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Incidente in corso Belgio a Torino: si riaccende lo scontro sugli alberi e sullo spostamento dei binari del tram

Dopo lo schianto tra il tram 15 e un’auto all’alba di ieri, il dibattito esplode di nuovo: viabilità, alberature e partecipazione al centro di una polemica che continua a dividere cittadini e istituzioni

Incidente in corso Belgio a Torino: si riaccende lo scontro sugli alberi e sullo spostamento dei binari del tram

Incidente in corso Belgio a Torino: si riaccende lo scontro sugli alberi e sullo spostamento dei binari del tram (la foto dell'incidente)

L’incidente avvenuto all’alba di mercoledì 15 gennaio a Torino, all’incrocio tra corso Belgiovia Cigliano, ha fatto da detonatore a una polemica che covava da tempo e che ora torna con forza nel dibattito pubblico, tra sicurezza stradale, linea tranviaria, alberi, cantieri e partecipazione dei cittadini.

Erano circa le 6:30 quando una Ford Kuga, proveniente da via Cigliano, si è immessa su corso Belgio entrando in collisione con il tram della linea 15. L’urto è stato violento: l’auto è stata spinta contro un albero che, a sua volta, è crollato finendo contro una Fiat Multipla parcheggiata. Il bilancio sanitario è stato fortunatamente contenuto: solo il conducente dell’auto è stato soccorso dal 118 con ferite lievi, nessun passeggero del tram è rimasto coinvolto. Ben più pesanti, invece, i disagi alla viabilità, con la linea 15 interrotta per oltre tre ore e traffico in tilt nella zona.

La dinamica, ricostruita dalla polizia locale insieme ai tecnici Gtt, individua come causa principale una mancata precedenza da parte dell’automobile. Un elemento che, per molti residenti, chiude il caso: «Non c’entrano né gli alberi né il tram – è il commento che circola tra alcuni cittadini – ma solo un errore umano». Una posizione netta, che punta il dito sulla responsabilità individuale alla guida.

Eppure, per altri, l’episodio non è isolato né casuale. A poche ore dall’incidente, il Comitato di corso Belgio ha diffuso un lungo messaggio sui social, rilanciando una critica più ampia all’assetto del corso e alle scelte dell’amministrazione comunale. Nel post, condiviso giovedì 16 gennaio, gli attivisti partono dai fatti: «Nell’urto l’auto è stata scaraventata contro un albero, che è crollato sulla facciata di una casa. Per fortuna non ci sono state vittime umane». Ma da qui allargano il campo.

Secondo il Comitato, il problema non sarebbe tanto l’episodio in sé, quanto una viabilità giudicata “alquanto problematica”, che – sostengono – non avrebbe ricevuto l’attenzione necessaria da parte dell’Amministrazione. «Il progetto prevedeva soltanto l’abbattimento e sostituzione degli aceri e il rifacimento delle banchine», scrivono, ricordando che lo scorso 9 ottobre una petizione con oltre 1.000 firme era stata presentata alla Commissione Ambiente del Comune. Tra i nove punti proposti, uno in particolare: valutare lo spostamento della linea tranviaria al centro della carreggiata.

Una proposta che, spiegano gli attivisti, non nasce per favorire il traffico automobilistico, ma per ridurre i rischi. «Sul corso le auto viaggiano spesso a velocità eccessiva», scrivono. E aggiungono che il tram, oggi, «passa a pochi centimetri dal bordo delle banchine», con conseguenze negative sia per le alberature, costrette a potature frequenti e indebolite nel tempo, sia per la sicurezza dei pedoni, esposti al rischio di attraversamenti pericolosi. «Il trasferimento del tram in centro strada potrebbe aumentare davvero la sicurezza dei cittadini», è la loro conclusione.

Nel messaggio viene citato anche l’intervento dell’assessore Chiara Foglietta, che – secondo il Comitato – sarebbe intervenuta per la prima volta sulla questione in tre anni, chiarendo che spostare i binari costerebbe circa 10 milioni di euro. Una cifra che gli attivisti giudicano sostenibile se confrontata con altri investimenti cittadini, ma che, al momento, ha chiuso ogni spiraglio operativo. «Nessun consigliere comunale di maggioranza o di opposizione ha inteso l’importanza di questo e degli altri punti della petizione», scrivono, parlando di una partecipazione «caduta nel vuoto».

La posizione del Comune di Torino, già espressa più volte nei mesi scorsi, resta però ancorata a valutazioni tecniche e di sicurezza. Palazzo di Città ribadisce che gli interventi sulle alberature di corso Belgio sono stati effettuati solo dopo verifiche fitosanitarie e controlli di stabilità, e che le piante rimosse erano classificate come a rischio caduta, anche a causa di sottoservizi, vibrazioni del traffico e decenni di lavori stratificati. Ogni abbattimento, sottolineano, è accompagnato da nuove piantumazioni, anche se i tempi di crescita rendono l’effetto non immediato.

Sul fronte della linea tranviaria, la scelta di mantenere i binari in posizione laterale viene difesa come frutto di un equilibrio complesso tra costi, infrastrutture esistenti e impatto sulla mobilità complessiva. Lo spostamento al centro strada, secondo i tecnici, comporterebbe cantieri invasivi, tempi lunghi e risorse oggi non disponibili, oltre a criticità su incroci e fermate.

Resta così un doppio livello di lettura. Da un lato, l’incidente del 15 gennaio viene ricondotto a una mancata precedenza, una dinamica purtroppo comune e possibile negli scontri tra auto e tram. Dall’altro, l’episodio diventa per alcuni il simbolo di un assetto urbano che, tra rotaie, alberi e carreggiate strette, amplifica le conseguenze di ogni errore.

Corso Belgio si conferma dunque un caso simbolo del rapporto, spesso conflittuale, tra sicurezza, tutela del verde, scelte infrastrutturali e partecipazione civica. Un equilibrio difficile, destinato a tornare al centro del dibattito ogni volta che un albero cade, un tram si ferma o un incrocio si trasforma, per qualche ora, nel punto più fragile della città.

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