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19 Gennaio 2026 - 09:00
Marina Carolina di Borbone
Una portiera che si chiude davanti al Grand Palais di Parigi, una berlina nera che si allontana, un video girato con uno smartphone che supera il milione di visualizzazioni in poche ore. È tra il 14 e il 16 gennaio 2026, durante le celebrazioni per i 200 anni di Le Figaro, che un’immagine apparentemente marginale diventa un caso politico europeo. Accanto a Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National (Raduno Nazionale), c’è Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, ventidue anni, primogenita di Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro. Pochi secondi bastano per trasformare una serata mondana in un dossier che intreccia politica, aristocrazia, comunicazione e potere simbolico.
L’evento è uno di quelli che contano. Le Figaro, fondato nel 1826, festeggia il bicentenario con incontri pubblici e serate su invito che richiamano editori, imprenditori, ministri, leader politici. Tra loro c’è Bardella, trent’anni, indicato da una parte della stampa come possibile candidato alle presidenziali francesi del 2027. All’uscita, la sua presenza accanto a Maria Carolina innesca un cortocircuito narrativo immediato: il leader che costruisce il proprio consenso sul racconto delle origini popolari e sulla contrapposizione alle élite viene associato a una giovane erede dell’alta società europea.
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Il giorno dopo, Le Monde pubblica un’analisi che mette a fuoco il punto politico della vicenda. Non un gossip, ma un problema di coerenza dell’immagine pubblica. L’articolo parla di rischio di “immagine confusa” per Bardella, proprio mentre la Francia attraversa una fase delicata, tra proteste degli agricoltori, tensioni sociali e l’ombra lunga delle vicende giudiziarie che coinvolgono Marine Le Pen. La reazione del Rassemblement National è immediata. Deputati come Alexandre Loubet accusano il quotidiano di “mépris social”, disprezzo sociale, e di aver trasformato la vita privata in un attacco politico. La polemica rimbalza sui social, sui media francesi e italiani, e diventa un caso nazionale.
Per capire perché quell’immagine pesa, bisogna guardare ai profili dei protagonisti. Jordan Bardella, classe 1995, è cresciuto nella Seine-Saint-Denis, periferia parigina spesso evocata come simbolo di marginalità. Da quando è presidente del Rassemblement National nel 2021, ha guidato il partito a risultati elettorali storici, dalle elezioni europee alle legislative anticipate del 2024. La sua comunicazione insiste sulla rottura con le oligarchie, sul rispetto per chi lavora e sulla distanza dalle élite tradizionali. È una narrazione costruita con attenzione, che fa della coerenza simbolica un elemento centrale.
Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie nasce a Roma il 23 giugno 2003. È figlia di Carlo di Borbone delle Due Sicilie e di Camilla Crociani, famiglia legata all’industria e alla finanza internazionale. La sua biografia mescola tradizione dinastica e formazione globale. Ha studiato tra Harvard University, con corsi in Scienze sociali, Marketing e Management, e l’International University of Monaco, dove ha seguito programmi in Fashion and Luxury Studies. Ha dichiarato di voler lavorare nella moda, con un interesse specifico per l’aspetto finanziario e gestionale di una maison. Vive tra Roma, Parigi e Montecarlo, frequenta sfilate, eventi mondani e iniziative benefiche, ed è molto attiva sui social, dove costruisce un profilo da “principessa contemporanea”, attento a sostenibilità e charity.
Nel 2025 racconta pubblicamente un grave incidente in moto, con ricovero in terapia intensiva all’Ospedale Princesse-Grace di Monaco. Trasforma l’episodio in un messaggio sulla sicurezza stradale e sull’uso del casco, utilizzando i codici della comunicazione digitale della sua generazione. Anche questo contribuisce a definire un personaggio che unisce tradizione, esposizione mediatica e soft power.
Il nodo dinastico è un altro elemento che rende la vicenda più complessa. Nel 2016, Carlo di Borbone delle Due Sicilie firma l’“Atto di Roma” con cui abolisce la legge salica e introduce la primogenitura assoluta nella linea di successione della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie. La riforma, recepita negli statuti degli Ordini Dinastici dal 1° gennaio 2019, rende Maria Carolina l’erede designata del ramo detto “di Castro”. Il ramo “di Calabria”, oggi rappresentato da Pedro di Borbone delle Due Sicilie, contesta però la validità di questa modifica, sostenendo la permanenza della primogenitura maschile. Si tratta di un contenzioso senza effetti giuridici nello Stato italiano, ma rilevante sul piano simbolico, per titoli, onorificenze e reti di relazioni culturali e filantropiche, come quelle legate al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
È in questo intreccio di simboli che l’immagine del Grand Palais assume un peso politico. In Francia, la competizione elettorale è sempre più legata alla capacità di controllare il racconto visivo e la percezione di autenticità. L’associazione, anche solo occasionale, con una figura che incarna l’élite cosmopolita rischia di mettere in discussione il frame su cui Bardella ha costruito la propria ascesa. Non è una questione morale o privata, ma di comunicazione politica. Per un partito che fonda parte della propria identità sul rifiuto delle oligarchie, la frequentazione dei loro simboli diventa materia di scrutinio pubblico.
