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22 Gennaio 2026 - 17:37
Supermercato (foto da archivio)
Altro che festa, altro che "nuova apertura" e altro che "nuove opportunità". L'apertura del Tigros, nell’ex area Salp, avvenuta nella mattinata del 21 gennaio, ha scoperchiato il vaso di Pandora del malcontento rivarolese. Il sentimento che serpeggia tra Corso Torino e il centro non è la curiosità, ma la nausea. Rivarolo è satura. Piena. Scoppia.
Basta guardare la mappa della città per capire la rabbia della gente. Tra discount e ipermercati Rivarolo sembra aver abdicato alla sua storia per diventare un enorme polo logistico del "3x2".
"È ridicolo," commenta amaro un residente sui social, voce di un coro sempre più rumoroso. "Abbiamo un supermercato ogni 500 metri. Possiamo scegliere tra dieci marche diverse di detersivo, ma non abbiamo più un cinema, i servizi arrancano e il centro storico muore. È questa la visione di città che ci meritiamo? Un carrello della spesa?"
La domanda che rimbalza è sempre la stessa: ne avevamo davvero bisogno?
La risposta, per la gran parte dei rivarolesi, è un secco "No". L'offerta commerciale supera di gran lunga la domanda, trasformando la città in un ring dove i colossi si fanno la guerra dei prezzi e a rimetterci è proprio il territorio. L'arrivo di Tigros non è visto come una riqualificazione, ma come l'ennesima colata di cemento commerciale. Mentre si parla di consumo di suolo zero e di ambiente, a Rivarolo si continua a costruire scatoloni di prefabbricato con parcheggi annessi.
"Hanno trasformato Rivarolo in un 'non-luogo'," attaccano altri residenti.
"Una città dormitorio dove ci si ferma solo per fare la spesa tornando dal lavoro. Non c'è più amore per il tessuto urbano. Solo la logica del profitto immediato."
E mentre i giganti continuano ad aprire a vista d'occhio, i piccoli chiudono. La saturazione non danneggia solo l'estetica o la viabilità del paese, ma l'economia reale delle famiglie. I negozi di vicinato, quelli che tengono vive le vie e offrono servizio sociale, non possono competere con l'ennesima apertura. "Siamo circondati," dicono dal centro. "Ogni volta che apre uno di questi grossi mostri, un pezzo di Rivarolo sparisce. Ma evidentemente a chi comanda va bene così: una città di commessi e scaffalisti, senza più artigiani né commercianti indipendenti."
A gettare benzina sul fuoco ci pensa l'Assessora Alessia Cuffia che, via social, rispedisce le critiche con un post. Difendendo l'operazione come legittima scelta e "Non una concessione politica" e parlando di una "riqualificazione" necessaria per portare finalmente un po' d'ordine, l'Assessora lancia la stoccata: "La cosa che mi ha fatto sorridere più di tutte è stata riconoscere tra le corsie i volti di tante persone che avevano criticato l'apertura di questo nuovo supermercato". Insomma, per l'amministrazione bisogna smettere di guardare al passato e avere il "coraggio di credere nel futuro".
Oggi ha aperto Tigros. Domani, chissà. Magari un altro discount al posto di un cinema o di un ospedale. Tanto, a Rivarolo, c'è sempre posto per un altro carrello. Per i cittadini, invece, il posto sembra non esserci più.
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