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Una bara bianca, i palloncini azzurri al cielo e un vuoto enorme: lacrime e dolore per l’addio a Mark (VIDEO)

L’abbraccio di don Beppe Accurso al papà Aurelian, la presenza della scuola e la promessa scritta su un lenzuolo: “Non ti dimenticheremo, Mark”

Una bara bianca, i palloncini azzurri al cielo e un vuoto enorme: lacrime e dolore per l’addio a Mark (VIDEO)

La salma di Mark Mariut con, intorno, familiari e compagni di scuola

San Sebastiano da Po oggi si è fermato davvero. Non per un “evento”, non per una ricorrenza, ma per un ragazzo di 14 anni che non c’è più e che, nel giro di una settimana, è diventato il nome che tutti pronunciano a mezza voce, con la stessa domanda che nessuno riesce a cacciare via: perché proprio lui?

Venerdì 23 gennaio, al Centro Pastorale Don Arnosio, si sono celebrati i funerali di Mark Ricard Mariut. Il paese lo sapeva e lo si vedeva da lontano, da quella strada che è stata la sua ultima fermata. Sul cavalcavia, un lenzuolo bianco appeso come si appendono le cose quando non si hanno strumenti migliori: “Non ti dimenticheremo, Mark”. Una frase semplice, senza retorica. Ma pesante.

Dentro e fuori dal centro pastorale c’era il pieno. Compagni di scuola, insegnanti, amici, famiglie. Un’onda di ragazzi che, di solito, a quell’ora starebbe altrove. E invece era lì, in silenzio, schierata. In prima fila, stretti uno all’altro, con la stessa faccia di chi non ci crede ancora.

C’erano anche le istituzioni: il sindaco di San Sebastiano da Po Beppe Bava, quello di Casalborgone Francesco Cavallero, e il sindaco di Chivasso Claudio Castello. Ma oggi la politica non aveva spazio per parlare. Era presente, come si deve essere presenti quando succede qualcosa che ti supera, e non puoi fingere che sia soltanto “una tragedia”. Perché una morte così, a questa età, non è mai soltanto una disgrazia: è uno strappo nella vita di un paese.

Mark frequentava la 1A Itis meccanica-meccatronica dell’Europa Unita di Chivasso. E' morto venerdì 16 gennaio, investito al mattino presto lungo la provinciale 590 in località Abate, mentre stava andando a prendere l’autobus per andare a scuola. Aveva l’età in cui si comincia a immaginare la vita come una cosa lunga, piena di promesse, piena di “poi”. Un’età in cui ci si sente invincibili anche quando non lo si è.

E oggi quel “poi” non c’è più.

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A vivere fino in fondo questo dolore, davanti a tutti, è stato il papà di Mark, Aurelian, accompagnato dai familiari e dal fratello Felix, parroco arrivato da Bacau. Non c’era niente di costruito in quei volti: solo la fatica fisica di restare in piedi quando ti hanno tolto ciò che ti teneva in piedi.

A celebrare la Santa Messa è stato don Beppe Accurso, che ha stretto Aurelian in un abbraccio lungo, commosso. Un gesto che non risolve niente, ma che dice tutto: ci sono momenti in cui la fede non è una risposta, è semplicemente un modo per non lasciare solo chi sta crollando.

E poi, al termine, sono arrivate le parole. Quelle vere. Quelle che tremano.

La prima lettera è stata letta dalla cugina di Mark, ed è stata un racconto che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi sentire: gli occhiali celesti, lo sguardo che “arrivava all’anima”, l’energia degli abbracci, la passione per i motori, la voglia di inseguire qualcosa che sembrava già lì, a portata di mano. Parole piene di vita, e proprio per questo durissime da ascoltare.

La seconda lettera, invece, è stata letta da Elisa, figlia del titolare dell’impresa dove lavora il papà di Mark. Un messaggio che ha colpito perché partiva dalla cosa più semplice: il sorriso, gli occhi, la gioia di una nascita che aveva reso questo paese un posto più “casa” anche per Aurelian. E poi una frase che non ha bisogno di commenti: la morte di Mark sta insegnando a tutti quanti limiti abbiamo, quante battaglie inutili combattiamo ogni giorno, quanto poco ci accorgiamo di ciò che conta davvero.

Fuori, in mezzo alla gente, c’erano i compagni. Ragazzi e ragazze con i palloncini bianchi e azzurri, messi lì non per fare scena, ma perché a quell’età si cerca un simbolo per non esplodere. Per trattenere il fiato e trasformarlo in qualcosa che salga in alto, almeno per un momento.

E mentre il feretro veniva portato via, nel cortile del Centro Pastorale, dal cielo grigio iniziava a scendere qualche timido fiocco di neve...

Intanto, sul fronte delle indagini, affidate alla Procura di Ivrea (pm Maria Baldari), si aspettano i risultati dei rilievi sull'esatta dinamica dell'incidente. Determinante sarà capire il luogo esatto dell'impatto per accertare eventuali responsabilità anche in capo agli enti preposti a garantire la sicurezza sulla strada provinciale 590 e sui trasporti.

Mark Mariut, 14 anni

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