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Cava di Campore in Canavese, è finita davvero: il Tar archivia tutto

La ScaviTer Morletto ritira il ricorso e il Tar dichiara la causa improcedibile: cala il sipario sul progetto

Cava di Campore in Canavese, è finita davvero: il Tar archivia tutto

Cava di Campore in Canavese, è finita davvero: il Tar archivia tutto

La cava di Campore non si farà. Non “forse”, non “vedremo”. Non si farà. E a dirlo, stavolta, non è un comunicato politico o una promessa buona per i social: è un decreto del Tribunale amministrativo regionale, notificato in municipio e letto ufficialmente dalla sindaca Giovanna Cresto. Fine della partita.

Il Tar ha dichiarato improcedibile il ricorso presentato dalla ScaviTer Morletto di Rivarolo, la ditta che aveva portato avanti il progetto per una nuova cava di materiali inerti in località Deir, in frazione Campore. Motivo: “sopravvenuta carenza di interesse”. Traduzione in lingua normale: l’azienda ha rinunciato, ha depositato l’atto e ha spento la miccia. Il contenzioso si chiude. L’udienza di merito prevista per l’11 febbraio salta. Sipario.

E così Cuorgnè può finalmente respirare. Campore è salva. E con lei, almeno per ora, anche l’equilibrio di un pezzo di territorio che per mesi ha vissuto sospeso tra paura e indignazione: camion, polveri, rumore, traffico pesante su strade già fragili. Un’ipotesi che sembrava destinata a diventare realtà e che invece oggi viene archiviata come un brutto incubo.

Questa storia, però, non finisce con un colpo di fortuna. Finisce con un colpo di diritto. Perché il punto che ha inchiodato la cava – e che l’amministrazione comunale ha trasformato in barriera tecnica, amministrativa e politica – era uno solo, ma pesantissimo: l’area indicata era stata interessata da un incendio nel 2017. E la legge, in casi del genere, è brutale nella sua semplicità: per quindici anni niente varianti urbanistiche. Stop. Almeno fino al 2032.

Giovanna Cresto sindaca di Cuorgnè

È su quella norma, su quella data, su quel vincolo, che si è costruito il “no” istituzionale. Non un “no” generico, non un “no” di bandiera: atti, osservazioni puntuali, rilievi tecnici. Il Comune li ha messi sul tavolo fin dall’inizio del procedimento e quel lavoro è confluito nel parere vincolante negativo espresso dalla Città Metropolitana.

Ma nonostante quel muro, l’azienda aveva tentato l’ultima carta. Nel luglio scorso era arrivato il ricorso al Tar per ottenere l’annullamento del procedimento autorizzativo. Si era già svolta un’udienza cautelare, e il calendario giudiziario aveva segnato la data decisiva: febbraio. In Comune si stava lavorando alle memorie difensive, con la convinzione – e i riferimenti normativi – di chi sapeva di avere argomenti solidi.

Poi, la resa. ScaviTer Morletto si è ritirata. Non per un ripensamento romantico, ma perché davanti a un impianto normativo così chiaro il margine si era ridotto a zero. E quando il margine è zero, il processo diventa solo un conto economico da pagare.

Intanto, fuori dalle stanze degli enti, la vicenda era diventata pubblica. E non poteva essere altrimenti. Campore si era mobilitata, i residenti avevano cominciato a contare i camion immaginari ancora prima di vedere quelli veri. La città si era divisa tra chi chiedeva trasparenza e chi pretendeva una posizione netta e immediata. In quel clima l’amministrazione Cresto aveva scelto un profilo che qualcuno ha definito prudente, qualcuno troppo prudente: confronto, comunicazione, incontro informativo. Un passaggio criticato anche politicamente, ma che oggi appare come un tassello dentro una strategia più ampia: tenere aperto il dialogo senza mollare di un millimetro sul fronte amministrativo.

Ora il risultato è lì, nero su bianco: la cava esce dall’orizzonte amministrativo e giudiziario. E con lei, almeno per il momento, anche lo scenario più temuto: l’invasione dei mezzi pesanti, il traffico moltiplicato, la frazione trasformata in corridoio industriale.

La sindaca può rivendicare la vittoria. E può farlo con un argomento che, in politica, vale più di mille slogan: ha vinto perché ha retto la linea sugli atti. Non è poco, in un’epoca in cui spesso si governa a colpi di dichiarazioni e si perde quando arrivano i documenti.

Campore resta Campore. Cuorgnè mette una pietra sopra la cava.

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