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18 Gennaio 2026 - 15:18
Bebe Vio
Dai podi paralimpici della scherma alle piste innevate del Sestriere, il passo è diretto, naturale, quasi inevitabile. In questi giorni Bebe Vio è tornata a fare quello che le riesce meglio: trasformare lo sport in uno strumento di inclusione concreta. Quattro giorni sulla neve, nell’ambito di uno dei progetti promossi da Art4sport, l’associazione fondata nel 2009 insieme ai genitori, che oggi riunisce circa cinquanta tra bambini e ragazzi con disabilità, impegnati in attività sportive pensate per superare non solo i limiti fisici, ma anche quelli culturali.
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Sulle piste della Via Lattea, da venerdì 16 gennaio, la campionessa paralimpica ha sciato accanto ai partecipanti, prendendo parte alle discese e alle attività di avviamento e perfezionamento, condividendo ogni curva come una sfida comune. Con lei anche Lorenzo Marcantognini, atleta paralimpico di calcio e atletica leggera, impegnato questa volta con lo snowboard. A chiudere il lungo fine settimana, una gara conclusiva che ha visto protagonisti i ragazzi, in una giornata di neve abbondante, cielo grigio e un’energia contagiosa che ha invaso le piste.
L’iniziativa rientra nel percorso di Art4sport, realtà nata per sostenere bambini e ragazzi con amputazioni d’arto attraverso lo sport, anche mediante il finanziamento di protesi e ausili personalizzati non coperti dal servizio sanitario nazionale e l’accompagnamento nella scelta di un percorso sportivo e di vita. Le giornate sulla neve rappresentano uno dei momenti più significativi di questo lavoro, perché mettono alla prova autonomia, fiducia e spirito di squadra in un ambiente complesso come quello montano.
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A rendere tutto questo possibile c’è la storia personale di Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio Grandis, conosciuta da tutti come Bebe Vio, nata a Venezia il 4 marzo 1997 e cresciuta a Mogliano Veneto, seconda di tre figli di Ruggero Vio e Teresa Grandis. La scherma entra nella sua vita quando ha poco più di cinque anni, praticata in parallelo allo scoutismo, fino a quando, il 20 novembre 2008, una meningite aggressiva cambia radicalmente il suo percorso. L’infezione porta all’amputazione degli arti, dopo 104 giorni di ricovero, ma non interrompe il suo rapporto con lo sport e con la scuola, ripresa immediatamente dopo l’uscita dall’ospedale.
Dopo un lungo periodo di riabilitazione motoria e fisioterapia presso il centro protesi INAIL di Budrio e a Bologna, circa un anno dopo la malattia Bebe Vio torna a gareggiare, grazie a una protesi progettata appositamente per sostenere il fioretto. Da quel momento, la sua carriera sportiva diventa una sequenza impressionante di risultati: titoli italiani, europei e mondiali, fino alle Paralimpiadi.
Nel 2016 conquista l’oro individuale ai Giochi di Rio de Janeiro, battendo in finale la cinese Zhou Jingjing, e pochi giorni dopo aggiunge il bronzo a squadre insieme a Loredana Trigilia e Andreea Mogoș. Nel 2021, a Tokyo, arriva un altro oro paralimpico individuale e l’argento a squadre. Nel 2024, alle Paralimpiadi di Parigi, porta a casa due medaglie di bronzo, sia individuale sia a squadre, con Andreea Mogoș, Loredana Trigilia e Rossana Pasquino.
Accanto all’attività sportiva, Bebe Vio ha costruito un ruolo pubblico che va ben oltre la pedana. È stata tedofora ai Giochi paralimpici di Londra 2012, portabandiera alla cerimonia di chiusura di Rio 2016, testimonial a Expo 2015, ospite alla Casa Bianca durante l’ultima cena di Stato dell’amministrazione Obama, protagonista di campagne sulla vaccinazione contro la meningite, conduttrice televisiva, doppiatrice per Gli Incredibili 2, fino a ricevere una Barbie realizzata in esemplare unico dalla Mattel. Nel maggio 2023 si è laureata in Comunicazione e Relazioni Internazionali alla John Cabot University di Roma e il 19 gennaio 2025 è stata eletta nel Consiglio Federale della Federazione Italiana Scherma come rappresentante degli atleti per il quadriennio 2025-2029.
La presenza di Bebe Vio al Sestriere non è quindi un evento simbolico, ma la prosecuzione coerente di un percorso che unisce sport, diritti e concretezza. Sulla neve, accanto ai ragazzi di Art4sport, la campionessa torna a ricordare che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un lavoro quotidiano fatto di fatica, tecnica, fiducia e possibilità reali offerte a chi troppo spesso viene lasciato ai margini.
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