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Clima
14 Gennaio 2026 - 12:28
Il pianeta fuori controllo, superato il limite di sicurezza: il caldo non torna più indietro
Il 2025 entra negli archivi climatici come il terzo anno più caldo mai registrato. Un gradino sotto al 2024, che resta l’anno più caldo di sempre, e appena dietro al 2023. La differenza è quasi impercettibile: 0,01 gradi in meno rispetto al 2023, 0,13 rispetto al 2024. Numeri che potrebbero sembrare trascurabili, se non raccontassero una realtà molto più inquietante: il caldo non è più un’anomalia, è diventato la nuova normalità.
A certificarlo è Copernicus, il servizio meteorologico dell’Unione europea. I suoi dati non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Gli ultimi 11 anni sono stati gli 11 più caldi mai registrati da quando esistono le rilevazioni strumentali. Una sequenza continua, senza pause, senza inversioni di tendenza, senza segnali di rallentamento.
Il dato più allarmante, però, riguarda il triennio 2023–2025. Per la prima volta nella storia recente, la temperatura media globale è stata superiore di oltre 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale, il periodo di riferimento compreso tra il 1850 e il 1900. Non un singolo anno eccezionale, ma tre anni consecutivi oltre quella soglia che la comunità scientifica aveva indicato come limite critico da non superare.

Quel numero, 1,5 °C, non è simbolico. È il confine oltre il quale gli equilibri climatici diventano instabili, i fenomeni estremi più frequenti, le conseguenze meno prevedibili. Superarlo per tre anni di fila significa entrare in una fase nuova, più rischiosa, dove tornare indietro diventa sempre più difficile.
Il riscaldamento globale non è più una proiezione futura. È già qui, misurabile, persistente. Ondate di calore sempre più lunghe, inverni miti, ghiacciai che arretrano a velocità record, mari più caldi, eventi estremi che colpiscono territori impreparati. Ogni decimo di grado in più amplifica questi effetti, moltiplica i danni, riduce i margini di adattamento.
Il fatto che il 2025 sia “solo” il terzo anno più caldo non deve rassicurare. Al contrario. Significa che anche senza nuovi record assoluti, il pianeta resta stabilmente su valori di temperatura che fino a pochi anni fa erano considerati eccezionali. Il caldo non scende, si accumula. E anno dopo anno alza l’asticella di ciò che viene considerato normale.
Copernicus parla di una tendenza ormai consolidata. Non si tratta di fluttuazioni temporanee, né di singoli eventi climatici. È una traiettoria. E finché le emissioni di gas serra continueranno a crescere, quella traiettoria non potrà che proseguire nella stessa direzione.
Il superamento prolungato della soglia di 1,5 gradi pone interrogativi enormi. Sugli impegni internazionali, sugli accordi climatici, sulla capacità reale dei governi di tradurre le promesse in azioni concrete. Ma soprattutto riguarda la vita quotidiana delle persone. La salute, l’agricoltura, l’accesso all’acqua, la sicurezza dei territori.
Non è un problema astratto né lontano. È un cambiamento che entra nelle case attraverso estati sempre più difficili da sopportare, raccolti messi a rischio, città che diventano isole di calore, sistemi energetici sotto pressione. È una pressione costante, silenziosa, che cresce senza fare rumore.
Il dato di Copernicus chiude definitivamente una stagione di illusioni. Non siamo più nella fase dell’allarme preventivo. Siamo già oltre. La domanda non è più se il pianeta si stia scaldando, ma quanto velocemente e con quali conseguenze. E soprattutto quanto tempo resta prima che questi numeri smettano di essere statistiche e diventino irreversibili.
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