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Minacce di morte dall’Iran agli esuli di Torino: i messaggi finiscono alla Digos

Durante una manifestazione a sostegno delle proteste in Iran emerge che alcuni oppositori del regime, residenti nel capoluogo piemontese, hanno ricevuto intimidazioni sui telefonini. Coinvolti esponenti dell’Associazione Iran libero e democratico

Minacce di morte dall’Iran agli esuli di Torino: i messaggi finiscono alla Digos

Minacce di morte dall’Iran agli esuli di Torino: i messaggi finiscono alla Digos

Telefoni vibrano, gli schermi si illuminano, e dall’altra parte non c’è un contatto qualunque. Ci sono minacce di morte, precise, circostanziate, che arrivano dall’Iran e colpiscono chi dall’Iran è fuggito. È quanto emerso oggi a Torino, nel corso di una manifestazione pubblica organizzata a sostegno delle proteste che in questi giorni stanno attraversando la Repubblica islamica.

Secondo quanto riferito dai partecipanti, alcuni esuli iraniani residenti nel capoluogo piemontese, apertamente contrari al regime di Teheran, hanno ricevuto sui propri telefonini messaggi intimidatori provenienti dall’estero. Testi che non lasciano spazio a interpretazioni, con riferimenti diretti alle persone, alle loro attività politiche e alla loro esposizione pubblica contro il regime degli ayatollah. I messaggi, definiti “molto circostanziati”, sono stati immediatamente portati all’attenzione della Digos, ora impegnata a ricostruire l’origine delle minacce, i canali utilizzati e il livello di rischio concreto per i destinatari. Gli accertamenti sono in corso e, al momento, viene mantenuto il massimo riserbo sugli sviluppi investigativi.

A ricevere le minacce, secondo quanto si è appreso, sarebbero persone riconducibili all’Associazione Iran libero e democratico, una realtà attiva da anni nel denunciare violazioni dei diritti umani, repressione politica e assenza di libertà civili in Iran. L’associazione riunisce cittadini iraniani in esilio e attivisti italiani che da tempo organizzano iniziative pubbliche, presidi e manifestazioni per mantenere alta l’attenzione internazionale su quanto accade nel Paese.

Il presidio si è svolto nella zona di piazza Arbarello, nell’area intitolata a Marco Pannella, e ha visto la partecipazione di diverse decine di persone. Durante la manifestazione, gli esuli iraniani hanno preso la parola per ribadire con forza la propria posizione politica: né monarchia né teocrazia, ma libertà e democrazia per l’Iran. Un messaggio chiaro, che respinge tanto il passato autoritario quanto l’attuale regime religioso.

Alla manifestazione era presente anche Tullio Monti, uno dei fondatori dell’associazione, nata nel 2009. La sua partecipazione ha dato ulteriore rilievo a un presidio che, nelle intenzioni, voleva essere un momento di solidarietà e di denuncia politica, ma che si è trasformato anche in un’occasione per far emergere un fatto di estrema gravità: la pressione e le intimidazioni del regime iraniano non si fermano ai confini nazionali. Monti ha inoltre annunciato che sabato prossimo, sempre a Torino, si terrà una nuova manifestazione analoga, sottolineando come questa volta abbiano aderito tutti i partiti politici torinesi, da destra a sinistra.

Durante il presidio sono intervenuti anche esponenti del mondo politico italiano. Igor Boni, di Europa Radicale, ha affermato che di fronte a quanto sta accadendo in Iran è urgente una mobilitazione di tutti i cittadini italiani per mettere fine a uno dei peggiori regimi criminali della storia recente. Silvio Viale, consigliere comunale di Più Europa, ha sottolineato con soddisfazione il valore politico della partecipazione trasversale, dichiarando di essere contento perché dopo tanti anni non sarà più solo. Al presidio hanno preso parte anche attivisti dell’associazione radicale Adelaide Aglietta e del Partito Socialista Italiano.

Le minacce emerse a Torino sembrano inserirsi in un quadro più ampio di repressione transnazionale, già segnalato in altri Paesi europei, dove oppositori politici, giornalisti e attivisti iraniani hanno denunciato sorveglianza, intimidazioni e tentativi di silenziamento anche a migliaia di chilometri da Teheran.

Durante la manifestazione, più interventi hanno sottolineato come la sicurezza degli esuli e il diritto di esprimere dissenso politico non possano essere messi in discussione nemmeno fuori dall’Iran, e come episodi di questo tipo rappresentino un campanello d’allarme serio per le istituzioni italiane ed europee.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela di chi, in Europa, esercita libertà fondamentali che nel proprio Paese d’origine sono negate. Libertà che oggi sembrano nuovamente minacciate da messaggi che attraversano confini, reti telefoniche e piattaforme digitali.

Mentre la Digos prosegue le indagini, resta il dato politico e umano: la paura non si ferma all’esilio, e la repressione, anche quando si manifesta sotto forma di un messaggio sul cellulare, continua a colpire chi ha scelto di opporsi a un regime autoritario. Torino, oggi, ne è stata testimone diretto.

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