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21 Gennaio 2026 - 16:06
Aule sovraffollate e diritti negati, così si spegne la scuola nei campi profughi
L’istruzione nei campi profughi lungo il confine tra Thailandia e Myanmar è sull’orlo del collasso. A denunciarlo è Save the Children, che in un nuovo rapporto mette nero su bianco gli effetti devastanti dei tagli agli aiuti internazionali iniziati nel 2025, in un contesto già messo sotto pressione dall’aumento degli studenti e dal rinnovato conflitto in Myanmar. I dati riguardano nove campi profughi, che ospitano ufficialmente circa 90.000 persone, di cui il 30% sono bambini e adolescenti in età scolare.

Il rapporto, realizzato attraverso interviste a circa 2.500 persone tra studenti, genitori e insegnanti in Thailandia, descrive una situazione critica. Nonostante il Paese abbia una lunga tradizione di accoglienza per rifugiati e migranti in fuga dai conflitti nei Paesi limitrofi, i minori privi di documenti d’identità incontrano enormi difficoltà ad accedere sia alle scuole thailandesi sia ai centri educativi all’interno dei campi, strutture che dipendono quasi interamente dagli aiuti umanitari.
I tagli ai finanziamenti hanno avuto conseguenze pesantissime: carenze alimentari, chiusura di cliniche e una drastica riduzione dell’assistenza medica per i rifugiati. In questo scenario, l’istruzione rischia di essere una delle prime vittime. I bambini e gli adolescenti rappresentano circa un terzo della popolazione dei campi, mentre il numero degli studenti è cresciuto del 33% in cinque anni, passando da circa 18.000 nel 2020 a 24.000 nel 2025, anche a causa dell’aumento dei flussi di rifugiati e famiglie migranti legati alla ripresa del conflitto in Myanmar.
Le condizioni all’interno dei centri di apprendimento per migranti sono sempre più difficili. Le aule sono spesso sovraffollate, con classi che arrivano ad accogliere fino a 60 studenti. Gli insegnanti segnalano una grave carenza di materiali didattici, dai libri di testo alle attrezzature scientifiche e informatiche, compromettendo seriamente la qualità dell’insegnamento. A questo si aggiunge la precarietà strutturale di molti centri educativi, che operano su terreni in affitto, mettendo a rischio la continuità delle attività scolastiche.
Pesano anche le restrizioni legali: molti insegnanti non possono ottenere licenze ufficiali, restando privi di riconoscimento professionale e rendendo ancora più fragile l’intero sistema educativo dei campi. Una situazione che, secondo Save the Children, incide direttamente sul futuro di migliaia di bambini.
«L’istruzione nei campi lungo il confine tra Thailandia e Myanmar è al limite. L’educazione salva vite e ha il potere di cambiarle. Per questo è urgente un investimento collettivo e strutturale nelle risorse educative. Oggi i campi operano con risorse limitate, il che si traduce in aule sovraffollate, carenza di insegnanti qualificati e di materiale didattico, nonostante le iscrizioni siano aumentate negli ultimi anni a seguito del rinnovato conflitto in Myanmar», ha dichiarato Guillaume Rachou, Direttore Esecutivo di Save the Children Thailandia.
Sebbene la politica thailandese di “Istruzione per Tutti” preveda l’accesso gratuito all’educazione anche per i bambini non thailandesi, nella pratica il diritto resta spesso inattuato. Molti minori migranti, privi di documenti o apolidi, si scontrano con barriere legali, finanziarie e linguistiche, che rendono difficile l’iscrizione a scuola e aumentano il rischio di abbandono scolastico e sfruttamento.

Di fronte a questo quadro, Save the Children chiede ai donatori internazionali di garantire che i bisogni educativi dei bambini che vivono nei campi profughi siano pienamente soddisfatti attraverso finanziamenti diversificati e sostenibili. L’Organizzazione sollecita inoltre le autorità thailandesi ad adottare misure efficaci per permettere ai minori migranti, privi di documenti e apolidi, di iscriversi a scuola senza il timore di deportazione.
Presente in Thailandia dal 1979, Save the Children continua a sostenere i bambini più colpiti da discriminazione e disuguaglianze, operando nei settori dell’istruzione, della protezione dell’infanzia, del sostegno ai mezzi di sussistenza e della promozione dei diritti dei minori, in un contesto che oggi appare sempre più fragile e sotto pressione.
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