Il 14 gennaio 1997, a Chivasso, nasceva Francesco “Pecco” Bagnaia. Oggi compie 29 anni, ma questo compleanno non assomiglia a nessuno dei precedenti. Non arriva dopo una stagione trionfale, né nel pieno di una cavalcata vincente. Arriva dopo il silenzio, dopo le difficoltà, dopo l’anno più duro della sua carriera. Arriva quando il tempo delle certezze si è improvvisamente ristretto e quello delle domande si è allargato.
Il 2025 ha segnato una frattura profonda. Un anno che ha scardinato equilibri costruiti con pazienza, lavoro e talento. Bagnaia, tre volte campione del mondo MotoGP, non è mai riuscito a sentirsi davvero in sintonia con la Ducati Desmosedici GP25. Le gare sono scivolate via tra tentativi di adattamento, weekend difficili, risultati che non raccontavano il suo valore. Solo due vittorie, un quinto posto finale, e davanti a lui piloti con moto considerate inferiori. Per uno come Pecco, che ha sempre fatto della precisione e della costanza il proprio marchio, è stato uno schiaffo difficile da assorbire.
Nel frattempo, attorno a lui, tutto cambiava. Marc Marquez ha dominato il Mondiale, è diventato il fulcro del progetto Ducati, il punto di riferimento tecnico ed emotivo del box. In Borgo Panigale si è scelto di osservare, valutare, aspettare. Il futuro di Bagnaia, per la prima volta, non è apparso scontato. Nessun rinnovo automatico, nessuna blindatura anticipata. Solo lavoro, tempo e una pressione silenziosa che pesa più di mille parole.
È in questo contesto che arriva il compleanno dei 29 anni. E arrivano anche i segnali di un affetto che va oltre la classifica. I post ufficiali della MotoGP e di Ducati Corse, pubblicati sui social, raccontano un compleanno condiviso, pubblico, partecipato. Le immagini, gli auguri, la torta con le candeline, il volto di Pecco sullo schermo di uno smartphone: frammenti semplici, ma potentissimi, che restituiscono l’umanità di un campione che sta vivendo uno dei momenti più complessi della sua vita sportiva.
Solo pochi giorni prima, Bagnaia aveva vissuto uno dei momenti più simbolici e intensi di questo inverno. A Torino, vent’anni dopo Torino 2006, è stato tra i protagonisti del ritorno della Fiaccola Olimpica in città. Portare il fuoco di Milano Cortina 2026 fino all’accensione del braciere in piazza Castello non è stato solo un gesto sportivo, ma un passaggio carico di significati. Un ragazzo cresciuto a pochi chilometri da lì, diventato campione del mondo, chiamato a rappresentare l’Italia e lo sport in uno dei suoi riti più solenni.
Quella fiaccola, stretta tra le mani, ha raccontato più di tante analisi tecniche. Ha raccontato il legame con il territorio, con Chivasso, con Torino, con un pubblico che continua a riconoscersi in lui anche quando le vittorie non arrivano. Ha raccontato la distanza tra il rumore della pista e il silenzio interiore di chi sa di dover ripartire quasi da zero. Un’immagine luminosa, in contrasto con un anno sportivo vissuto spesso all’ombra.
Ora, però, il tempo dell’emozione lascia spazio di nuovo alla realtà. I test di Sepang sono alle porte, e il 2026 non sarà una stagione come le altre. Sarà un banco di prova definitivo. Per Pecco Bagnaia non si tratta solo di tornare competitivo, ma di ritrovare se stesso. Di dimostrare di poter reggere il confronto interno, di saper trasformare un fallimento in esperienza, di tornare a essere centrale in un progetto che nel frattempo ha cambiato volto.
A 29 anni, Bagnaia è nel pieno della maturità sportiva, ma anche nel punto in cui le carriere possono piegarsi o rilanciarsi. Non è una questione di talento, mai messo in discussione. È una questione di testa, di fiducia, di capacità di reagire quando tutto sembra andare nella direzione opposta.
Nel giorno del suo compleanno, l’augurio non è quello facile delle vittorie immediate. È un augurio più profondo. Che Pecco Bagnaia ritrovi la serenità che serve per correre libero, la lucidità per leggere i momenti difficili e il coraggio di affrontare un 2026 che può ancora diventare l’anno della rinascita. Perché anche i campioni, a volte, devono attraversare il buio per tornare a vedere la luce.