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Dall’amianto al sole, l’ex miniera di Balangero si reinventa e diventa centrale di energia pulita

Un parco solare sorgerà nell’ex Amiantifera: bonifica, transizione energetica e riscatto di un territorio simbolo

Dall’amianto al sole

Dall’amianto al sole, l’ex miniera di Balangero si reinventa e diventa centrale di energia pulita

Per decenni quel cratere enorme ai piedi delle Valli di Lanzo ha rappresentato una ferita aperta. Polvere, amianto, malattia, una montagna scavata fino a diventare il simbolo di un progresso che chiedeva un prezzo altissimo. Oggi, nello stesso luogo che per anni ha incarnato l’idea di rischio e contaminazione, prende forma un progetto che guarda nella direzione opposta: energia pulita, riconversione, futuro. L’ex Amiantifera di Balangero-Corio si prepara a ospitare un parco fotovoltaico, segnando uno dei passaggi più significativi della lunga e complessa trasformazione di quello che fu il più grande giacimento di amianto d’Europa.

Non è un annuncio qualunque. È il punto di arrivo di un percorso iniziato quasi trent’anni fa e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova fase. Il progetto prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico finanziato con 1,4 milioni di euro, ottenuti dall’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone attraverso il bando regionale Green Communities. Il primo lotto sorgerà su 10 mila metri quadrati all’interno dell’ex cava e produrrà un megawatt di potenza, con un impatto paesaggistico ridotto al minimo: i pannelli verranno collocati su terrazzamenti interni, invisibili dall’esterno. Chi percorre la strada provinciale continuerà a vedere la montagna, senza intuire che sotto quella superficie sta nascendo una centrale di energia rinnovabile.

La svolta è concreta. Mancano solo le ultime autorizzazioni e, se i tempi verranno rispettati, i lavori potrebbero partire già entro l’estate, con una durata contenuta in pochi mesi. Ma non finisce qui: è già previsto un secondo lotto gemello, che raddoppierà la superficie occupata e la potenza prodotta. Un segnale chiaro: l’area non è più solo un sito da mettere in sicurezza, ma uno spazio da restituire al territorio in una forma nuova.

Quella dell’Amiantifera non è una bonifica come le altre. È un intervento mastodontico, unico nel suo genere, che va avanti dal 1996 e che ha richiesto scelte tecniche, economiche e ambientali complesse. Dopo la messa in sicurezza delle enormi discariche verso Corio e Balangero, per evitare dispersioni di fibre e crolli, si è intervenuti sui bacini di sedimentazione e sugli edifici industriali più degradati. Oggi circa due terzi del lavoro è completato, ma il percorso non è concluso: restano da trattare superfici vaste e delicate, comprese quelle degli stabilimenti che per anni hanno contenuto amianto.

Uno dei nodi più complessi riguarda la gestione dei rifiuti prodotti dalla bonifica. Trasportarli all’estero comporta costi altissimi, fino a 500 euro a tonnellata, rendendo l’operazione difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Per questo è prevista la realizzazione di una mono-discarica interna, destinata allo smaltimento controllato dei materiali contaminati, un passaggio cruciale per arrivare alla piena messa in sicurezza dell’area tra il 2026 e il 2027. L’obiettivo resta fissato: bonifica completata entro il 2030, con un sistema di monitoraggio e manutenzione permanente che continuerà anche oltre.

È in questo contesto che il fotovoltaico assume un valore che va oltre la produzione di energia. Non si tratta solo di pannelli e kilowatt, ma di un cambio di paradigma: trasformare un luogo segnato dall’estrazione e dall’inquinamento in una piattaforma per la transizione energetica. L’energia prodotta verrà immessa in rete e venduta al Gse, generando risorse che l’Unione Montana potrà redistribuire ai Comuni aderenti sotto forma di servizi. Un ritorno diretto per le comunità che per decenni hanno convissuto con il peso dell’Amiantifera.

La scelta di Balangero non è isolata. La Regione Piemonte ha deciso di imprimere una forte accelerazione allo sviluppo delle energie rinnovabili, individuando specifiche “zone di accelerazione” dove semplificare e velocizzare gli iter autorizzativi. Ex aree industriali, discariche, siti contaminati in fase di bonifica diventano così luoghi privilegiati per installare nuovi impianti, evitando consumo di suolo vergine e conflitti con il paesaggio. L’obiettivo è ambizioso: entro il 2030 il Piemonte dovrà installare quasi 5 mila megawatt di nuova potenza da fonti pulite.

In questa strategia, l’ex Amiantifera rappresenta un caso emblematico. Qui la transizione energetica si intreccia con la rigenerazione di un luogo simbolo, dimostrando che la produzione di energia può convivere con la tutela ambientale e la memoria storica. Non è un caso che l’impianto sia stato progettato per essere integrato nel contesto, senza alterare la percezione esterna del sito. Una scelta che risponde anche a un principio più ampio: le rinnovabili non devono essere percepite come una nuova invasione, ma come un’opportunità costruita con intelligenza.

Il futuro dell’area non è fatto solo di cantieri e impianti. Da alcuni anni l’ex cava ha iniziato ad aprirsi al pubblico, trasformandosi anche in luogo di racconto e consapevolezza. Le visite guidate, il museo digitale, le testimonianze dei minatori restituiscono una dimensione umana a una storia industriale che ha segnato migliaia di vite. La miniera non è stata solo una fonte di rischio: per decenni ha garantito lavoro e sostentamento, diventando parte dell’identità del territorio.

Quella storia ha attirato anche l’attenzione della cultura. Scrittori come Italo Calvino e Primo Levi hanno raccontato Balangero, fissandola nella letteratura italiana. Il cinema ha fatto il resto, con produzioni recenti che hanno scelto l’ex cava come set, coinvolgendo studenti e abitanti del posto. Un segnale di come il sito stia cambiando pelle, diventando non solo un luogo da bonificare, ma uno spazio da reinterpretare.

Nel quadro più ampio, tramonta invece l’ipotesi di un impianto fotovoltaico nella riserva naturale delle Vaude, area vincolata e in attesa di bonifica, mentre prende corpo la possibilità di installare pannelli sugli ex capannoni della struttura militare di San Francesco al Campo, nella zona un tempo nota come batteria Cordero. Anche qui, circa 10 mila metri quadrati potrebbero essere riconvertiti, confermando una linea chiara: le rinnovabili trovano casa dove il suolo è già stato consumato.

Balangero, dunque, diventa un laboratorio a cielo aperto. Un luogo dove si incrociano memoria industriale, sicurezza ambientale e transizione energetica. Dove una montagna scavata e temuta per anni prova a restituire qualcosa di diverso: energia pulita, risorse per i Comuni, una nuova narrazione possibile. Non è la fine della storia dell’Amiantifera, ma forse è il primo capitolo in cui quella storia smette di parlare solo di passato e inizia, finalmente, a guardare avanti.

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