendenti e uno designato da Agenas. Nessuna graduatoria finale, ma la formazione di una rosa di candidati, dalla quale il Presidente della Giunta regionale sceglierà il direttore generale ritenuto “più coerente” con le caratteristiche dell’incarico.
Fin qui, nulla da eccepire. È la legge. Ed è proprio la legge a prevedere che le Regioni possano aggiornare i propri elenchi regionali degli idonei ogni volta che viene aggiornato l’elenco nazionale. Ed è qui che il bando smette di essere solo un atto tecnico e comincia a diventare politica sanitaria allo stato puro.
Perché l’avviso non serve soltanto a scegliere il futuro direttore generale del Sant’Anna. Serve anche – ed esplicitamente – ad aggiornare gli elenchi regionali degli idonei, consentendo l’ingresso di nuovi candidati che oggi non figurano negli elenchi piemontesi, pur essendo inseriti in quello nazionale. Tradotto: si riapre il gioco. Si allarga il perimetro. Si mettono nuove carte sul tavolo.
E qui iniziano le domande.
Perché aggiornare gli elenchi adesso?
Perché farlo mentre Azienda Sanitaria Zero è attraversata da voci sempre più insistenti di commissariamento?
Perché farlo mentre il Tar è chiamato a pronunciarsi sulla gara del nuovo CUP, gestita proprio da Azienda Zero?
E soprattutto: per chi si aggiornano questi elenchi?
Nei corridoi della sanità piemontese – quelli dove le indiscrezioni corrono più veloci delle determine – si parla da settimane di una posizione sempre meno solida per Adriano Leli, succeduto nel 2023 a Carlo Picco alla guida di Azienda Zero. Un manager arrivato dal mondo di SCR, rientrato in Piemonte dopo una parentesi in Emilia-Romagna, ma privo di una precedente esperienza alla direzione di un’azienda sanitaria. Un dettaglio che, col senno di poi, qualcuno considera meno marginale di quanto si volesse far credere.

Massimo D’Angelo e Adriano Leli
E mentre si ipotizza una sua uscita di scena, magari non traumatica ma accompagnata da una “ricollocazione” più morbida, ecco che compare il bando per il Sant’Anna–Regina Margherita. Un nuovo polo. Una nuova azienda. Una nuova partita.
Nel frattempo circola con insistenza il nome di Massimo D’Angelo, attuale direttore sanitario ad interim dell’Asl di Alessandria e direttore del distretto sanitario di Casale Monferrato. Proprio Casale, città di cui Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità e relatore della delibera, è stato sindaco. Coincidenza perfetta, quasi didattica. Peccato solo che D’Angelo non risulti oggi nell’elenco degli idonei del Piemonte. Dettaglio non secondario. Ma dettaglio che un aggiornamento degli elenchi potrebbe, guarda caso, risolvere.
Ed è qui che il bando diventa interessante davvero. Perché aggiornare gli elenchi regionali significa inserire nuovi nomi, ampliare le possibilità di scelta, rendere “tecnicamente” praticabile ciò che politicamente potrebbe già essere stato immaginato. Non è illegittimo. È previsto dalla normativa. Ma è anche uno strumento potente, soprattutto se usato nel momento giusto.
E i nomi non finiscono qui. C’è Franco Ripa, uno dei vice di Antonino Sottile alla direzione regionale, per il quale un incarico apicale consentirebbe anche di superare i limiti di età previsti per i dirigenti regionali. E c’è Giovanni Messori Ioli, ex commissario del Regina Margherita, passato poi all’Asl TO5 dopo una gestione definita, con elegante understatement, “complessa”.
Quanto a Leli, le voci parlano di un possibile approdo proprio alla guida del nuovo Sant’Anna–Regina Margherita, accanto – o meglio, sotto lo sguardo vigile – di Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento di patologia e cura del bambino. Un contesto tutt’altro che neutro, e tutt’altro che semplice.
Insomma, il bando dice una cosa. Ma il contesto ne suggerisce molte altre. Dice che si seleziona un direttore generale. Ma intanto si aggiornano gli elenchi, si rimescolano le carte, si aprono scenari. Dice che va tutto bene. Ma intanto si parla di commissariamenti “tecnici”, di traghettamenti, di nuove aziende che nascono mentre altre vacillano.
E allora la domanda finale non è se il bando sia legittimo. Lo è.
La vera domanda è un’altra: si stanno scegliendo i migliori manager per la sanità piemontese o si sta costruendo, con metodo e tempismo, una nuova mappa delle poltrone compatibili con la linea dell’assessore regionale?
Naturalmente sono solo ipotesi. Congetture. Super ipotesi.
Ma nella sanità piemontese, quando aggiornano gli elenchi “per trasparenza”, di solito qualcuno sa già chi deve entrarci.
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