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A Kashiwazaki-Kariwa il grande ritorno del nucleare giapponese si inceppa dopo 90 minuti: cosa è successo davvero nel reattore 6

Un allarme nella notte ferma il riavvio del più grande impianto al mondo. Tepco assicura stabilità e nessun rilascio radioattivo, ma la vicenda riaccende tutte le domande su sicurezza, trasparenza e strategia energetica del Giappone.

A Kashiwazaki-Kariwa il grande ritorno del nucleare giapponese si inceppa dopo 90 minuti: cosa è successo davvero nel reattore 6

A Kashiwazaki-Kariwa il grande ritorno del nucleare giapponese si inceppa dopo 90 minuti: cosa è successo davvero nel reattore 6

La notte sul Mare del Giappone era limpida quando, alle 00:28 di giovedì 22 gennaio 2026 (ora locale), un segnale acustico ha squarciato la sala controllo del reattore n. 6 di Kashiwazaki-Kariwa. Poche ore prima, alle 19:02 del 21 gennaio, i tecnici avevano iniziato a ritirare gradualmente le barre di controllo: alle 20:30 circa il nocciolo era arrivato a criticità, il passo simbolico che consente a un reattore di autosostenere una reazione di fissione. Poi l’allarme. Le operazioni vengono sospese, si tenta la sostituzione di componenti elettrici del pannello di controllo, ma l’anomalia persiste. A quel punto Tokyo Electric Power Company – la Tepco – decide di invertire la rotta: reinserimento pianificato delle barre, preparazione allo spegnimento, conferma di “cold shutdown” alle 01:37 di venerdì 23 gennaio. Nessun impatto all’esterno, assicurano. Ma per il primo reattore che Tepco provava a riavviare dopo Fukushima è un inciampo che pesa.

Il complesso di Kashiwazaki-Kariwa – sette reattori affacciati sul Mare del Giappone nella prefettura di Niigata – detiene il primato mondiale per capacità installata: circa 8,2 GW. Il reattore 6, un ABWR di 1.356 MW, era il primo candidato alla rimessa in marcia dopo oltre 13 anni e 10 mesi di fermo. Nel piano iniziale, quel singolo reattore avrebbe potuto aggiungere 1,35 milioni di kW alla rete – circa un 2% di margine in più nell’area metropolitana di Tokyo – contribuendo all’obiettivo del governo di ridurre il ricorso ai combustibili fossili e riportare il nucleare a una quota stabile del mix energetico.

Il cuore della vicenda è tutto in quei minuti di avvio. Durante una manovra di parziale estrazione delle barre di controllo – i “freni” che regolano la reazione a catena – si è attivato un allarme del sistema di monitoraggio/azionamento. Secondo le ricostruzioni disponibili, nel momento del segnale erano state estratte 52 delle 205 barre. La società ha parlato di un possibile guasto nell’alimentazione del dispositivo di estrazione: da qui il tentativo, senza esito, di sostituire componenti elettrici del pannello. Poi la decisione prudenziale di arrestare il reattore. Nessun aumento anomalo di radioattività è stato registrato al perimetro.

Il riavvio doveva scattare il 20 gennaio, ma Tepco l’aveva rinviato dopo che, durante un test del 17 gennaio, un allarme specifico non era scattato come previsto: problema di impostazione, poi corretto. L’episodio era stato presentato come risolto, ma ha imposto un supplemento di verifiche.

Perché Kashiwazaki-Kariwa conta più di un singolo impianto

Un test nazionale: dal trauma di Fukushima al “ritorno” del nucleare

Dal 2011 il Paese ha spento i suoi reattori, per poi procedere gradualmente con riavvii selettivi sotto la vigilanza della Nuclear Regulation Authority (NRA). Nel dicembre 2023 l’Autorità ha revocato a Tepco il divieto operativo imposto nel 2021 per gravi carenze nelle misure anti-intrusione e nella protezione fisica dei materiali nucleari: una sospensione che aveva congelato ogni prospettiva di riavvio a Niigata. La revoca ha riaperto il cantiere, ma ha lasciato un’eredità pesante in termini di fiducia.

Il passaggio politico cruciale è arrivato il 23 dicembre 2025, quando il governatore di Niigata, Hideyo Hanazumi, ha concesso il via libera locale al riavvio dei reattori 6 e 7: un assenso necessario – seppur non formalmente vincolante – in un sistema che, dopo Fukushima, ha riconosciuto ai territori un ruolo determinante.

