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Volpiano, mensa sotto accusa: “Violenza psicologica e ritorsioni sul lavoro”

Una lavoratrice inquadrata come aiuto cuoco ma impiegata da addetta mensa, stipendi sotto gli 800 euro e ore supplementari negate. Il sindacato parla di violenza psicologica e annuncia verifiche in tutti i Comuni dove opera Euroristorazione

Volpiano, mensa sotto accusa: “Violenza psicologica e ritorsioni sul lavoro”

Ilenia Posa e Francesco Sciarra della Uil

C’è un Comune: Volpiano. C’è un appalto della mensa scolastica. E c’è un’azienda che se ne occupa. È Euroristorazione, società con sede a Vicenza e una presenza capillare negli appalti pubblici della ristorazione collettiva. E poi c’è una storia da raccontare. Un caso che la Uil definisce senza mezzi termini di demansionamento, ritorsione e violenza psicologica sul lavoro.

Riguarda una lavoratrice, ma – spiegano dal sindacato – non è un caso isolato. Al contrario, è lo specchio di un meccanismo diffuso nel mondo delle mense scolastiche, dove il controllo non passa da licenziamenti plateali ma da strumenti molto più subdoli: un’ora in più o un’ora in meno, straordinari concessi o negati, livelli contrattuali riconosciuti sulla carta e svuotati nella pratica quotidiana.

Euroristorazione non è un nome qualunque. Ha gestito e gestisce numerosi appalti anche nel Torinese. Fino al 2022 aveva in mano la mensa scolastica di Chivasso, poi l’appalto è stato perso. A Volpiano, invece, l’azienda c’è. E con lei, secondo la Uil, una serie di criticità che sollevano più di un’ombra.

La vicenda parte dalla segnalazione di una dipendente che si rivolge al sindacato raccontando una situazione dai contorni, a loro dire, molto chiari. Alla lavoratrice viene formalmente riconosciuto il 5° livello del contratto collettivo, quindi il passaggio da addetta mensa ad aiuto cuoco. Un avanzamento che dovrebbe comportare mansioni diverse, maggiori responsabilità e un reale riconoscimento professionale.

Ma tutto questo resta confinato nei documenti. Perché nella realtà quotidiana, spiegano Francesco Sciarra e Ilenia Posa della Uil, la lavoratrice continua a svolgere le stesse mansioni di prima, quelle dell’addetta mensa. Un salto di livello che resta sulla busta paga, non nel lavoro reale. Un demansionamento evidente, che il sindacato giudica grave e non giustificabile.

Il 23 maggio 2025 la lavoratrice decide di iscriversi alla Uil. Da lì, invece di aprirsi uno spiraglio di confronto, la situazione – secondo il sindacato – peggiora. Al problema del demansionamento si aggiunge quello delle ore supplementari negate, l’unico strumento che consente a chi lavora in mensa di superare stipendi già di per sé al limite della sopravvivenza.

Perché il quadro salariale è questo: meno di 800 euro al mese, per nove mesi l’anno, con un part time ciclico verticale che formalmente dura dodici mesi ma che, di fatto, concentra la prestazione lavorativa nel solo periodo scolastico. Le ore in più esistono, il lavoro non manca. Ma non vengono distribuite a tutti. Alla lavoratrice che ha denunciato la situazione, guarda caso, gli straordinari non vengono concessi.

"Non perché il lavoro manchi - spiegano dalla Uil - ma perché viene redistribuito diversamente: ore in più alle cuoche, ai cosiddetti “sesti super”, a chi entra prima. A lei, niente...".

Una scelta che il sindacato definisce ritorsiva.

La Uil incontra l’azienda una prima volta a giugno. L’anno scolastico è terminato, il confronto viene rinviato a settembre. A settembre l’incontro avviene davvero. Ma la risposta di Euroristorazione è giudicata dal sindacato disarmante: l’azienda ribadisce l’intenzione di far svolgere alla dipendente mansioni di livello inferiore. Una posizione ritenuta inaccettabile.

Ilenia Posa racconta anche un episodio emblematico: «All’ultimo incontro ho fatto una battuta. Se al mattino serve solo l’addetta mensa, pur essendo aiuto cuoco, allora mettetela al mattino. Ma l’organizzazione – ci è stato risposto – la decide l’azienda». E qui, secondo il sindacato, sta il punto.

