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14 Gennaio 2026 - 10:11
Verolengo a La Verpillière: la chiesa di Saint-Denis riapre e il gemellaggio "canta"
La chiesa di Saint-Denis a La Verpillière, in Francia, ha riaperto le sue porte dopo i recenti interventi di restauro e manutenzione straordinaria. Non una semplice “riapertura”, ma una vera inaugurazione celebrata con una messa solenne, partecipata e carica di significato: religioso, certo, ma anche civile e comunitario. E soprattutto, dentro la cornice di un gemellaggio che non vive di sole strette di mano, ma di presenze vere e appuntamenti condivisi.
A rappresentare Verolengo, oltre alla delegazione del Comitato Gemellaggi, era presente anche la Corale Mansio Quadrata, con il proprio organista e sotto la guida del soprano Loretta Borelli, protagonista musicale della funzione insieme alla corale locale “La Coda”, coro parrocchiale di La Verpillière. Un momento che ha unito le voci e, in modo ancora più evidente, ha unito i paesi.
«Promuovere la solidarietà fra le comunità di Verolengo e La Verpillière è l’obiettivo principe del gemellaggio, fra questi due paesi, ormai al 16° anno», racconta Gabriele Volpe, segretario del Comitato Gemellaggi di Verolengo. «Alle attività fra varie associazioni culturali e sportive ed in primis fra le scuole, si è aggiunta domenica scorsa la gioia della partecipazione alla messa inaugurale della Chiesa di Saint-Denis».
Saint-Denis non è una chiesa qualsiasi. È la chiesa parrocchiale in cui si riconosce la comunità religiosa “vulpillienne”, simbolo storico di aggregazione e punto di riferimento per generazioni. E anche il suo profilo architettonico dice qualcosa: un edificio riconoscibile, con un campanile inconfondibile, ricostruita nel XIX secolo sulle vestigia di una chiesa medievale legata all’Ordine di Malta. Un pezzo di storia che oggi torna a mostrarsi “rinnovato nel suo splendore”, come lo definisce la nota ufficiale.
«Questa è la chiesa parrocchiale in cui si riconosce la comunità religiosa “vulpilliennes”, simbolo storico di aggregazione per eccellenza», prosegue Volpe. «Chiesa dall’inconfondibile campanile, fu ricostruita nel XIX secolo, sulle vestigia di una chiesa medioevale legata all’Ordine di Malta».
L’arrivo della delegazione verolenghese è avvenuto di prima mattina, con un’accoglienza che sembra confermare, una volta di più, che certi gemellaggi funzionano quando non restano sulla carta. Perché prima ancora delle celebrazioni, conta il modo in cui ci si riceve.
«L’accoglienza della delegazione italiana, giunta di prima mattina, è avvenuta con la consueta cordialità nonché offerta della colazione, prima del trasferimento in parrocchia», racconta Volpe. E dentro quel “consueta” c’è forse la parte più interessante: significa che non era un gesto di circostanza, ma un’abitudine. Un rapporto ormai rodato.
Dal punto di vista musicale, la messa inaugurale è stata anche un esercizio di collaborazione e armonia concreta: non solo simbolica. I cori hanno eseguito brani in latino, con l’unica eccezione del canto finale in francese. Un programma ampio e di spessore, capace di mettere insieme il repertorio sacro europeo e la potenza emotiva del canto corale.
«Al fine di sinergia fra corali sono stati eseguiti brani in latino, tranne il canto finale in lingua francese», spiega Volpe, elencando i brani: «“Canticorum Iubilo” di Georg Friedrich Händel; “Ave Verum Corpus” di Wolfgang Amadeus Mozart; “Panis Angelicus” di César Franck; “Ave Maria” di Jacob Arcadelt; “Dieu tout puissant quand mon coeur considère” di Carl Gustav Boberg».
Dietro quei titoli, che per qualcuno sono semplici righe su un foglio, c’era invece il lavoro di settimane, la prova di gruppo, l’idea di portare “la propria voce” in un contesto che non è casa propria e farla diventare parte del rito. Anche questo è gemellaggio: non la bandierina sul municipio, ma la fatica organizzata che porta a stare lì, con rispetto, e a contribuire.
Alla celebrazione hanno partecipato in modo quasi completo sia i Comitati di Gemellaggio sia le amministrazioni comunali. E per Verolengo, la rappresentanza ufficiale era legata al sindaco Rosanna Giachello, presente tramite delega con il dottor Luigi Borasio.
«La partecipazione dei Comitati di Gemellaggio è stata pressoché completa nonché delle Amministrazioni Comunali», conferma Volpe, «compreso il Sindaco Rosanna Giachello, presente con delega di rappresentanza tramite il dott. Luigi Borasio».
