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Silvio Viale torna al potere metropolitano: tra battaglie radicali, ombre giudiziarie e una storia che continua a dividere Torino

Dalle dimissioni di Cogno al ritorno nelle istituzioni di un medico e militante radicale con una lunga storia alle spalle

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Silvio Viale entra in Consiglio metropolitano dopo le dimissioni di Cogno

Il Consiglio metropolitano di Torino ha formalizzato nella seduta di lunedì 19 gennaio la surroga del consigliere Marco Cogno, dimessosi dopo l’assunzione di un incarico in una società partecipata dalla Città di Pinerolo, incompatibile con il ruolo metropolitano. Al suo posto è entrato Silvio Viale, consigliere comunale torinese, primo dei non eletti della lista Città di città. Una decisione approvata all’unanimità dai dodici consiglieri presenti, dopo la breve illustrazione della deliberazione da parte del sindaco metropolitano Stefano Lo Russo.

Un passaggio istituzionale lineare, ma che riporta sotto i riflettori una figura che, nel bene e nel male, ha attraversato decenni di politica torinese, spesso da protagonista, talvolta da elemento di rottura. Viale entra in Consiglio metropolitano con un bagaglio personale e politico che va ben oltre il perimetro amministrativo dell’ente.

Di formazione cattolica, cresciuto negli ambienti dei Giuseppini, Viale consegue la maturità scientifica prima di iscriversi alla facoltà di Medicina. È proprio negli anni universitari che inizia il suo impegno politico, prima nella Sinistra Studentesca, poi in Lotta Continua, diventando uno dei leader del gruppo torinese. Un percorso segnato anche da uno degli episodi più controversi della sua giovinezza politica: il cosiddetto caso dell’“Angelo Azzurro”.

A seguito di una denuncia presentata dal terrorista Roberto Sandalo, Viale viene accusato di aver partecipato ai fatti legati a quell’esperienza e trascorre sei mesi di custodia cautelare nel carcere torinese de Le Nuove. Un’accusa che non troverà riscontri: in appello verrà assolto con formula piena, perché la denuncia non era suffragata da alcun elemento concreto. Un passaggio che ha segnato profondamente la sua biografia pubblica e che lui stesso ha sempre rivendicato come una delle pagine più dure, ma anche più chiarificatrici, della propria vita.

Conclusa l’università, Viale si specializza in ginecologia e inizia a lavorare all’ospedale Sant’Anna di Torino, struttura simbolo della sanità piemontese. Parallelamente prosegue l’impegno politico. A metà degli anni Ottanta entra nei Verdi, partecipando alle battaglie storiche del movimento torinese: dalle proteste contro la centrale nucleare di Trino, alle iniziative ambientaliste, fino al sostegno alla realizzazione della metropolitana. Nei primi anni Novanta viene eletto al Consiglio comunale di Torino, dove si occupa di temi allora considerati divisivi: tossicodipendenza, AIDS, prostituzione, aborto, contraccezione e unioni civili.

È capogruppo dei Verdi nelle amministrazioni guidate da Valentino Castellani tra il 1993 e il 2001. Successivamente lascia i Verdi e approda nell’area radicale, che sostiene la sua candidatura a sindaco di Torino nel 2001. Il risultato elettorale, l’1,5%, è modesto, ma segna l’inizio di una lunga stagione di militanza nei Radicali Italiani, di cui diventa dirigente nazionale. Nel 2005 contende la segreteria a Daniele Capezzone, senza successo, ed è attivo anche nell’Associazione Luca Coscioni, in Exit Italia e come presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta. Nel 2010 viene eletto presidente di Radicali Italiani durante il congresso di Chianciano Terme.

Alle elezioni comunali del 2011 rientra in Consiglio comunale a Torino, questa volta nelle liste del Partito Democratico, al quale risulta iscritto sin dalla sua fondazione, mantenendo una posizione spesso autonoma e critica rispetto alle linee di partito.

Uno dei capitoli più noti e discussi del suo percorso riguarda l’impegno per la RU-486, il farmaco per l’aborto farmacologico. Viale avvia la sperimentazione in Italia nel 2005, dopo il via libera del Comitato etico della Regione Piemonte, ma senza il parere vincolante del Ministero della Salute. La legalizzazione arriverà nel 2009 e, dall’anno successivo, al Sant’Anna partirà la somministrazione ordinaria: in dodici mesi oltre mille donne, pari a circa il 25% delle IVG dell’ospedale, ricorreranno alla RU-486, portando il Piemonte ai primi posti in Italia per utilizzo del farmaco.

Accanto all’attività politica e sanitaria, non sono mancate le controversie. Nel 2010 viene sospeso per 25 giorni dall’ospedale Sant’Anna dopo una lite con una caposala, rimasta ferita a un dito. Nel 2015 viene querelato per diffamazione dallo scrittore Erri De Luca per un post sui fatti della Val di Susa. Più recentemente, nel febbraio 2024, è stato indagato per molestie sessuali in seguito alle denunce di quattro pazienti; nel novembre 2025 la procura di Torino ha chiesto per lui una condanna a un anno e quattro mesi. Vicende giudiziarie ancora aperte, che si affiancano al suo rientro nelle istituzioni.

Ora Silvio Viale entra in Consiglio metropolitano e farà parte della II Commissione, che si occupa di infrastrutture, ambiente, risorse idriche, qualità dell’aria e aree protette. Un incarico che lo riporta su temi a lui storicamente cari, in un contesto istituzionale dove il suo profilo continuerà inevitabilmente a dividere.

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