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Askatasuna rilancia da Torino: “All’attacco del governo rispondiamo organizzandoci”

Assemblea nazionale al campus Einaudi dopo lo sgombero del 18 dicembre: centinaia di persone, delegazioni da tutta Italia e l’annuncio del corteo del 31 gennaio contro il governo Meloni, la guerra e l’attacco agli spazi sociali

Askatasuna rilancia da Torino: “All’attacco del governo rispondiamo organizzandoci”

Askatasuna rilancia da Torino: “All’attacco del governo rispondiamo organizzandoci”

L’aula del campus universitario Luigi Einaudi di Torino si è riempita ben oltre la capienza prevista. I quattrocento posti disponibili non sono bastati a contenere le centinaia di persone arrivate da tutta Italia per l’assemblea nazionale di Askatasuna, convocata dopo lo sgombero del centro sociale avvenuto lo scorso 18 dicembre. L’Università di Torino ha concesso gli spazi, ma è stato necessario predisporre una seconda aula, collegata in streaming, per permettere a tutti di seguire i lavori. Il colpo d’occhio è stato quello delle grandi occasioni: delegazioni, militanti, rappresentanti di movimenti e associazioni che negli ultimi mesi hanno incrociato le loro battaglie nelle piazze.

Il senso della giornata è stato chiarito fin dall’inizio dalle parole di Stefano, Ludovica e Umberto, portavoce di Askatasuna. «Oggi è un momento in cui discutiamo e ci organizziamo per dare una risposta all’attacco che il governo sta portando avanti contro i giovani e i movimenti sociali. Lo abbiamo visto anche con gli arresti avvenuti proprio a Torino dopo le grandi manifestazioni per la Palestina. Pensiamo che ci sia un’intenzione chiara di colpire chi dissente, chi alza la testa e chi lo ha fatto in questi mesi», hanno affermato, spiegando le ragioni che hanno portato alla convocazione dell’assemblea nazionale.

Dallo Spin Time e dal Quarticciolo di Roma al Labas di Bologna, dal Nord-Est fino a Cosenza, passando per Arci, Movimento No Tav, Usb, Cobas e molte altre realtà, non solo riconducibili al mondo dei centri sociali. «Ci sono un po’ tutti – hanno spiegato da Askatasuna – perché quello che è successo a Torino ha sollevato una grande mobilitazione. Crediamo che questa assemblea possa essere un ponte tra le mobilitazioni per la Palestina, gli scioperi e ciò che può diventare un grande movimento di opposizione sociale al governo Meloni. Questo è un attacco generale e di fronte a questo c’è bisogno di unire le forze».

Sulla possibile nascita di un nuovo movimento nazionale, gli organizzatori hanno mantenuto prudenza. «Questo non lo decidiamo oggi. Non sappiamo dire come finirà, sappiamo solo come inizia. Oggi è il momento del confronto e dell’avvio di un percorso che poi camminerà con le proprie gambe. Noi siamo qui per dargli forza e continuità». Gli interventi previsti sono stati venti, con un tempo massimo di cinque minuti per ciascuna delegazione, per garantire spazio al maggior numero possibile di contributi.

L’apertura dei lavori è stata segnata da un coro che ha riecheggiato in un’aula affollata, lo stesso che accompagna da anni le mobilitazioni del movimento No Tav. «Oggi non è un funerale, la risposta che arriva da questa assemblea dice tutto il contrario. Ci volevano in prigione, chiusi, ci avranno nelle piazze. A sarà dura!» hanno gridato i militanti, trasformando lo sgombero in un momento di rilancio politico.

Nel corso dell’assemblea è stato presentato anche il manifesto del corteo del 31 gennaio, realizzato da Zerocalcare. Sul disegno campeggia una scritta che riassume lo spirito della mobilitazione: Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali.

«Il 31 gennaio vogliamo essere capillari e prenderci tutta la città» hanno spiegato i militanti. «Per questo ci saranno tre punti di partenza: Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova. Sarà un corteo che dovrà vederci protagonisti e uniti nel prima, nel durante e soprattutto nel dopo, perché abbiamo una grande responsabilità. Bisogna cambiare l’Italia e il mondo. Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia, sta a noi lottare e resistere».

L’assemblea di Torino non ha chiuso una fase, ma ne ha aperta un’altra. Tra repressione, mobilitazioni internazionali, conflitti sociali e un clima politico sempre più teso, Askatasuna ha provato a trasformare uno sgombero in un punto di aggregazione nazionale. Il percorso, spiegano i promotori, è appena iniziato. Insomma, non una resa, ma una chiamata alle piazze.

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