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19 Gennaio 2026 - 15:18
Maurizio Cieol
E adesso arriva la coda velenosa. Di quelle che non chiudono una polemica, ma la rilanciano, la avvelenano ulteriormente e la trasformano da scontro politico a questione di metodo, di credibilità e – peggio ancora – di verità raccontate a metà.
Perché la vicenda dei pioppi cipressini di via Castellamonte, abbattuti lo scorso dicembre nella grande rotonda tra Banchette e Ivrea, non si è fermata al rumore delle motoseghe. Dopo il danno ambientale e paesaggistico, dopo le proteste, le interrogazioni, le richieste di accesso agli atti e il silenzio delle istituzioni coinvolte, oggi emerge un elemento che rischia di cambiare completamente il quadro: le carte ufficiali dicono una cosa, la narrazione politica un’altra.
Gli antefatti sono noti. Il 2 dicembre 2025 spariscono in poche ore alberi che non erano semplici elementi di arredo urbano, ma parte integrante del disegno paesaggistico legato all’eredità olivettiana.
Un intervento giustificato dall’Amministrazione di Banchette, guidata dal sindaco Antonio Mazza, con la parola magica: sicurezza. Alberi pericolosi, rischio caduta, urgenza.
Un copione già visto. Ma contestato fin da subito dal gruppo consiliare Uniti con Voi per Banchette – Maurizio Cieol, Salvatore Pennisi, Alberto Russo, Emanuele Splendore – che parlano apertamente di delitto ambientale e culturale.
Poi arrivano le richieste formali. Accesso agli atti. Perizie agronomiche. Documenti tecnici. Nessuna risposta nei tempi ordinari. Solo dopo 60 giorni, e solo grazie all’intervento della Prefettura, le perizie vengono finalmente trasmesse ai Consiglieri. Ed è qui che la storia cambia tono.
La perizia agronomica analizza 406 alberi in 11 aree verdi del Comune di Banchette, classificandoli secondo le cinque classi di pericolosità previste dalla normativa (A, B, C, CD, D).
I pioppi della rotonda di via Castellamonte? Classe C. Tradotto: alberi che non devono essere abbattuti, ma sottoposti a potature di rimonda del secco e controlli periodici biennali. Nessuna indicazione di taglio immediato. Nessuna urgenza. Nessuna emergenza tale da giustificare l’abbattimento totale.
Non solo. Nella stessa classe C rientrano 130 alberi, di cui 22 collocati in aree scolastiche, quindi in contesti ben più sensibili sotto il profilo della sicurezza. Alberi che, però, sono ancora lì. In piedi.
E allora perché i pioppi della rotonda sì, e gli altri no?

La risposta fornita dall’Amministrazione non chiarisce, anzi confonde ulteriormente. Durante il Consiglio comunale del 17 dicembre 2025, il sindaco Mazza – per rafforzare la tesi della pericolosità – mostra la foto di un pioppo caduto in via Jervis. Peccato che via Jervis non sia a Banchette, ma a Ivrea. Un altro Comune. Un’altra Amministrazione. Un altro contesto.
A questo punto la domanda diventa inevitabile, e la pongono nero su bianco i Consiglieri: "è una manipolazione per impressionare i cittadini? O è un’accusa indiretta al sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore, reo – secondo questo ragionamento – di non intervenire su alberi altrettanto “pericolosi”?".
In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: un messaggio opaco, che sposta l’attenzione e tenta di giustificare a posteriori una decisione già presa.
La cosiddetta “riqualificazione” della rotonda, contenuta nel secondo documento trasmesso, introduce considerazioni ambientali e di sicurezza legate al vento e alla visibilità. Ma il vento soffia su tutto il territorio comunale, via Jervis compresa, così come le stesse criticità valgono per le aree scolastiche. Ancora una volta, la selettività dell’intervento resta senza spiegazioni convincenti.
Ed è qui che la polemica assume un tono ancora più duro. Perché non si tratta più solo di alberi abbattuti, ma di una narrazione costruita per legittimare una scelta che le carte tecniche non imponevano.
“La perizia non indicava l’abbattimento – ribadiscono i Consiglieri – ma interventi di manutenzione. Il danno ambientale e paesaggistico era evitabile.”
Insomma, la coda velenosa è tutta qui: non solo sono stati cancellati alberi che potevano essere curati, ma si è tentato di giustificare l’operazione usando immagini e argomentazioni che nulla avevano a che fare con quella rotonda. Un cortocircuito comunicativo che alimenta sfiducia e lascia sul campo una certezza amara: quando le motoseghe sono più veloci delle risposte, a cadere non sono solo i pioppi, ma anche la credibilità delle istituzioni.

Via Jervis Comune di Ivrea

Il consigliere comunale Cieol. Sotto gli alberi nelle scuole

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