Numeri, attese, timori

  1. Con i suoi 8,2 GW, Kashiwazaki-Kariwa è il più grande impianto al mondo. Il reattore 6 da 1.356 MW è tra i due ABWR del sito, insieme al n. 7.
  2. Il primo avvio post-2011 di un reattore gestito da Tepco ha un forte valore simbolico ed economico: i costi di decommissioning e compensazioni legati a Fukushima Daiichi sono stimati in oltre 22.000 miliardi di yen (circa 139 miliardi di dollari).
  3. La società giapponese resta spaccata: sondaggi recenti in Niigata indicano oltre il 60% di contrari al riavvio, con preoccupazioni per la sismicità dell’area e per i piani di evacuazione in condizioni invernali.

La cornice regolatoria e i passaggi tecnici

Per poter premere il pulsante dell’avvio, Tepco ha dovuto completare un percorso di verifiche di integrità degli impianti, ispezioni pre‑operative e un calendario di test approvato da NRA. Il 21 gennaio il ritiro delle barre è iniziato con autorizzazione regolatoria e un piano di controlli successivi su sistemi di raffreddamento d’emergenza e prove di carico. Proprio nelle primissime fasi, però, è arrivato lo stop.

La serata dell’avvio e la notte dell’allarme: cronologia ragionata

21 gennaio 2026

  1. Ore 19:02: avvio del ritiro delle barre di controllo nel reattore 6.
  2. Ore 20:30 circa: raggiunta la criticità in condizioni controllate. L’operatore procede con i passaggi successivi del programma di messa in servizio.

22 gennaio 2026

  1. Ore 00:28: scatta un allarme durante l’ulteriore estrazione parziale delle barre; secondo le ricostruzioni, al momento del segnale erano state estratte 52 su 205 barre. Tepco tenta la sostituzione di componenti elettrici del dispositivo di comando ma l’anomalia persiste. Decisione: sospendere la procedura di avvio e predisporre l’arresto.

23 gennaio 2026

  1. Ore 00:03: confermato l’arresto del reattore, con successiva transizione allo “stato di arresto a freddo” alle 01:37. Comunicazioni ufficiali: impianto stabile, nessun rilascio o impatto radiologico fuori dal sito. Indagine interna avviata.

Le domande aperte: sicurezza tecnica, cultura organizzativa, comunicazione

L’importanza delle “banali” alimentazioni elettriche

Che un’allerta potesse scattare in corrispondenza dell’alimentazione del sistema di estrazione delle barre dimostra quanto, in un impianto nucleare, anche la più prosaica elettronica di potenza sia parte del primo anello di sicurezza. Se un dispositivo essenziale non offre garanzie, la catena decisionale corretta è proprio quella osservata a Niigata: sospensione, isolamento dell’anomalia, arresto controllato. È la differenza fra un evento di avviamento e un incidente. Le analisi diranno se il problema sia stato un guasto di componentistica, una taratura errata, un’interferenza o un falso positivo del sistema di monitoraggio. Finché non c’è una root cause documentata, il riavvio resta un punto interrogativo.

Il precedente di pochi giorni prima

Il difetto di impostazione dell’allarme emerso nel test del 17 gennaio – poi corretto – non va confuso con l’evento del 22: si tratta di funzioni diverse. Ma la loro vicinanza temporale rafforza una sensazione: l’avvio di un reattore “spento” per quasi 14 anni è un’operazione ad altissima complessità, dove la ridondanza e la qualifica dei sistemi devono fare i conti con un contesto reale, non di laboratorio.

La lunga ombra della sicurezza fisica

La NRA aveva fermato Tepco nel 2021 per criticità nelle misure anti‑intrusione e perfino per un’utilizzazione impropria di badge di accesso: fatti gravissimi in un impianto nucleare. La revoca del blocco nel 2023 ha segnato un progresso, non la fine della partita. Ogni scivolone – anche meramente tecnico – viene letto alla luce di quella storia. In altre parole: la cultura della sicurezza non è un atto amministrativo, è un processo.

Il territorio, la sismicità, la memoria corta

Kashiwazaki-Kariwa porta addosso la memoria del terremoto del 2007: un 6.6–6.8 di magnitudo che provocò un incendio a un trasformatore e piccoli rilasci entro i limiti di legge, senza danni ai reattori. Da allora l’impianto è stato oggetto di rafforzamenti sismici e di un ridisegno della difesa costiera. È uno dei motivi per cui una quota significativa di residenti continua a chiedere rigore assoluto su evacuazione, viabilità e catene di comando in caso di emergenza, specie in inverno.

