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Einaudi spoglia la musica fino all’essenza, con “Solo Piano” trent’anni di carriera tornano a parlare nel silenzio di una tastiera

Con l’album “Solo Piano” e un tour europeo nei grandi teatri, il compositore riscrive la propria storia partendo dall’essenza

Einaudi spoglia la musica fino all’essenza

Einaudi spoglia la musica fino all’essenza, con “Solo Piano” trent’anni di carriera tornano a parlare nel silenzio di una tastiera

C’è un momento, nella carriera di ogni artista, in cui il percorso compiuto chiede di essere osservato dall’alto, spogliato di tutto ciò che è stato aggiunto nel tempo. Per Ludovico Einaudi, quel momento arriva nel 2026 e prende la forma di un ritorno radicale all’origine: il pianoforte solo. Con l’annuncio della pubblicazione di “Solo Piano”, in uscita per Decca il 27 febbraio 2026, il compositore torinese firma la sua prima raccolta discografica interamente dedicata al pianoforte senza accompagnamento, un gesto artistico che ha il valore di una sintesi e, allo stesso tempo, di una dichiarazione.

L’uscita dell’album coincide con l’avvio di un tour europeo che prenderà il via il 28 febbraio in Austria e attraverserà alcune delle capitali musicali più prestigiose del continente. Un viaggio che toccherà Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Irlanda, e che arriverà anche in Italia con due date simboliche, il 20 e 21 maggio 2026, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Palcoscenici scelti non solo per la loro rilevanza, ma per la capacità di accogliere una musica che vive di ascolto profondo, di attenzione, di silenzio.

“Solo Piano” non è una semplice antologia. È un racconto coerente che ripercorre trent’anni di carriera, selezionando alcune delle composizioni per pianoforte più amate dal pubblico e affiancandole a un brano inedito che ne diventa il centro emotivo. “Memory One” è una miniatura fragile e intensa, un frammento che Einaudi stesso descrive così: «Memory One ha la sostanza di un’essenza, un breve racconto nato in un momento che non volevo dimenticare». Parole che restituiscono il senso profondo dell’intero progetto: fermare il tempo, trattenere un istante, affidarlo ai tasti di uno strumento che da sempre è la sua voce più autentica.

Il percorso dell’album attraversa momenti che hanno segnato non solo la carriera di Einaudi, ma anche l’immaginario collettivo di milioni di ascoltatori. C’è “Elegy for the Arctic”, eseguita nel 2016 su una piattaforma galleggiante nell’Oceano Artico per Greenpeace, una delle performance più iconiche della musica contemporanea recente, in cui il pianoforte dialogava con il paesaggio e con il tema della fragilità del pianeta. C’è una versione speciale per pianoforte solo di “Experience”, brano del 2013 diventato il più ascoltato di sempre del compositore, capace di attraversare cinema, serie televisive e piattaforme digitali fino a trasformarsi in un vero fenomeno globale.

Accanto a questi titoli compaiono pagine che il pubblico associa in modo quasi istintivo al nome di Einaudi, come “Nuvole Bianche” e “Una Mattina”, composizioni che hanno accompagnato intere generazioni, spesso scoperte in contesti intimi e personali, lontani dalle sale da concerto. Brani che hanno reso il pianoforte uno strumento di prossimità emotiva, capace di parlare a chiunque senza mediazioni. Allo stesso tempo, la raccolta include lavori più recenti come “Adieux” del 2024, che ha stabilito un record di streaming con 2,5 milioni di ascolti nel solo giorno di uscita, e “Jay”, tratto dall’album “The Summer Portraits”, che ha dominato le classifiche nel 2025.

“Solo Piano” diventa così una mappa che tiene insieme epoche diverse, mostrando come il linguaggio di Einaudi sia rimasto riconoscibile pur trasformandosi nel tempo. Un linguaggio che ha saputo dialogare con il cinema, con la danza, con l’arte contemporanea, senza mai perdere il legame con la forma più semplice e diretta della scrittura musicale. È proprio questa coerenza, mai rigida e mai compiaciuta, ad averlo portato a essere considerato il compositore di musica classica contemporanea più ascoltato al mondo.

Negli ultimi trent’anni, Einaudi ha costruito una traiettoria unica, capace di superare i confini tradizionali della musica colta. Le sue composizioni hanno trovato spazio nelle colonne sonore di film e serie televisive di successo, ma anche nei contesti più inaspettati, diventando parte della vita quotidiana di milioni di persone. Parallelamente, la sua presenza dal vivo ha assunto dimensioni sempre più ampie, con residenze record alla Royal Albert Hall di Londra, al Barbican, alla Sydney Opera House, e concerti in luoghi simbolici che hanno trasformato l’esecuzione musicale in un’esperienza immersiva.

Eppure, nonostante le grandi produzioni e gli ensemble, il cuore della sua musica è sempre rimasto lo stesso: un uomo e un pianoforte. È da lì che tutto è cominciato ed è lì che Einaudi sceglie di tornare, non per nostalgia, ma per necessità artistica. Il pianoforte solo diventa uno spazio di verità, privo di filtri, in cui ogni nota è esposta e ogni silenzio ha un peso specifico. Una scelta che richiede coraggio, soprattutto per un artista abituato a palcoscenici enormi e a pubblici oceanici.

Anche il tour europeo riflette questa filosofia. I concerti non sono concepiti come una celebrazione spettacolare, ma come un’estensione naturale dell’album. Il programma ripercorre lo stesso arco temporale della raccolta, offrendo al pubblico l’opportunità di ascoltare dal vivo la musica nella sua forma più pura. In questo senso, le date italiane al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino assumono un valore particolare, perché riportano Einaudi in uno dei templi della tradizione musicale nazionale, mettendo in dialogo il presente con una storia secolare.

“Solo Piano” arriva in un momento in cui la musica sembra sempre più compressa in formati rapidi e consumabili. La scelta di un album interamente strumentale, privo di sovrastrutture, va in controtendenza e invita all’ascolto lento, alla concentrazione, alla sospensione. Non è un’operazione commerciale, ma un atto di fiducia nel pubblico, nella sua capacità di fermarsi e ascoltare.

In questo senso, il nuovo lavoro di Ludovico Einaudi non è solo una tappa discografica, ma una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul significato stesso del fare musica oggi. Tornare al pianoforte solo significa rimettere al centro l’essenziale, riconoscere che, dopo trent’anni di successi, l’urgenza creativa passa ancora da lì, da una tastiera che continua a raccontare storie senza bisogno di parole.

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