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BasicNet scommette sulla storia di Woolrich, ma il futuro interno è ancora sospeso

Dal rilancio creativo ai presìdi dei dipendenti davanti a Pitti Uomo

WOOLRICH STORE NEGOZIO INDUSTRIA ABBIGLIAMENTO

WOOLRICH STORE - NEGOZIO INDUSTRIA ABBIGLIAMENTO

Il futuro di Woolrich passa dall’archivio, ma il presente resta attraversato da incertezze e tensioni. Il marchio americano, passato a fine 2025 sotto il controllo del gruppo piemontese BasicNet, ha scelto Pitti Uomo 109 per presentare ufficialmente il progetto di rilancio, puntando su un patrimonio storico imponente: un archivio di circa 15.000 capi che racconta quasi due secoli di storia dell’abbigliamento outdoor.

A Firenze, nello stand allestito alla Fortezza da Basso, il nuovo corso è stato illustrato da Lorenzo Boglione, amministratore delegato di BasicNet, che ha chiarito fin da subito l’approccio scelto dal gruppo torinese. «Woolrich è un marchio speciale, ci sentiamo custodi nel portarlo avanti nel tempo e renderlo contemporaneo», ha spiegato. Un concetto ribadito poco dopo, entrando nel merito della strategia creativa: «La nostra impostazione è di parlare della storia e dell'archivio con un approccio storico e culturale. Abbiamo comprato il marchio per la sua storia».

LORENZO BOGLIONE - CEO BASICNET

Non a caso, l’azienda non ha ancora avviato lo sviluppo delle prossime collezioni ex novo. La scelta, almeno in questa fase, è quella di concentrarsi sulla rielaborazione dei capi d’archivio, riportando al centro quegli elementi che hanno costruito l’identità di Woolrich fin dalle origini. Allo stand sono stati esposti capi vintage che ripercorrono l’evoluzione del marchio a partire dal 1830, anno in cui, in Pennsylvania, John Rich diede vita all’azienda rifornendo cacciatori, taglialegna e operai con abiti da lavoro. È da quel contesto che nasce lo slogan storico “Outdoors since 1830”, ancora oggi parte integrante del racconto del brand.

Tra i pezzi simbolo richiamati nel percorso espositivo spiccano l’Arctic Parka, nato negli anni Settanta come risposta agli inverni più estremi e diventato nel tempo un capo-icona, e il celebre pattern a quadri rossi “buffalo check”, utilizzato per camicie e giacconi e ormai riconoscibile a livello globale. Proprio da questi capisaldi prenderà forma la proposta per l’autunno/inverno 2026/27, che punterà su parka, maglioni e camicie check, rivisitati in chiave contemporanea senza tradire l’eredità del marchio. A completare l’allestimento, anche libri e immagini d’epoca, a testimonianza di una storia industriale e culturale che BasicNet intende valorizzare come asset centrale del rilancio.

Ma mentre sul piano creativo il messaggio è quello di una ripartenza radicata nella tradizione, sul fronte aziendale restano nodi aperti. Nei giorni precedenti a Pitti Uomo, una delegazione di dipendenti Woolrich aveva organizzato un presidio per chiedere chiarimenti sulla decisione di trasferire i lavoratori dalle sedi di Bologna e Milano a quella di Torino. Venerdì scorso l’azienda aveva annunciato la sospensione della procedura di trasferimento, ma la questione è tutt’altro che chiusa.

Anche nella giornata di oggi, alcuni dipendenti hanno dato vita a un nuovo presidio all’ingresso del salone, davanti alla Fortezza da Basso. Sul tema, Boglione ha confermato che non ci sono sviluppi ulteriori rispetto a quanto già comunicato: «Non ci sono novità, la procedura del trasferimento dei dipendenti Woolrich è sospesa fino a fine mese. Nelle sedi adeguate porteremo avanti le conversazioni per prenderci cura delle persone e rispettare le necessità dell'azienda».

Una sospensione, dunque, che non equivale a una chiusura definitiva del dossier, mentre il marchio si muove su un doppio binario: da un lato il rilancio identitario e culturale costruito sull’archivio, dall’altro il confronto ancora delicato con i lavoratori sul futuro organizzativo. A Pitti Uomo, Woolrich mostra il suo passato per disegnare il domani, ma il presente resta segnato da una partita interna che attende risposte concrete.

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