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Check-in online in tilt e costi extra, Ryanair sotto accusa: quando il disservizio lo paga il passeggero

L’associazione rilancia l’azione di tutela: app e sito inaccessibili, procedure interrotte e costi extra in aeroporto finiscono nel mirino

Check-in online in tilt

Check-in online in tilt e costi extra, Ryanair sotto accusa: quando il disservizio lo paga il passeggero

Il check-in online doveva semplificare la vita ai viaggiatori, ridurre le code, accelerare l’accesso ai gate. In troppi casi, però, si è trasformato in un ostacolo. Un passaggio obbligato che, quando non funziona, genera stress, disagi e costi imprevisti. È da qui che riparte l’azione dell’associazione Codici, che torna a puntare i riflettori su Ryanair e sulle difficoltà segnalate da numerosi passeggeri alle prese con un servizio che, invece di facilitare, complica.

L’associazione ha riattivato e potenziato il proprio Sportello di assistenza, raccogliendo segnalazioni di viaggiatori che non sono riusciti a completare il check-in online a causa di problemi tecnici imputabili alla compagnia. Un tema tutt’altro che marginale, perché nel modello operativo di Ryanair il check-in digitale non è un’opzione, ma una condizione necessaria per evitare costi aggiuntivi in aeroporto. E proprio su questo punto si concentra la contestazione.

Secondo Codici, quando il check-in online non è utilizzabile per malfunzionamenti dell’app o del sito, il passeggero non può essere penalizzato né economicamente né sul piano dei diritti. Al contrario, deve essere rimborsato o indennizzato per il disagio subito. Un principio semplice, che però si scontra con la realtà quotidiana di chi, arrivato in aeroporto, si è visto costretto a pagare un supplemento per completare una procedura che avrebbe dovuto fare online.

A spiegare il quadro è Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, che parla apertamente di un problema strutturale. «Le lamentele che riceviamo riguardano diverse problematiche per un servizio che invece di facilitare il check-in, lo rende complicato», afferma. Non si tratta di episodi isolati o di errori dell’utente, ma di criticità ricorrenti che emergono con chiarezza dalle segnalazioni raccolte.

I casi descritti dai passeggeri sono diversi, ma il risultato è spesso lo stesso. «In alcuni casi subentra anche un costo extra non previsto», spiega Giacomelli. C’è chi racconta di non riuscire ad accedere all’app o al sito internet, chi segnala interruzioni continue durante la procedura, chi si trova improvvisamente bloccato senza possibilità di completare il check-in entro i tempi stabiliti. In queste condizioni, il viaggiatore non ha alternative: deve presentarsi al banco in aeroporto e pagare.

È proprio questo passaggio a sollevare le maggiori perplessità. «Non potendo fare il check-in online, il passeggero è costretto ad effettuarlo in aeroporto, a pagamento», sottolinea Codici. Un costo che, secondo l’associazione, non viene illustrato in maniera adeguata né spiegato con sufficiente chiarezza dal servizio clienti della compagnia. Un aspetto che apre interrogativi anche sul piano della trasparenza informativa, oltre che su quello della correttezza commerciale.

L’associazione sta verificando nel dettaglio il comportamento di Ryanair, anche alla luce delle normative a tutela dei consumatori. Se il check-in online è imposto come canale principale e se il suo malfunzionamento non dipende dal passeggero, scaricare la responsabilità sull’utente diventa una pratica difficilmente giustificabile. «Il check-in online dovrebbe essere uno strumento di comodità per i passeggeri, non un’ulteriore fonte di stress», ribadisce Giacomelli.

Il confronto con la compagnia, però, non ha dato finora i risultati sperati. «Abbiamo cercato di aprire un dialogo con Ryanair, ma ci siamo scontrati con un atteggiamento chiuso e tutt’altro che collaborativo», racconta il Segretario Nazionale di Codici. Un passaggio che pesa, perché arriva da un’associazione che opera da anni nel campo della tutela dei consumatori e che si dice sorpresa da una mancanza di ascolto da parte di un vettore di primo piano nel panorama europeo. «Ci dispiace, perché da una compagnia del genere ci saremmo aspettati ascolto e attenzione per i viaggiatori».

Il nodo centrale resta la responsabilità. Quando un servizio digitale non funziona, il problema non può essere automaticamente attribuito al passeggero. «Quando il servizio non funziona correttamente, le compagnie aeree non possono scaricare la responsabilità sui viaggiatori, che si trovano penalizzati senza alcuna colpa», insiste Giacomelli. Un principio che, se applicato, cambierebbe radicalmente l’approccio ai reclami e agli indennizzi.

La questione assume un rilievo ancora maggiore se si considera il contesto. Ryanair è una compagnia che ha costruito il proprio modello di business su procedure digitali obbligatorie, dalla prenotazione alla gestione del volo. In questo sistema, ogni passaggio tecnico che si inceppa produce un effetto immediato sul passeggero, che spesso scopre il problema quando è ormai troppo tardi per trovare soluzioni alternative.

Non si tratta solo di una perdita economica, ma anche di una compressione del diritto alla mobilità. Chi si vede imporre un costo aggiuntivo per un disservizio non causato da lui subisce una penalizzazione che va oltre il semplice disagio. È su questo terreno che Codici intende continuare la propria battaglia, raccogliendo segnalazioni e fornendo assistenza legale ai viaggiatori coinvolti.

Lo Sportello dell’associazione resta aperto proprio con questo obiettivo. I passeggeri che hanno avuto problemi con il check-in online di Ryanair possono presentare una segnalazione telefonando al 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al 3757793480, scrivendo all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org oppure compilando il form sul sito www.codici.org. Ogni caso viene valutato singolarmente, per verificare la possibilità di ottenere un rimborso o un indennizzo.

Il messaggio che Codici lancia è chiaro: il digitale non può diventare una scorciatoia per trasferire costi e responsabilità sui passeggeri. Se il check-in online è imposto e se non funziona, il rischio d’impresa non può ricadere su chi viaggia. Una posizione che chiama in causa non solo Ryanair, ma l’intero sistema del trasporto aereo low cost, sempre più automatizzato e sempre meno tollerante verso gli imprevisti.

In attesa di sviluppi e di eventuali risposte da parte della compagnia, l’invito ai viaggiatori è uno solo: non rassegnarsi. Documentare il disservizio, conservare le prove, segnalare l’accaduto. Perché un servizio che non funziona non può diventare una tassa occulta sul diritto di volare.

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