AGGIORNAMENTI
Cerca
Esteri
24 Gennaio 2026 - 00:17
A Kashiwazaki-Kariwa il grande ritorno del nucleare giapponese si inceppa dopo 90 minuti: cosa è successo davvero nel reattore 6
La notte sul Mare del Giappone era limpida quando, alle 00:28 di giovedì 22 gennaio 2026 (ora locale), un segnale acustico ha squarciato la sala controllo del reattore n. 6 di Kashiwazaki-Kariwa. Poche ore prima, alle 19:02 del 21 gennaio, i tecnici avevano iniziato a ritirare gradualmente le barre di controllo: alle 20:30 circa il nocciolo era arrivato a criticità, il passo simbolico che consente a un reattore di autosostenere una reazione di fissione. Poi l’allarme. Le operazioni vengono sospese, si tenta la sostituzione di componenti elettrici del pannello di controllo, ma l’anomalia persiste. A quel punto Tokyo Electric Power Company – la Tepco – decide di invertire la rotta: reinserimento pianificato delle barre, preparazione allo spegnimento, conferma di “cold shutdown” alle 01:37 di venerdì 23 gennaio. Nessun impatto all’esterno, assicurano. Ma per il primo reattore che Tepco provava a riavviare dopo Fukushima è un inciampo che pesa.
Tepco redémarre la centrale de Kashiwazaki-Kariwa, pour quelques heures seulementhttps://t.co/ISmWcJRKKu
— ᕈɩƙᥲ ♠ (@FunYetiK) January 23, 2026
Il complesso di Kashiwazaki-Kariwa – sette reattori affacciati sul Mare del Giappone nella prefettura di Niigata – detiene il primato mondiale per capacità installata: circa 8,2 GW. Il reattore 6, un ABWR di 1.356 MW, era il primo candidato alla rimessa in marcia dopo oltre 13 anni e 10 mesi di fermo. Nel piano iniziale, quel singolo reattore avrebbe potuto aggiungere 1,35 milioni di kW alla rete – circa un 2% di margine in più nell’area metropolitana di Tokyo – contribuendo all’obiettivo del governo di ridurre il ricorso ai combustibili fossili e riportare il nucleare a una quota stabile del mix energetico.
Il cuore della vicenda è tutto in quei minuti di avvio. Durante una manovra di parziale estrazione delle barre di controllo – i “freni” che regolano la reazione a catena – si è attivato un allarme del sistema di monitoraggio/azionamento. Secondo le ricostruzioni disponibili, nel momento del segnale erano state estratte 52 delle 205 barre. La società ha parlato di un possibile guasto nell’alimentazione del dispositivo di estrazione: da qui il tentativo, senza esito, di sostituire componenti elettrici del pannello. Poi la decisione prudenziale di arrestare il reattore. Nessun aumento anomalo di radioattività è stato registrato al perimetro.
Il riavvio doveva scattare il 20 gennaio, ma Tepco l’aveva rinviato dopo che, durante un test del 17 gennaio, un allarme specifico non era scattato come previsto: problema di impostazione, poi corretto. L’episodio era stato presentato come risolto, ma ha imposto un supplemento di verifiche.
Dal 2011 il Paese ha spento i suoi reattori, per poi procedere gradualmente con riavvii selettivi sotto la vigilanza della Nuclear Regulation Authority (NRA). Nel dicembre 2023 l’Autorità ha revocato a Tepco il divieto operativo imposto nel 2021 per gravi carenze nelle misure anti-intrusione e nella protezione fisica dei materiali nucleari: una sospensione che aveva congelato ogni prospettiva di riavvio a Niigata. La revoca ha riaperto il cantiere, ma ha lasciato un’eredità pesante in termini di fiducia.
Il passaggio politico cruciale è arrivato il 23 dicembre 2025, quando il governatore di Niigata, Hideyo Hanazumi, ha concesso il via libera locale al riavvio dei reattori 6 e 7: un assenso necessario – seppur non formalmente vincolante – in un sistema che, dopo Fukushima, ha riconosciuto ai territori un ruolo determinante.
Per poter premere il pulsante dell’avvio, Tepco ha dovuto completare un percorso di verifiche di integrità degli impianti, ispezioni pre‑operative e un calendario di test approvato da NRA. Il 21 gennaio il ritiro delle barre è iniziato con autorizzazione regolatoria e un piano di controlli successivi su sistemi di raffreddamento d’emergenza e prove di carico. Proprio nelle primissime fasi, però, è arrivato lo stop.
