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Centro anziani di Ciriè, un disastro senza fine

Direttivo stravolto, musica sparita e vecchi rancori mai sanati: al “Carmela Vizzuso” i litigi continuano nonostante riunioni e mediazioni

Centro anziani di Ciriè, un disastro senza fine

Centro anziani di Ciriè, un disastro senza fine

Le porte sono aperte, sì. Ma dentro il Centro anziani “Carmela Vizzuso” di Ciriè l’aria resta pesante come dodici mesi fa. I dissapori non si sono mai davvero spenti, i litigi continuano a covare sotto la cenere e i rancori – quelli veri, quelli duri a morire – si trascinano ormai da anni. Altro che pacificazione: qui la tregua è solo apparente.

A distanza di mesi da quell’8 luglio 2025, quando raccontavamo di chiavi contese come trofei, di direttivi spaccati e di un centro trasformato in un fortino, la situazione non sembra affatto risolta. Anzi. Oggi, del vecchio direttivo di allora, sono rimaste appena due persone. Tutti gli altri hanno mollato, sbattendo la porta o scomparendo nel silenzio. Al loro posto è nato un nuovo direttivo, lievitato fino a undici componenti, definiti “competenti”. Sulla carta. Perché nella pratica, la competenza non ha portato serenità.

centro anziani

Le riunioni ci sono state. Più di una. Incontri convocati con l’assessora Barbara Re, chiamata a mediare, a ricucire, a rimettere ordine in quello che ormai assomiglia più a un campo minato che a un luogo di socialità. Ma tra gli anziani serpeggia sempre la stessa accusa: dà ragione sempre e solo a un’unica parte. Una sensazione che alimenta ulteriormente la spaccatura, facendo sentire una fetta di iscritti esclusa, ignorata, messa all’angolo.

E poi ci sono le lamentele, quelle che sembrano piccole ma che, in realtà, raccontano tutto. La più vistosa? La musica non si suona più. Niente balli, niente pomeriggi danzanti, niente fisarmoniche o basi musicali che per decenni hanno scandito la vita del centro. Un dettaglio? Tutt’altro. Perché togliere la musica a un centro anziani significa togliere allegria, aggregazione, identità. È il simbolo plastico di un luogo che non riesce più a fare quello per cui era nato.

E così, mentre sulla carta il centro è “riaperto”, nella realtà resta prigioniero delle sue dinamiche tossiche. I vecchi rancori continuano a riaffiorare, le fazioni restano ben riconoscibili, le frasi si sussurrano ai tavoli, i non detti pesano più delle parole. Altro che briscola e burraco: qui si gioca ancora a chi comanda, a chi decide, a chi tiene in mano le chiavi – vere o simboliche che siano.

Fa quasi sorridere amaramente pensare che nel 1999 il Punto Incontro “Carmela Vizzuso” fosse nato come presidio di socialità, cultura, accoglienza per gli over 50. Un salotto urbano, un luogo di incontro e non di scontro. Oggi, invece, resta l’immagine di un centro che sopravvive più per inerzia che per visione, dove ogni tentativo di ricucitura sembra tamponare i sintomi senza mai curare la malattia.

La domanda, alla fine, è sempre la stessa. Com’è possibile che un centro anziani continui a vivere in questo stato di conflitto permanente? Perché nessuno ha mai avuto il coraggio di azzerare davvero tutto e ripartire da zero, con regole chiare, ruoli definiti e una gestione finalmente trasparente? Perché, nonostante mesi di caos, chi chiede equità e cambiamento viene ancora percepito come un problema e non come una risorsa?

Nel frattempo, al “Vizzuso” si continua ad andare. Si beve il caffè, si gioca a carte, si discute. Ma sotto la superficie, la frattura resta. E finché i rancori vecchi continueranno a comandare il presente, quel centro resterà un luogo sospeso: aperto formalmente, ma chiuso nella sostanza. Insomma, a Ciriè il tempo passa. Ma al centro anziani, la pace no.

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