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14 Gennaio 2026 - 11:33
Cinque lupi all’alba sulla provinciale, la Valle Cerrina si sveglia con un incontro che fa discutere
Sono da poco passate le 8.15 del mattino quando, lungo la strada provinciale 590 della Valle Cerrina, accade qualcosa che non passa inosservato. Cinque lupi attraversano la carreggiata con passo rapido e sicuro, a poca distanza da un ponticello in pietra, per poi sparire verso il bosco. Un incontro inatteso, avvenuto in pieno giorno e in un tratto di strada non isolato, che nel giro di poche ore accende il dibattito sui social e riporta al centro una questione ormai ricorrente: la presenza del lupo sempre più vicina ai centri abitati.
La segnalazione nasce come un semplice racconto personale, accompagnato da una fotografia scattata in fretta. Nessun allarme, nessuna denuncia, solo la sorpresa per un incontro ravvicinato definito “una bellissima esperienza”. Eppure, come spesso accade quando il lupo entra nel racconto pubblico, le reazioni non tardano ad arrivare e si muovono su binari opposti.
C’è chi minimizza, parlando di normalità. Secondo alcuni commenti, i lupi non avrebbero fatto altro che attraversare una strada per rientrare nel loro ambiente naturale, il bosco. Un comportamento istintivo, coerente con la presenza ormai stabile del predatore sull’arco collinare e prealpino piemontese. Per altri, invece, l’avvistamento diventa occasione per riflettere su quanto il confine tra spazi selvatici e aree antropizzate si sia assottigliato negli ultimi anni.
Nel racconto condiviso online emerge soprattutto un sentimento di meraviglia, più che di paura. L’idea di aver incrociato cinque esemplari insieme, in un contesto di fondovalle, viene descritta come qualcosa di raro, quasi un privilegio. Una visione che ribalta la narrazione dominante fatta di allarmi e timori, restituendo al lupo il ruolo di animale simbolo di una natura che sta lentamente riconquistando spazi abbandonati dall’uomo.

Foto presa dalla pagina Facebook San Sebastiano da Po, pubblicata da Samantha Montanaro
La Valle Cerrina, come molte altre aree del Piemonte, è interessata da un fenomeno noto agli esperti: la ricolonizzazione naturale da parte dei grandi carnivori. Il lupo, protetto da normative nazionali ed europee, ha progressivamente ampliato il proprio areale, spingendosi anche in zone collinari e di pianura, attratto da corridoi ecologici, dalla presenza di ungulati e da territori meno frequentati rispetto al passato.
Avvistamenti come quello lungo la Sp 590 non sono più eccezioni assolute, ma continuano a colpire l’immaginario collettivo perché avvengono in contesti quotidiani, lungo strade percorse ogni giorno da automobilisti e residenti. È proprio questa vicinanza a generare reazioni contrastanti: da una parte la fascinazione per la fauna selvatica, dall’altra la preoccupazione per la sicurezza, soprattutto in relazione agli animali domestici e agli allevamenti.
Nel caso specifico, però, non si registrano comportamenti aggressivi né situazioni di pericolo. I lupi attraversano, osservano, si allontanano. Un passaggio rapido, quasi silenzioso, che conferma quanto l’animale tenda a evitare il contatto diretto con l’uomo. Un dettaglio che spesso viene perso nel rumore del dibattito, ma che gli esperti continuano a ribadire.
L’episodio della Valle Cerrina diventa così lo specchio di una convivenza ancora tutta da costruire. Da un lato la necessità di informare correttamente, evitando allarmismi inutili; dall’altro il bisogno di accompagnare il ritorno del lupo con politiche di gestione, prevenzione e supporto alle attività agricole. Perché la presenza del predatore è un segnale di biodiversità, ma anche una sfida concreta per il territorio.
In mezzo, restano immagini come quella di cinque lupi che, all’alba inoltrata, attraversano una strada provinciale e scompaiono nel bosco. Un frammento di natura che irrompe nella routine e costringe a fermarsi, anche solo per un attimo, a guardare cosa sta cambiando intorno a noi.
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