Che un’allerta potesse scattare in corrispondenza dell’alimentazione del sistema di estrazione delle barre dimostra quanto, in un impianto nucleare, anche la più prosaica elettronica di potenza sia parte del primo anello di sicurezza. Se un dispositivo essenziale non offre garanzie, la catena decisionale corretta è proprio quella osservata a Niigata: sospensione, isolamento dell’anomalia, arresto controllato. È la differenza fra un evento di avviamento e un incidente. Le analisi diranno se il problema sia stato un guasto di componentistica, una taratura errata, un’interferenza o un falso positivo del sistema di monitoraggio. Finché non c’è una root cause documentata, il riavvio resta un punto interrogativo.
Il difetto di impostazione dell’allarme emerso nel test del 17 gennaio – poi corretto – non va confuso con l’evento del 22: si tratta di funzioni diverse. Ma la loro vicinanza temporale rafforza una sensazione: l’avvio di un reattore “spento” per quasi 14 anni è un’operazione ad altissima complessità, dove la ridondanza e la qualifica dei sistemi devono fare i conti con un contesto reale, non di laboratorio.
La NRA aveva fermato Tepco nel 2021 per criticità nelle misure anti‑intrusione e perfino per un’utilizzazione impropria di badge di accesso: fatti gravissimi in un impianto nucleare. La revoca del blocco nel 2023 ha segnato un progresso, non la fine della partita. Ogni scivolone – anche meramente tecnico – viene letto alla luce di quella storia. In altre parole: la cultura della sicurezza non è un atto amministrativo, è un processo.
Kashiwazaki-Kariwa porta addosso la memoria del terremoto del 2007: un 6.6–6.8 di magnitudo che provocò un incendio a un trasformatore e piccoli rilasci entro i limiti di legge, senza danni ai reattori. Da allora l’impianto è stato oggetto di rafforzamenti sismici e di un ridisegno della difesa costiera. È uno dei motivi per cui una quota significativa di residenti continua a chiedere rigore assoluto su evacuazione, viabilità e catene di comando in caso di emergenza, specie in inverno.
La diffidenza, inoltre, è alimentata dal clima nazionale: nello stesso gennaio 2026, un’utility giapponese non collegata a Tepco ha ammesso manipolazioni di dati sismici in un altro sito, episodio che ha fatto discutere sull’intero apparato della sicurezza nucleare e sul rischio di compiacenza mentre si pianifica il ritorno dell’atomo.
Nel disegno del governo, riaccendere Kashiwazaki-Kariwa 6 significa aggiungere 1,35 GW programmabili a un sistema che negli ultimi anni ha fatto i conti con prezzi elevati del gas e volatilità dei mercati. In prospettiva, il completamento del percorso di test – con ispezioni di raffreddamento d’emergenza, prove di carico, fermo intermedio e rampa al 100% – avrebbe dovuto portare all’esercizio commerciale a fine febbraio 2026. Oggi quella timeline è sospesa “fino a indagini concluse”.
Il via libera del governatore Hanazumi ha chiuso l’ultimo grande varco politico locale, dopo mesi di confronti con i sindaci dell’area e con una società civile che resta divisa. Quel consenso territoriale potrà reggere se, e solo se, trasparenza e tempestività informativa dell’operatore resteranno impeccabili. In conferenza stampa, il direttore di sito Takeyuki Inagaki ha parlato chiaro: “Non si risolve in uno o due giorni. Prima identifichiamo la causa, poi si riparte”. È un impegno pubblico che diventa cartina di tornasole della credibilità di Tepco.
Finché queste risposte non saranno pubbliche e dettagliate, parlare di una nuova data per il riavvio sarebbe fuorviante. L’operatore, in ogni caso, ha già chiarito che l’orizzonte non è di “uno o due giorni”.
C’è un paradosso in questa storia: il fallimento di una procedura di avvio può diventare la migliore prova che i meccanismi di difesa funzionano. Un allarme che suona, una decisione conservativa, un arresto controllato e comunicazioni rapide alla popolazione: è ciò che un sistema maturo deve saper fare. Il punto, però, è che a Tepco non è concesso lo stesso beneficio del dubbio di altri operatori. La fiducia si guadagna con anni di comportamenti coerenti e si perde con un episodio mal gestito.
Nel 2026, in un Giappone che punta a neutralità climatica entro il 2050 e a un mix più equilibrato, Kashiwazaki-Kariwa resta un tassello cruciale. Ma il suo valore è proporzionale alla credibilità dell’operatore e dell’Autorità, alla robustezza tecnica dei sistemi, alla concretezza dei piani di emergenza. La notte dell’allarme ha ricordato che il nucleare è un’industria dell’attenzione: funziona quando tutto – dal bullone all’algoritmo – funziona. E quando, se qualcosa non va, si sa fermare in tempo, spiegare e correggere.
sotto un microscopio: tecnico, mediatico e sociale. È giusto così.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.