La diffidenza, inoltre, è alimentata dal clima nazionale: nello stesso gennaio 2026, un’utility giapponese non collegata a Tepco ha ammesso manipolazioni di dati sismici in un altro sito, episodio che ha fatto discutere sull’intero apparato della sicurezza nucleare e sul rischio di compiacenza mentre si pianifica il ritorno dell’atomo.

Strategia energetica: necessità, opportunità, condizioni

Cosa significa per la rete elettrica

Nel disegno del governo, riaccendere Kashiwazaki-Kariwa 6 significa aggiungere 1,35 GW programmabili a un sistema che negli ultimi anni ha fatto i conti con prezzi elevati del gas e volatilità dei mercati. In prospettiva, il completamento del percorso di test – con ispezioni di raffreddamento d’emergenza, prove di carico, fermo intermedio e rampa al 100% – avrebbe dovuto portare all’esercizio commerciale a fine febbraio 2026. Oggi quella timeline è sospesa “fino a indagini concluse”.

L’ago della bilancia politica

Il via libera del governatore Hanazumi ha chiuso l’ultimo grande varco politico locale, dopo mesi di confronti con i sindaci dell’area e con una società civile che resta divisa. Quel consenso territoriale potrà reggere se, e solo se, trasparenza e tempestività informativa dell’operatore resteranno impeccabili. In conferenza stampa, il direttore di sito Takeyuki Inagaki ha parlato chiaro: “Non si risolve in uno o due giorni. Prima identifichiamo la causa, poi si riparte”. È un impegno pubblico che diventa cartina di tornasole della credibilità di Tepco.

Cosa sappiamo, cosa resta da capire

Fatti accertati

  1. Il 21 gennaio 2026 il reattore 6 è stato avviato e ha raggiunto la criticità circa 90 minuti dopo.
  2. Alle 00:28 del 22 gennaio è scattato un allarme durante una estrazione parziale delle barre; Tepco ha tentato la sostituzione di componenti elettrici senza risolvere.
  3. Confermato arresto a freddo alle 01:37 del 23 gennaio; non sono stati rilevati impatti radiologici fuori dal sito.

Elementi da chiarire

  1. La causa radice del guasto (alimentazione? logica di controllo? cablaggi? componenti).
  2. La qualificazione e lo stato della catena alimentazione‑attuatori‑sensori del sistema di barre di controllo.
  3. Eventuali azioni correttive e la necessità di prove integrative concordate con NRA prima di un nuovo tentativo di startup.

Finché queste risposte non saranno pubbliche e dettagliate, parlare di una nuova data per il riavvio sarebbe fuorviante. L’operatore, in ogni caso, ha già chiarito che l’orizzonte non è di “uno o due giorni”.

Una lezione da non sprecare

C’è un paradosso in questa storia: il fallimento di una procedura di avvio può diventare la migliore prova che i meccanismi di difesa funzionano. Un allarme che suona, una decisione conservativa, un arresto controllato e comunicazioni rapide alla popolazione: è ciò che un sistema maturo deve saper fare. Il punto, però, è che a Tepco non è concesso lo stesso beneficio del dubbio di altri operatori. La fiducia si guadagna con anni di comportamenti coerenti e si perde con un episodio mal gestito.

Nel 2026, in un Giappone che punta a neutralità climatica entro il 2050 e a un mix più equilibrato, Kashiwazaki-Kariwa resta un tassello cruciale. Ma il suo valore è proporzionale alla credibilità dell’operatore e dell’Autorità, alla robustezza tecnica dei sistemi, alla concretezza dei piani di emergenza. La notte dell’allarme ha ricordato che il nucleare è un’industria dell’attenzione: funziona quando tutto – dal bullone all’algoritmo – funziona. E quando, se qualcosa non va, si sa fermare in tempo, spiegare e correggere.

sotto un microscopio: tecnico, mediatico e sociale. È giusto così.

Glossario

  1. Barre di controllo: elementi assorbitori di neutroni che permettono di regolare o arrestare la reazione di fissione.
  2. Criticità: stato in cui il reattore sostiene autonomamente la reazione in condizioni controllate.
  3. Arresto a freddo (cold shutdown): reattore spento, temperatura e pressione del coolant stabilizzate, sistemi in condizione sicura.
  4. ABWR (Advanced Boiling Water Reactor): tecnologia evoluta di reattore ad acqua bollente, con miglioramenti su sicurezza e prestazioni.

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