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Cronaca

"Suona forte, ovunque tu sia": l'addio ad Elisabetta Merlo, trombettista di 33 anni

Musicista della Filarmonica Devesina, dei MP4 Music Piemonteis e della banda di Grosso, "Betta" era di Ceretti di Front

Elisabetta Merlo aveva 33 anni

Elisabetta Merlo aveva 33 anni

Elisabetta aveva 33 anni e un amore assoluto: la musica. La virtuosa trombettista di Ceretti di Front, per tutti semplicemente Betta, è morta martedì 20 gennaio, spegnendo una voce riconoscibile e amatissima nel panorama bandistico del territorio. Suonava nella Filarmonica Devesina di Ciriè e nella Banda di Grosso Canavese, realtà nelle quali aveva intrecciato talento, passione e relazioni profonde, diventando una presenza preziosa dentro e fuori le prove. La sua scomparsa arriva al termine di una devastante malattia affrontata con riservatezza e determinazione, lontano dai clamori, ma sempre accompagnata dall’affetto dei familiari e dei compagni di musica.

La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente, colpendo non solo chi la conosceva personalmente, ma anche chi l’aveva incontrata attraverso la musica. Perché Betta non era soltanto una giovane donna con una passione: era una presenza, una voce musicale capace di entrare in relazione con gli altri, di trasformare ogni prova e ogni concerto in un momento condiviso. La sua tromba non era mai solo uno strumento, ma un’estensione del suo carattere, della sua generosità, della sua voglia di esserci.

Figlia di Antonella e Alessandro, sorella di Emanuele e di Francesco, che la piange insieme alla moglie Carolina e alla piccola Isabella, Elisabetta lascia anche la fidanzata Iris e il figlioccio Edoardo, oltre a zii, cugini e parenti che in queste ore stanno vivendo un dolore composto ma profondissimo. Una famiglia che l’ha accompagnata lungo un percorso difficile, fatto di cure, speranze e di una forza silenziosa che Betta ha dimostrato fino all’ultimo.

Apprezzata trombettista, da anni suonava nei MP4.0 I Music Piemonteis, oggi distrutti dal dolore: “La notizia che tutti noi non volevamo arrivasse… Una persona vicina a tutti noi, alla musica, per alcuni collega di scuola, per altri collega di sezione, ci ha lasciato. Ciascuno di noi ha nel cuor il ricordo di momenti vissuti con Elisabetta, momenti musicali ed extra musicali, fatti di sorrisi, battute serie, spiritose. E il ricordo di quei momenti va ad accompagnare le parole che sembrano non avere lo stesso potere oggi. A tratti sembriamo inermi, impotenti di fronte a queste notizie, ma uniti nel manifestare con la vicinanza alla famiglia e a chi ben conosceva, il rispetto e la riconoscenza che a Elisabetta si devono. Una carezza e un pensiero musicale volano lassù per lei. Una persona capace di unire persone, formazioni musicali lontane e diverse tra loro, che venerdì 23
gennaio si uniranno per far volare altissime le note come aquiloni”.

Il suo nome è legato anche Filarmonica Devesina, banda in cui suonava e che oggi fatica a trovare le parole per raccontare l’assenza. I musicisti hanno affidato il loro saluto a un messaggio carico di poesia e struggimento, parole che restituiscono più di qualsiasi cronaca il segno lasciato da Elisabetta. «Oggi la nostra musica si spezza in un accordo sospeso», scrivono, ricordando «una delle nostre anime più luminose, una giovane artista che con il suo strumento ha saputo intrecciare note e sorrisi». Un vuoto che viene definito «immenso», ma che non cancellerà ciò che resta: «La sua musica resterà eterna nei nostri ricordi, una nota pura che il tempo non potrà mai sbiadire». E infine il saluto più intimo, quasi sussurrato: «Suona forte, ovunque tu sia. Buon viaggio, Betta».

Elisabetta era stata allieva del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino che la ricorda così: "I colleghi che l'hanno conosciuta la ricordano come persona gentile, determinata, piena di vitalità. Il Conservatorio si stringe al dolore dei suoi familiari e di tutti coloro che le hanno voluto bene".

Parole che raccontano una musicista amata, ma anche una donna capace di creare legami autentici. Chi l’ha conosciuta parla di una presenza discreta, mai invadente, ma sempre pronta a sostenere gli altri, a condividere una battuta, a stemperare la fatica delle prove con un sorriso. La tromba, strumento esigente e spesso solista, nelle sue mani diventava invece dialogo, ascolto, armonia collettiva.

Negli ultimi mesi Elisabetta aveva affrontato una malattia lunga e impegnativa. Un percorso seguito con competenza e umanità dal personale medico e infermieristico dell’Associazione F.A.R.O. e dal Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Ciriè, ai quali la famiglia ha voluto rivolgere un ringraziamento sentito per le cure prestate e per l’accompagnamento costante. Un cammino difficile, vissuto senza clamore, con quella dignità silenziosa che spesso caratterizza le persone più forti.

I funerali si svolgeranno venerdì 23 gennaio, con partenza dall’abitazione di via Chiesa di San Domenico 4, a Ceretti di Front, e corteo a piedi verso la Chiesa Parrocchiale. Al termine della funzione, la tumulazione avverrà nel cimitero di Vauda C.se. La sera precedente, giovedì 22 gennaio, è prevista una veglia di preghiera nella chiesa di San Domenico. La famiglia ha chiesto che eventuali offerte siano destinate alla Fondazione F.A.R.O., nel segno di una riconoscenza che guarda oltre il dolore.

Resta una comunità ferita, ma unita. Resta una banda che, alla prossima prova, sentirà mancare una voce precisa, un respiro familiare. Resta soprattutto il ricordo di Elisabetta Merlo, giovane trombettista che ha saputo lasciare un segno autentico, senza rumore, affidando tutto alla musica e alla gentilezza dei gesti.

E forse, proprio come hanno scritto i suoi compagni, da qualche parte continuerà a suonare. Forte. Senza più dolore.

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