Jordan Bardella
La vicenda ha eco anche in Italia. I Borbone delle Due Sicilie continuano a esercitare una fascinazione che affonda nella storia preunitaria, mentre la figura di Bardella, di origine italiana, è spesso osservata come un ponte tra identità nazionali e destre europee. L’intreccio tra una dinastia senza trono e un leader populista in ascesa diventa così una lente per leggere il rapporto tra memoria storica, potere simbolico e politica contemporanea.
Al di là del rumore mediatico, restano alcuni fatti verificabili. Una serata ufficiale, un’uscita insieme, un video che diventa virale. Nessuna dichiarazione ufficiale dei diretti interessati, nessuna conferma di una relazione. Ma in una fase di “campagna permanente”, come quella che vive la Francia in vista del 2027, anche un’immagine può funzionare da stress test. Misura la tenuta di una narrazione politica, la capacità di un leader di tenere insieme messaggio e comportamento, e la reazione di un elettorato sensibile al tema della disuguaglianza.
Il caso del Grand Palais mostra come, nell’Europa del 2026, politica, aristocrazia e comunicazione digitale si sovrappongano. Non perché i titoli nobiliari abbiano un valore istituzionale, ma perché continuano a produrre immaginario. E perché, in un sistema mediatico accelerato, bastano pochi secondi di video per trasformare una scena privata in un fatto pubblico, capace di aprire domande sulla coerenza, sulla strategia e sui limiti della politica contemporanea.
Marina Carolina di Borbone, più correttamente conosciuta come Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, è una delle figure più giovani e mediaticamente esposte dell’aristocrazia europea contemporanea. Nata a Roma il 23 giugno 2003, è la figlia primogenita del principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, capo della storica casa reale che regnò sull’Italia meridionale fino all’Unità, e di Camilla Crociani, imprenditrice e figura di rilievo dell’alta società internazionale. Un cognome che pesa come un’eredità storica, ma che oggi si muove in un contesto completamente diverso da quello dei troni e dei regni.
Cresciuta tra Roma, Parigi e Monte Carlo, Maria Carolina incarna una nobiltà del XXI secolo che ha sostituito le corti con i social network, i palazzi reali con i grandi eventi mondani e le cerimonie ufficiali con le passerelle e i red carpet. La sua formazione è quella tipica delle élite internazionali: studi privati, percorsi scolastici anglosassoni, un’educazione cosmopolita che le consente di parlare fluentemente più lingue e di muoversi con disinvoltura tra contesti culturali diversi. Non a caso, negli ultimi anni ha scelto di affacciarsi al mondo della moda e della comunicazione, lavorando come modella e costruendo un profilo pubblico da influencer seguita da centinaia di migliaia di persone.
La sua immagine pubblica è quella di una giovane donna elegante, consapevole del proprio ruolo simbolico e capace di sfruttare la visibilità per sostenere anche cause sociali e ambientali. Tra queste, la tutela del mare e degli oceani, tema sul quale ha più volte preso posizione, affiancando iniziative di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai più giovani. Un impegno che convive, senza troppi contrasti apparenti, con una vita fatta di lusso, viaggi e frequentazioni altolocate, spesso al centro dell’attenzione dei media internazionali.
Negli ultimi tempi, Maria Carolina è finita sulle cronache anche per un grave incidente motociclistico avvenuto nei pressi di Monte Carlo, dal quale è uscita viva grazie all’uso del casco. Un episodio che lei stessa ha raccontato pubblicamente, trasformandolo in un messaggio diretto sulla sicurezza stradale e sul valore della prevenzione, mostrando un volto più umano e meno patinato rispetto a quello abitualmente associato alle dinastie nobiliari.
Oggi Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie rappresenta una nuova declinazione dell’aristocrazia: non più potere politico o istituzionale, ma capitale simbolico, visibilità e narrazione. Una principessa senza regno, ma con un pubblico globale, che cerca di tenere insieme il peso della storia e la leggerezza – talvolta apparente – del presente. In un mondo che ha archiviato monarchie e privilegi formali, il suo ruolo resta quello di un volto riconoscibile di una nobiltà che sopravvive adattandosi, reinventandosi e, soprattutto, raccontandosi.
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