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15 Gennaio 2026 - 18:40
L'assessore Francesco Comotto
Un progetto ambizioso, annunciato con enfasi e accompagnato da slide, parole chiave e promesse: “Orti urbani – Rifunzionalizzazione degli orti comunali di Canton Vesco, bonifica dei siti e costituzione di comunità agricole nel rispetto della sostenibilità ambientale”. Bello, sulla carta. Peccato che oggi, in Canton Vesco, nel quartiere San Grato, di quel progetto non ci sia ancora praticamente nulla. O meglio: è tutto fermo. Bloccato. Sepolto sotto l’erba alta, il degrado e soprattutto sotto una parola che a Ivrea ormai è diventata una condanna: amianto.
Qualcuno ne ha più sentito parlare? No. Qualcuno ha sentito l’assessore Francesco Comotto? No. E non serve una sfera di cristallo per capirne il motivo. Chi conosce bene la vicenda racconta di un errore grave, anzi di una vera e propria catena di errori: dell’impresa incaricata dei lavori, del direttore dei lavori e del responsabile del procedimento che è anche responsabile dell'Ufficio tecnico.
Prima di iniziare a scavare, spiega chi ne sa, si sarebbe dovuto verificare cosa ci fosse nel sottosuolo. Tutti sapevano che il problema c’era. Tutti. E invece le ruspe sono andate giù lo stesso, sparpagliando l’amianto ovunque, trasformando un’area già delicata in un caso ambientale vero e proprio. Ed è successo tutto durante il suo mandato da assessore, non prima.
Ora quel sito è destinato a finire nell’elenco ufficiale dei siti regionali da bonificare. Il passaggio successivo? Cercare i soldi per la bonifica. E quelli del PNRR? Beh, se tanto ci dà tanto, potrebbero anche essere richiesti indietro, visto che i lavori non sono mai stati conclusi e difficilmente potrebbe succedere questo nell'arco di qualche mese...
L’ultima volta che avevamo raccontato questa storia era nel settembre 2025. Avevamo trovato i cittadini affacciati dalle finestre a controllare l’erba che cresceva a vista d’occhio, il degrado ovunque e, in mezzo a quello scenario surreale, galline, oche, capre, pecore e persino un ariete. Tutti con il dito puntato contro due proprietari che continuavano a coltivare e allevare sui loro piccoli appezzamenti, incastrati tra quelli che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto diventare giardinetti.
“Si sono pure fatti una strada di accesso in mezzo al cantiere…”, sbottava in allora Mariangela Gamberini.
E a proposito di animali, “ogni tanto si avvicinano persino alle scuole…”, raccontava sconsolata. Insieme al degrado erano arrivati anche i topi e le bisce. Un quadro che definire desolante era poco.
Insomma, benvenuti a San Grato. Dove tutti, ma proprio tutti, ricordano bene le promesse fatte dall’Amministrazione un paio di anni fa. “Ci sono i parchi giochi da mettere a posto. C’è il campetto di pallacanestro da sistemare. Tante parole”, raccontano i residenti. “L’unico che effettivamente ha fatto qualcosa è l’assessore Massimo Fresc: aveva promesso tavoli e sedie per un’area verde e sono arrivate. Aveva promesso un po’ di catrame per asfaltare un buco su un marciapiede davanti al supermercato e il buco è sparito…”. Fine dell’elenco.
E invece? Toh guarda, siamo ancora qui, a discutere di quel milione e duecentomila euro di fondi PNRR destinati alla realizzazione di 70 lotti, con casette in legno, recinzioni e sistemi di irrigazione. Dovevano essere il fiore all’occhiello della rigenerazione urbana di Ivrea. Invece gli orti urbani di San Grato sono fermi da due anni, inghiottiti da una scoperta che molti definirono “sensazionale”, ma che di sorprendente non aveva proprio nulla.
Per la cronaca, tutto precipita nella primavera del 2024, quando gli operai dell’impresa trovano lastre di Eternit, frammenti edilizi, materiale interrato chissà quando e da chi. Da allora il cantiere è rimasto congelato...
Ad un certo punto, in consiglio comunale, l’ex vicesindaca e oggi consigliera comunale Elisabetta Piccoli lo dice chiaro e tondo: "Nel progetto originale erano previsti saggi di campionamento del sottosuolo proprio per verificare la presenza di amianto prima che partissero i lavori di scavo. Erano state previste anche somme per la bonifica...". Insomma, secondo Piccoli qualcuno aveva preso un granchio grande come una casa, concentrandosi sulle casette invece che sul problema vero.