La funzione liturgica è stata presieduta dal vescovo francescano di Grenoble e Vienne, Jean-Marc Eychenne, con il parroco di La Verpillière Don James Alcantara Almanda, insieme al rettore del Santuario di Cristo Re di Torino, Don Antonio Borio, e altri chierici della diocesi francese. Celebrazione solenne, in lingua francese e rito romano, con una sintesi della liturgia anche in italiano: un gesto semplice, ma capace di dire che la presenza italiana non era solo “ospite”, era parte di quel giorno.
«La funzione liturgica è stata presieduta dal vescovo francescano di Grenoble e Vienne, Sua Eccellenza Jean-Marc Eychenne», racconta Volpe, «dal parroco di La Verpillière Reverendissimo Don James Alcantara Almanda, nonché dal rettore del Santuario di Cristo Re (Torino) Reverendo Don Antonio Borio».
La celebrazione, sottolinea la nota, ha avuto una partecipazione intensa, con un coinvolgimento collettivo “in modalità interconfessionale”. Un termine che oggi rischia di suonare tecnico, ma che in realtà racconta un fatto molto concreto: lo spirito comunitario era al centro, non come formula, ma come approccio.
«La celebrazione ha avuto una intensa partecipazione per il coinvolgimento di tutti i fedeli in modalità interconfessionale», sottolinea Volpe. «I concelebranti hanno rimarcato lo spirito comunitario che deve animare l’umanità e le comunità».

La delegazione di Verolengo a La Verpilliere
Anche l’omelia si è inserita su questa linea. Il vescovo ha commentato il battesimo di Gesù nel Giordano, insistendo su un concetto netto: un Dio che sceglie la fragilità umana e si fa amore nella carità. E da lì, l’idea che l’edificio inaugurato debba essere un luogo non chiuso, non “riservato”, ma utilizzabile per la comunità, anche per incontri sociali, dialogo e attività che uniscano società civile e comunità religiosa.
«Ispirandosi a questo principio cristiano ha sottolineato la disponibilità dell’edificio inaugurato», riporta Volpe, «esortandone l’uso sia per le funzioni religiose che per incontri che promuovano l’attività sociale ed il dialogo fra la società civile e la comunità religiosa».
Dettaglio interessante anche sul piano istituzionale: la chiesa è di proprietà comunale ma di gestione ecclesiastica, come accade spesso in Francia. Un modello che, almeno in questa occasione, è stato descritto come occasione di apertura e responsabilità condivisa. E in quel ragionamento – la chiesa come spazio comunitario – il gemellaggio ci entra in pieno: perché se un paese vuole davvero gemellarsi con un altro, deve capirne la storia e anche il modo in cui vive i propri luoghi.
Alla fine della messa, mentre i cori intonavano l’inno conclusivo, gli officianti sono usciti sul sagrato. Un gesto che la nota definisce “segno tangibile di vicinanza ai fedeli”. Un finale semplice, ma coerente con tutto quello che quel giorno voleva rappresentare: nessuna distanza, nessun cerimoniale freddo, ma una comunità che si ritrova.
«Mentre i cori intonavano l’inno finale, a Santa Messa conclusa, gli officianti si sono portati al sagrato come segno tangibile di vicinanza ai fedeli in uscita», scrive Volpe.
E poi, come spesso accade nei momenti in cui le parole servono fino a un certo punto, è arrivato il tempo della convivialità. Il Comité de Jumelage di La Verpillière, con l’Amministrazione Comunale, ha organizzato un catering al “Salone delle Feste”, edificio polivalente vicino al municipio. Un momento informale, ma non secondario: perché è lì che si consolida il clima, che si rinsalda il legame, che si torna persone prima che rappresentanti.
«Dopo la funzione religiosa il Comité de Jumelage di La Verpillière, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, ha offerto un raffinato catering presso il “Salone delle Feste”», conclude Volpe. «Al commiato la soddisfazione e serenità dei partecipanti è stato il segno tangibile di quanto questo evento sia stato un ulteriore segno di amicizia e cooperazione».
Nel racconto, c’è anche un richiamo alla storia del gemellaggio: all’avvio della relazione tra i due paesi, infatti, a Verolengo presenziò il cardinale e arcivescovo emerito Arrigo Miglio, allora vescovo della diocesi di Ivrea, accompagnato da Don Valerio D’Amico, oggi parroco delle parrocchie di Verolengo e Borgo Revel. Una memoria che non è nostalgia, ma continuità. E cioè quello che manca, spesso, alle istituzioni: la capacità di non vivere tutto “a eventi”, ma come percorso.
Ecco perché la riapertura di Saint-Denis, per Verolengo e La Verpillière, non è solo una cerimonia in più sul calendario. È un promemoria. Un pezzo di gemellaggio che si fa presenza, musica, liturgia, comunità. E anche una cosa semplice da dire, ma difficile da praticare: esserci davvero.
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