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22 Gennaio 2026 - 06:06
Il Prefetto di Torino (foto La Voce)
Non è una circolare come le altre. E non dovrebbe essere archiviata come l’ennesimo richiamo burocratico buono solo per riempire una cartella digitale. La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans Montana, in Svizzera, con il suo carico di morti, feriti e domande senza risposta, è diventata uno spartiacque. Un episodio che ha imposto anche alle istituzioni italiane di fermarsi, guardare dentro i propri territori e chiedersi se davvero tutto ciò che deve essere controllato viene controllato. E soprattutto da chi.
È in questo contesto che il prefetto di Torino Donato Cafagna ha indirizzato una direttiva formale ai sindaci della Città Metropolitana, alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco e alle associazioni degli esercenti. Un documento che, al di là del linguaggio istituzionale, suona come un avvertimento chiaro: la sicurezza nei locali aperti al pubblico non è negoziabile e non può essere affidata all’autoregolazione o alla tolleranza amministrativa.
Il prefetto richiama con forza la necessità di una verifica costante e rigorosa del rispetto di tutte le normative di sicurezza e antincendio nei locali di pubblico spettacolo e nei locali da ballo. Non controlli episodici, non blitz a ridosso delle emergenze, ma un monitoraggio continuo che riguardi l’agibilità dei locali, il rispetto dei limiti di capienza, la presenza e l’effettiva fruibilità delle uscite di sicurezza, la conformità dei materiali strutturali e degli arredi, fino all’applicazione integrale delle misure previste dal Decreto ministeriale del 3 settembre 2021 in materia di prevenzione incendi.

Nel mirino finiscono anche le Commissioni comunali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, chiamate a svolgere un ruolo tutt’altro che formale. Commissioni che rappresentano il primo presidio di controllo sul territorio e che, come ricorda la direttiva, possono operare anche in forma associata tra Comuni. Una possibilità prevista dalla normativa, ma che spesso resta sulla carta, lasciando interi territori scoperti o affidati a verifiche saltuarie.
Il passaggio forse più politicamente rilevante della direttiva riguarda però l’estensione degli obblighi. Le regole non valgono soltanto per discoteche e sale da ballo in senso stretto. Sono soggetti alle stesse prescrizioni anche tutti quei pubblici esercizi – bar e ristoranti – che ospitano, anche occasionalmente, eventi con una presenza numerosa di persone: feste danzanti, intrattenimenti musicali, celebrazioni, ricorrenze, momenti conviviali. In altre parole, non basta chiamarla “serata”, “evento privato” o “festa tra amici” per sottrarsi alle responsabilità.
La linea del prefetto è netta anche su un punto spesso oggetto di ambiguità amministrativa: è vietato utilizzare bar e ristoranti come sale da ballo, discoteche o locali di pubblico spettacolo in assenza delle specifiche autorizzazioni previste dall’ordinamento. Un divieto che riguarda non solo la forma, ma la sostanza, perché l’uso improprio degli spazi si traduce quasi sempre in una violazione delle norme di sicurezza, di ordine pubblico e di tutela dell’incolumità delle persone.
La direttiva non risparmia neppure i locali privati. Circoli, sedi associative, luoghi di ritrovo: quando ospitano feste o iniziative con un elevato numero di partecipanti, devono sottostare alle stesse regole. Un messaggio che chiama in causa direttamente i Comuni, spesso inclini a distinguere tra pubblico e privato quando si tratta di controlli, ma molto meno quando si verificano incidenti.
Sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro, il prefetto ricorda che la responsabilità resta pienamente in capo ai datori di lavoro, chiamati a garantire l’applicazione del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Non è un dettaglio tecnico: significa adottare tutte le misure di prevenzione e protezione previste dalla legge, senza scorciatoie e senza affidarsi al buon senso, che non sostituisce la norma.
Per quanto riguarda gli aspetti di safety e security, la direttiva richiama esplicitamente la Circolare Piantedosi, che fornisce indicazioni operative per garantire elevati livelli di sicurezza non solo nei locali di pubblico spettacolo, ma anche in sagre, fiere, rievocazioni storiche e manifestazioni pubbliche. Eventi che, soprattutto nei Comuni medio-piccoli, rappresentano una costante della vita sociale e che troppo spesso vengono gestiti con procedure standardizzate e controlli minimi.
Il punto politico, però, arriva nelle battute finali. Donato Cafagna ribadisce che la massima attenzione e responsabilità devono essere assunte dai Comuni, sia nella fase autorizzatoria sia in quella del monitoraggio periodico. Un richiamo che suona come una presa di distanza preventiva: perché quando accade qualcosa, non basta dire che “non si sapeva”. I controlli sono un obbligo di legge, non una concessione discrezionale.
Il prefetto assicura il supporto delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco per gli aspetti di rispettiva competenza. Ma il messaggio è chiaro: il primo livello di responsabilità resta politico e amministrativo. Sta ai sindaci e alle amministrazioni locali decidere se applicare le regole con rigore o continuare a chiudere un occhio, confidando che nulla accada.
Torino, 21 gennaio 2026. Una data che, nelle intenzioni della Prefettura, dovrebbe segnare un cambio di passo. Perché la sicurezza non può diventare un tema solo dopo una tragedia. E perché quando si parla di locali affollati, eventi e divertimento, l’assenza di controlli non è una distrazione: è una scelta. Insomma.
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