«Questa è violenza psicologica, è una violenza vessatoria», dicono senza giri di parole Sciarra e Posa. «È l’unica che non fa ore supplementari, l’unica demansionata». Una solitudine che pesa come un macigno e che, per la Uil, ha il sapore chiaro della ritorsione. Non dichiarata, non scritta, ma praticata ogni giorno.

A quel punto il sindacato decide di coinvolgere il Comune di Volpiano, stazione appaltante del servizio. Dal Municipio arriva una prima risposta: sono state fatte verifiche e non è emerso nulla di anomalo. Allo stesso tempo, però, il Comune si dice disponibile ad approfondire. Un incontro ufficiale è fissato per il 29 gennaio.

«Ovviamente – spiegano dalla Uil – da un Comune che si è sempre dimostrato partecipe e attento alle situazioni di maltrattamento e alle vertenze che riguardano le donne, ci aspettiamo un supporto importante».

mensa

Ma la vicenda non si ferma qui. Perché, secondo quanto riferisce il sindacato, il responsabile della mensa di Volpiano avrebbe telefonato direttamente alla lavoratrice, dicendole che rivolgersi al sindacato era inutile, che la Uil, pur essendo di fatto l’unico sindacato presente tra i lavoratori dell’impianto, non le avrebbe fatto ottenere nulla. Una pressione che fa saltare sulla sedia i rappresentanti sindacali.

La risposta di Sciarra e Posa è durissima: «Il responsabile è poco informato, perché la sua azienda ha già pagato fior di spese legali quando è entrata in causa con la Uil». E aggiungono un dettaglio che rende il quadro ancora più amaro e emblematico: anche quel responsabile, in passato, si era rivolto al sindacato. «Quando il lavoratore vessato era lui, veniva a piangere alla Uil anche lui. Quando il pollo era lui e il galletto era un altro, veniva comunque da noi».

Per la Uil, quello di Volpiano non è un episodio isolato ma un caso scuola, un esempio da manuale di ciò che accade nelle mense scolastiche. «Ci sono soggetti che hanno letteralmente in mano i dipendenti per un’ora in più o per un’ora in meno», spiegano. Ed è per questo che il sindacato annuncia una campagna di monitoraggio in tutti i Comuni dove Euroristorazione ha appalti: San Maurizio, Nole, San Carlo, Montalto Dora, Favria, Leini, tra gli altri.

Le anomalie segnalate sono numerose e strutturali: mancato pagamento delle clausole elastico-flessibili, scatti di anzianità calcolati solo sui mesi effettivamente lavorati e non sull’annualità, verifiche sul fondo sanitario integrativo, che – spiegano – probabilmente è stato sanato solo quest’anno, mentre in passato copriva nove mesi invece di dodici. Torna poi il nodo del part time ciclico verticale: assunti a tempo indeterminato per dodici mesi, ma con prestazione lavorativa limitata al periodo scolastico. Una formula che oggi produce effetti perversi. «Fino a una ventina di anni fa – ricordano – si veniva assunti e licenziati e si poteva accedere all’indennità di disoccupazione. Oggi, in quei tre mesi, non puoi nemmeno cercarti un altro lavoro».

E non è finita. Nelle verifiche che la Uil intende aprire con Euroristorazione finiranno anche temi molto concreti: vestizione e svestizione, perché i lavoratori non possono arrivare da casa già in divisa, e le indennità di lavaggio, altro capitolo spesso ignorato nella ristorazione collettiva.

Insomma, quella che emerge non è solo una vertenza individuale, ma un sistema. Un sistema che vive di appalti pubblici, salari bassissimi, ricatti silenziosi e un uso disinvolto del potere organizzativo. Ora la palla passa anche al Comune di Volpiano. Il 29 gennaio non sarà solo una data sul calendario, ma un banco di prova. Per capire se la mensa resta solo un servizio o diventa finalmente anche un luogo di diritti.

Ora toccherà a Euroristorazione spiegare. Perché qui non si parla di un pasto servito male, ma di dignità sul lavoro. E quella, almeno sulla carta, dovrebbe essere sempre nel menù.

Insomma, il piatto è servito. E non è per niente facile da digerire.

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