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Cronaca
20 Gennaio 2026 - 12:07
Altri cani prigionieri negli orti urbani a Settimo Torinese. Senz'acqua e tra le feci. Maltrattati nel silenzio generale
In seguito a segnalazioni di un cane detenuto in un orto di via Bergamo di Settimo Torinese, le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia hanno eseguito delle ispezioni in alcuni orti e quello che hanno trovato sembra essere una realtà illegale diventata sistema: quella della detenzione di centinaia di cani, non solo lontano dalle famiglie e quindi in isolamento etologico, ma anche detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura, ergo maltrattati.
Durante i controlli di questi giorni, infatti, le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia hanno individuato una struttura fatiscente e abusiva, realizzata in un terreno di via Bergamo e adibita alla detenzione di cani; gli animali erano rinchiusi non solo in box realizzati con materiali di risulta, ma anche tra le proprie feci, rifiuti e senza acqua, in quanto completamente ghiacciata. Solo l’intervento degli agenti zoofili, che hanno rotto il ghiaccio, ha permesso agli animali di bere.
Il proprietario dei cani, un cacciatore di 66 anni, è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per il reato di maltrattamento di animali e i cani sono stati sequestrati, in attesa delle determinazioni della competente Procura della Repubblica di Ivrea.








Poco più avanti, un altro cane, anche questo da caccia, era detenuto in un box isolato nella campagna, lontano dal mondo; gli agenti hanno rintracciato il proprietario invitandolo a togliere nell’immediato il cane dall’isolamento e a collocarlo in un ambiente a contatto con altri animali o con la famiglia proprietaria.
Nella sola zona di via Bergamo sono stati poi rinvenuti altri cani detenuti in strutture fisse, vere e proprie opere edilizie abusive adibite a box e rifugi.
"Per queste situazioni - dicono i volontari in una nota - è stata presentata apposita istanza al Sindaco di Settimo Torinese, Elena Piastra, che recentemente si è espressa pubblicamente sul caso del cane isolato ma che, non sembra avendone preso le difese, non ha ancora annunciato un piano urgente di censimento, bonifica dei terreni adibiti a orti e demolizione delle strutture con relativo sgombero dei cani...".
L'associazione ricorda al Sindaco, ai cittadini e ai cacciatori, che non solo è reato di abbandono e maltrattamento detenere un cane – per antonomasia animale da compagnia – isolato nelle campagne, ma che la legge regionale sul benessere animale del Piemonte n. 16 del 2024, all’articolo 5, obbliga i proprietari a garantire “adeguate possibilità di movimento”, a “consentire un’adeguata attività motoria e favorire i contatti sociali tipici della specie” e soprattutto a “garantire una costante interazione con l’animale, evitando l’isolamento sociale inteso come abbandono fisico ed emotivo”.
Anche il Comune di Settimo Torinese ha un proprio regolamento sul benessere animale che, all’articolo 8, dispone: “È vietato tenere animali in isolamento e/o in condizioni tali da rendere impossibile il controllo quotidiano del loro stato di benessere psicofisico o privarli dei necessari contatti sociali tipici della loro specie”.
"Il servizio di vigilanza zoofila di Stop Animal Crimes Italia - si legge nel comunicato - continuerà a vigilare sul territorio per fare rispettare le leggi a tutela del benessere degli animali...".
E vabbè! A Settimo Torinese il problema non è il cane che piangeva. Il problema è chi ha pianto di più quando la vicenda è finita sui giornali. Non l’animale, lasciato solo sotto la pioggia, al freddo, ma l’Amministrazione comunale, che ha reagito come reagiscono sempre i poteri colti in fallo: attaccando chi racconta i fatti.
La sindaca Elena Piastra non ha scelto la via dell’autocritica. Troppo pericolosa. Ha scelto quella della delegittimazione: i giornali sarebbero in cerca di click facili, i cittadini vittime di odio social, la realtà deformata da strumentalizzazioni becere. Tradotto: il problema non è ciò che è successo, ma chi lo ha fatto sapere. Lo ha scritto su Facebook, il terreno su cui lei cerca di intortare un po' tutti...
E allora via con il romanzo autobiografico. I cani dell’infanzia. La culla. Tobia. Linda. La campagna. La famiglia amorevole. Tutto vero, forse. Tutto inutile, sicuramente. Perché una città non si amministra con i ricordi, e un cane non si tutela raccontando quanto si è stati empatici da bambini.
Nel frattempo, mentre la sindaca scrive post, i fatti restano ostinatamente lì. Un cane lasciato solo. Una segnalazione che arriva. Un Comune che non interviene immediatamente. E poi la giustificazione finale, degna di un verbale difensivo: “è passato solo un giorno”. Solo. Un. Giorno. Come se un giorno di abbandono fosse un’inezia, una pausa fisiologica del calendario amministrativo.
Peccato che la realtà sia più testarda dei post Facebook della sindaca. Perché mentre si discute di click e odio social, a Settimo emergono altri casi. Altri cani. Altri orti. Altre strutture abusive. Altri silenzi. E allora il caso del cane che piangeva non appare più come un’eccezione, ma come la punta di un sistema tollerato.
Ecco perché questo giornale non smetterà di fare rumore. Perché il silenzio è l’habitat ideale dell’abbandono. E perché un’Amministrazione che si sente più offesa dai titoli che dai fatti ha già perso il senso del proprio ruolo.
Ora basta racconti edificanti. Basta post consolatori. Vogliamo vedere i fatti: controlli veri, interventi immediati, sanzioni, sequestri, demolizioni delle strutture abusive. Non per un cane solo. Per tutti quelli che non hanno pianto abbastanza forte da finire su Facebook.
Insomma. A Settimo Torinese non servono più storie.Servono responsabilità.
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