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Più sport, meno bocciature: quando il gioco di squadra aiuta davvero a studiare meglio

Studio, diploma e benessere: perché muoversi conta più di quanto immaginiamo

Più sport, meno bocciature

Più sport, meno bocciature: quando il gioco di squadra aiuta davvero a studiare meglio

C’è chi lo considera una perdita di tempo, chi un semplice sfogo dopo la scuola, chi una distrazione dai libri. E invece lo sport, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, sembra avere un ruolo molto più serio di quanto spesso gli venga riconosciuto. Non solo per il corpo, ma anche per la testa. E, sorpresa delle sorprese, per il percorso scolastico.

A dirlo non è l’allenatore del campetto sotto casa, ma una ricerca condotta dall’Università di Montreal, che ha analizzato il percorso di 2.775 studenti tra i 12 e i 20 anni. Il risultato è chiaro: chi pratica attività sportiva organizzata ha più probabilità di arrivare al diploma. Non un dettaglio, in un’epoca in cui l’abbandono scolastico resta un problema concreto anche nei Paesi più sviluppati.

Il dato più curioso riguarda però le differenze di genere. Lo sport sembra aiutare tutti, ma aiuta di più i maschi. Tra i ragazzi, la probabilità di conseguire un titolo di studio aumenta del 15%. Tra le ragazze l’incremento c’è, ma è più contenuto: 7%. Numeri che aprono interrogativi interessanti, senza scivolare in facili generalizzazioni.

La chiave, spiegano i ricercatori, non è tanto il movimento in sé, quanto come lo si pratica. Non tutti gli sport hanno lo stesso effetto. Il beneficio scolastico emerge soprattutto quando si parla di sport di squadra: basket, pallavolo, calcio, pallamano. Discipline in cui si gioca insieme, si perde insieme, si vince insieme.

Negli sport individuali o poco strutturati – come la ginnastica o il ciclismo – questo effetto positivo sul percorso scolastico non si manifesta con la stessa forza. Il motivo? Probabilmente perché i giochi di squadra allenano competenze che vanno ben oltre il gesto atletico: attenzione prolungata, capacità di rispettare regole comuni, gestione dei conflitti, adattamento alle dinamiche di gruppo. Tutte abilità che, una volta entrate in circolo, tornano utili anche tra i banchi di scuola.

Chi ha frequentato una palestra o uno spogliatoio lo sa: lo sport di squadra è una piccola scuola nella scuola. Si impara a stare al proprio posto, a riconoscere l’autorità dell’allenatore, a collaborare, a tollerare la frustrazione. E a rialzarsi dopo una sconfitta. Un allenamento emotivo che spesso manca nei contesti più individualizzati.

Ma i benefici non finiscono qui. Da tempo la scienza ci dice che l’attività fisica fa bene non solo ai muscoli, ma anche al cervello. Migliora la concentrazione, riduce lo stress, aumenta l’autostima. E negli ultimi anni sta emergendo un filone di ricerca ancora più sorprendente: lo sport come possibile terapia per la salute mentale.

Una revisione pubblicata sul Cochrane Database of Systematic Reviews ha analizzato 73 studi condotti su oltre 5.000 adulti con diagnosi di depressione. Il confronto è stato diretto e ambizioso: esercizio fisico contro psicoterapia, farmaci antidepressivi e assenza di cure. Il risultato? Allenarsi riduce i sintomi depressivi in modo paragonabile alla psicoterapia.

Un dato che non significa “buttiamo via lo psicologo”, ma che rafforza un’idea potente: muoversi è una forma di cura accessibile, economica e con pochi effetti collaterali. «L’esercizio fisico sembra essere un’opzione sicura e accessibile per aiutare a gestire i sintomi della depressione», spiega Andrew Clegg, coordinatore della ricerca.

Interessante anche un altro aspetto: non serve strafare. I benefici maggiori arrivano dall’attività fisica a intensità moderata, più che dagli allenamenti estremi. Sessioni composte da 13 a 36 esercizi, programmi misti e allenamento di resistenza sembrano funzionare meglio rispetto al solo lavoro aerobico. In altre parole, costanza batte eroismo.

Il messaggio che arriva da questi studi è chiaro e trasversale. Lo sport non è solo una questione di performance o di medaglie. È uno strumento educativo, un alleato dello studio, un supporto per la salute mentale. E se per i maschi l’effetto sul diploma sembra più marcato, per tutti rappresenta una palestra di vita.

In un’epoca in cui i ragazzi sono sempre più seduti, connessi e isolati, lo sport – soprattutto quello di squadra – diventa uno spazio prezioso di relazione, fatica condivisa e crescita. Non risolve tutto, ma mette in moto qualcosa. E spesso, da quel movimento, nascono risultati che vanno ben oltre il campo da gioco.

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