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Cronaca

Valanga a Pragelato, ore di soccorsi tra vento e buio: scialpinista salvato dopo una lunga operazione in quota (FOTO)

Lunga operazione di soccorso tra vento che ferma l’elicottero, recupero a terra e intervento aereo transfrontaliero concluso a tarda sera

Valanga a Pragelato

Valanga a Pragelato, ore di soccorsi tra vento e buio: scialpinista salvato dopo una lunga operazione in quota

Una giornata di fatica, attesa e collaborazione, conclusa solo a tarda sera. È il bilancio dell’intervento di soccorso scattato ieri, 10 gennaio, a Pragelato, dove un uomo è rimasto coinvolto in una valanga lungo l’itinerario scialpinistico verso il monte Gran Miuls, a circa 2.300 metri di quota. Un’operazione complessa, resa ancora più difficile dalle condizioni meteo e dalla necessità di intervenire in un ambiente impervio, che ha richiesto il coordinamento di più forze di soccorso, italiane e francesi.

L’allarme è scattato intorno alle 13.30, quando l’uomo è stato travolto dalla valanga durante la salita. Fortunatamente lo scialpinista è rimasto sepolto solo parzialmente ed è stato estratto dai compagni di gita, che hanno immediatamente dato l’allarme. Le prime valutazioni parlavano di un trauma toracico e della sospetta lussazione di una spalla, condizioni che rendevano indispensabile un recupero rapido e in sicurezza.

Il Servizio Regionale di Elisoccorso di Azienda Zero ha tentato più volte di raggiungere il luogo dell’incidente, ma le raffiche di vento in quota hanno impedito l’avvicinamento dell’elicottero, costringendo l’equipaggio a rinunciare alla missione. Una decisione obbligata, dettata dalla sicurezza del personale e dell’infortunato, che ha però allungato inevitabilmente i tempi del soccorso.

A quel punto l’intervento è passato alle squadre a terra, che si sono mosse in condizioni difficili e con un dislivello importante da affrontare. Sul posto sono saliti due sanitari, insieme ai tecnici del Soccorso Alpino e al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, raggiungendo l’infortunato solo nel tardo pomeriggio, intorno alle 17. L’uomo è stato stabilizzato, imbarellato e preparato per la discesa.

La parte più delicata dell’operazione è iniziata proprio in quel momento. A causa della forte pendenza dei pendii, la barella è stata trasportata con un toboga, che in alcuni tratti ha dovuto essere calato con le corde, manovra lenta e complessa, soprattutto con il calare della luce e l’affaticamento delle squadre impegnate da ore.

La svolta è arrivata solo in serata. Intorno alle 20.30, l’intervento del PGHM di Briançon, il Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne francese, ha consentito il recupero aereo dell’infortunato e il suo trasferimento in ospedale per le cure necessarie. Una collaborazione transfrontaliera che si è rivelata decisiva per chiudere positivamente una giornata segnata da imprevisti e difficoltà.

Le squadre italiane, insieme ai compagni di gita dello scialpinista, hanno invece proseguito il rientro via terra, completando l’intervento solo a notte inoltrata. Un epilogo che restituisce la misura di quanto il soccorso in montagna richieda tempo, preparazione e una rete di collaborazione che va oltre i confini.

L’episodio di Pragelato riporta al centro il tema della sicurezza in ambiente innevato e della complessità degli interventi in quota, dove anche una situazione inizialmente sotto controllo può trasformarsi in un’operazione lunga e delicata. In questo caso, la prontezza dei compagni, la tenacia delle squadre a terra e il supporto internazionale hanno permesso di evitare conseguenze peggiori, trasformando una giornata iniziata con una valanga in una storia di soccorso riuscito.

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