Di sottofondo, come un disco rotto, l’assessore ai Lavori Pubblici Francesco Comotto: “Stiamo lavorando. Abbiamo affidato il piano di bonifica”. Ma per i cittadini erano solo parole. Le stesse già sentite sulla ricerca di “un’azienda a buon prezzo”.

Mariangela Gamberini


Ad agosto 2025 qualcosa sembra muoversi. All’albo pretorio compaiono due determine comunali che annunciano una nuova fase. Con la determinazione n. 647 del 19 agosto 2025, il Comune liquida alla ditta Bonifiche San Martina Srl la prima tranche delle analisi sul terreno: campionamenti e verifiche chimiche per 16.775 euro. Tutto bene? Macché! Gli esiti sono tutt’altro che rassicuranti: alcuni test rientrano nei limiti di legge, altri mostrano superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione. Tradotto: l’area non è affatto pulita.
Ecco allora la seconda determina, la n. 645, firmata lo stesso giorno: via alla fase 2 delle indagini, sempre con la stessa ditta, per altri 30.670 euro. Servono ulteriori campionamenti, serve un vero piano di caratterizzazione da presentare agli enti competenti. Tradotto ancora: ci era voluto oltre un anno e mezzo dal blocco del cantiere per arrivare alle prime vere spese sulle analisi, mentre l’amianto restava lì.
La domanda resta sospesa nell’aria: quanto amianto c’è davvero in quegli orti? La risposta pare sia arrivata. E ce n’è troppo. Le prime ipotesi parlavano di un inquinamento superficiale. Ma il timore è che l’amianto si sia frantumato nel tempo e in gran parte durante gli scavi, disperdendosi più in profondità.
Intanto la scadenza del PNRR incombe: 2026. I fondi devono essere spesi, o restituiti. Una corsa contro il tempo che stride con la lentezza mostrata fino ad ora.
I residenti di San Grato si sentono traditi. Coinvolti, illusi, lasciati soli. Guardano reti di plastica abbattute, frammenti di eternit, macerie e erba alta. “Non possiamo continuare a vivere così. Qui si respira l’aria di un disastro annunciato”, denunciano.
Lì dove l’erba ha ormai superato il metro. Lì, a Canton Vesco, Ivrea, San Grato, via Peretti, ultima fermata. Dietro i condomini, ben nascosto – perché certe cose è meglio non farle vedere – c’è un piccolo appezzamento di terra di proprietà del Comune. Un tempo era dell’Olivetti, che faceva un uso curioso del territorio: lo dava agli abitanti. Per coltivare. Per vivere.
Fino a qualche anno fa lo utilizzavano in tanti. Di giorno per coltivare insalata, finocchi, cavoli e spinaci. Per allevare oche, polli e galline. Di notte per imboscarsi, certo. Ma soprattutto era un posto di vita vera: domeniche passate a grigliare, salsicce, costine, arrosticini. Roba normale.
Poi sono arrivate le ruspe. E hanno fatto quello che sanno fare meglio: spianare senza capire. Hanno impastato la terra con quello che c’era sotto. Scava e impasta di qua, scava e impasta di là. Il risultato? Una bomba ecologica all’amianto, confezionata con cura e consegnata direttamente al dibattito politico, che infatti non se l’è lasciata scappare. Se n’è parlato. Straparlato. Molto. Fatto? Poco.
E adesso che si fa? Si resta immobili. Prima c’erano gli orti. Oggi non c’è niente. C’è un progetto di bonifica, c’è un progetto di orto urbano, c’è un progetto di progetto. Ma sul terreno c’è solo l’erba. Tanta erba. Un’erba così alta da nascondere tutto: l’amianto, i rifiuti, le responsabilità.
Non era un progetto agricolo, si diceva. Era un investimento sociale. E infatti il risultato è sociale: un quartiere che guarda un cantiere fermo, un’area recintata, un problema lasciato lì a marcire.
Quegli orti esistevano da più di cinquant’anni. Per decenni considerati occupazioni abusive, poi improvvisamente riscoperti.
Si sapeva dell’amianto. Si sapeva delle lastre. Si sapeva tutto. E si pensava di risolvere. L’amianto, invece, è ancora lì. Puntuale. Coerente. Inamovibile.
Oggi, a Canton Vesco, cresce solo l’erba sopra l’amianto. Un luogo dove la rigenerazione urbana si è fermata al titolo del progetto, dove il futuro è stato rimandato a data da destinarsi e il presente è stato lasciato marcire.
Un capolavoro dell'Amministrazione comunale. Complimenti davvero...
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